10 – Futuro

 

Potrà sembrare strano, ma per accedere alla conoscenza del futuro dell’umanità, è necessario conoscere dettagliatamente anche il suo passato. I vari capitoli che compongono questo Libro sono disseminati di informazioni che danno, se valutate nel loro insieme, un quadro abbastanza completo di ciò che sarà l’umanità dopo la nostra venuta. In questo capitolo non ho fatto altro che raccogliere ed ordinare in modo organico tutte queste notizie ed informazioni.

Il lettore non si aspetti dunque alcuna particolare rivelazione o divinazione. Gli eventi che concorreranno alla costituzione del nostro futuro, per i quali tutti noi lavoriamo, altro non saranno che la naturale conseguenza del miglioramento o del peggioramento complessivo e progressivo dell’umanità, e chiunque abbia compreso, nel profondo del proprio essere, il messaggio evolutivo che ho voluto trasmettere, è in grade di intuire, più o meno nitidamente, gli eventi che Io coinvolgeranno in futuro. Anche se ciò può apparire incomprensibile, conoscere il futuro diventa estremamente naturale e conseguente nel momento in cui si inizia a possedere pienamente l’evoluzione e, con essa, il pieno possesso del nostro futuro.

Quando parlo di futuro, qualcuno potrebbe domandarsi a quale futuro io intenda riferirmi, se a quello, individuale, di ciascun essere umano o a quello, collettivo, dell’umanità nel suo insieme (per non parlare poi del tempo distorto, dove il futuro si fonde facilmente con il passato, energia Divina permettendo…): lo intendo riferirmi ad entrambi. Conoscere ciò che il futuro ci riserverà è certamente una curiosità che tutti vorrebbero appagare. Il futuro dell’umanità, essendo composto e determinato dalla sintesi, dall’unione e, direi anche dalla media ponderata del futuro di ciascun essere umano che la compone, diventa poi un fatto conseguente. Che sarà di noi domani, fra un anno, fra dieci? Quando moriremo? Come moriremo? Cosa succederà dopo la nostra morte? Quante domande sgorgano ansiose anche dall’animo più arido, quando ci si addentra nel campo minato del nostro domani.

Non è difficile rispondere a queste domande. Innanzitutto, per poter ben capire chi o che cosa saremo noi domani, occorre capire altrettanto bene chi o che cosa siamo noi oggi; è perciò fondamentale acquisire la capacità di compiere su noi stessi una analisi onesta ed obiettiva.  Che tipo di uomo o di donna sono io, oggi, paragonandomi ai valori che ho elencato in questo libro? Apritelo dall’inizio, cominciate dal primo capitolo e confrontate spietatamente voi stessi con i contenuti che emergono, mi auguro chiaramente, dalla sua lettura, magari prendendo, strada facendo, qualche appunto. È così facile dimenticare cose che il proprio “ego” giudica scomode….

Nella prima stesura di questo capitolo mi ero ingegnato ad individuare un meccanismo a punteggio, simile a quello utilizzato nei test psico-attitudinali, in modo da fornire una risposta semplice, univoca, all’analisi sullo stato dell’evoluzione individuale di cui stiamo parlando. Nonostante avessi dedicate a questo scopo molto tempo e le mie migliori energie, l’Altissimo mi fece notare come nessun essere umano sarebbe stato tanto giusto ed onesto con sé stesso da rispondere a queste domande in mode leale e veritiero. Tutti avrebbero più o meno manipolato le proprie risposte, inserendo al loro interno elementi di superficialità o di menzogna con l’intento di concorrere, in tal modo, alla produzione di un risultato più favorevole di quello che si sarebbe ottenuto rispondendo a tutte le domande con lealtà. Questa più o meno cosciente ma generale mistificazione, avrebbe vanificato del tutto il risultato. Mi sono accinto di buon grado a rimuovere il test dal libro, in ottemperanza alla valutazione divina, nella convinzione che il nuovo meccanismo con cui l’ho sostituito sia più semplice e più affidabile del precedente, nell’interpretazione umana e nell’applicazione pratica dello stesso.

 

CONOSCERE IL FUTURO

Per prima cosa occorre localizzare, servendosi del proprio istinto, il livello reale della nostra evoluzione, con sufficiente approssimazione. Per fare questo occorre confrontare ogni concetto espresso in questo libro con la propria realtà esistenziale quotidiana. Questo confronto consentirà al lettore di mettere a fuoco la propria distanza o vicinanza dalla sua realtà esistenziale, rapportata ai modelli attitudinali in esso contenuti. Ho personalmente provato questo meccanismo, e ho chiesto ad alcuni amici di eseguire la stessa prova. Tutti abbiamo tratto la stessa conclusione: è facile collocarsi, con ragionevole approssimazione, in una delle tre fasce evolutive qui elencate: –

  • Fascia a). – Coincidenza quasi totale con i criteri di vita espressi in questo Libro;
  • Fascia b). – Buona approssimazione
  • Fascia c). – Coincidenze saltuarie

 

A) –  COINCIDENZA QUASI TOTALE

Se giungerete onestamente alla conclusione che i valori su cui avete uniformato la vostra vita e quelli desunti dalla lettura di questo Libro dovessero risultare pressappoco coincidenti, almeno nella loro quasi totalità, ciò significa che siete bene incamminati sulla strada della perfezione, come Dio vi ha originariamente pensati e voluti. Guardate al vostro futuro con gioia, serenità, tranquillità e fede. Voi state già “spendendo” la vostra vita nell’Amore, amplificando e spandendo questa immensa energia universale al servizio di Dio. Non dovrete temere nulla e nessuno, perché Dio è in voi. Dovrete invece prepararvi con gioia a vivere sino a quando Dio vorrà al meglio delle vostre capacità, ma soprattutto dovrete prepararvi a ritornare a Lui, alla fine del vostro tempo. Durante questa strada non scordatevi di aiutare chi è più indietro di voi nel compimento del proprio cammino. A volte basta un gesto, un sorriso. A volte basta una chiacchierata: poco del vostro tempo per recuperare, nell’animo di chi vi ascolta, la speranza e la forza per continuare a lottare.

Non c’è molto da aggiungere. Chi ha raggiunto realmente questo livello evolutivo già “intuisce “con molta precisione la maggior parte delle risposte alla maggior parte delle domande relativamente al proprio futuro, e non solo ad esso. Chi già vive e possiede Dio nel cuore sa anche intuire se il proprio debito karmico sia stato già totalmente estinto, od approssimativamente quanto ancora ne resti da estinguere. Una Volta pareggiato i conti, egli sa che nessun evento tragico o particolarmente doloroso potrà mai porsi dinnanzi al suo cammino esistenziale, perché da un lato (quello karmico) non ne sussisterebbero più le motivazioni; dall’altro (quello del libero arbitrio) non ne sussisterebbero più le premessee; da quello satanico, infine, non ne sussisterebbero più né le motivazioni energetiche né le capacità oggettive, sigillati come sarete alla sua influenza dalla fortitudine dell’energia Divina cui avrete finalmente imparato ad attingere.

 

B) – BUONA APROSSIMAZIONE

Se, a conclusione della vostra introspezione, vi sarete convinti che la vostra vita si fonda, con una buona approssimazione, sui valori che avete trovato enunciati tra queste pagine, nonostante abbiate scoperto ancora parecchie discrepanze, allora dovrete attendervi un futuro in naturale ascesa verso Dio, ma ancora qua e là costellato di prove dolorose. L’evoluzione richiede di fare spazio a Dio all’interno del proprio essere, e l’unico modo per fare ciò consiste nell’eliminare le proprie residue penalizzazioni provocate dagli errori commessi nelle vite precedenti. L’unico modo per depenalizzarci consiste nel transitare attraverso quote proporzionali di dolore e di sofferenza (di “espiazione” a criterio di Dio), dal momento che i vostri conti non sono ancora in pareggio e in un modo o nell’altro bisogna farli tornare. Potrete affrontare il problema di petto, “prendendo il toro per le corna”, come si suol dire, decidendo cioè arbitrariamente di accelerare la vostra evoluzione, operando in voi stessi le necessarie modificazioni comportamentali nella direzione che vi sto indicando, attendendo gli eventi che inevitabilmente verranno a dar corpo, tempo e termine alla vostra residua penalità. È sempre possibile e permesso a tutti “modificare” il proprio fattore karmico, sia in senso evolutivo (verso Dio) sia in senso involutivo (verso Satana). Dio ha concesso all’uomo la facoltà di avvalersi in ogni momento del proprio libero arbitrio, il quale può essere esercitato non solo per scegliere il male ma, fortunatamente, anche per fare il bene, tanto il proprio come l’altrui. Va però doverosamente precisato che con il termine: “bene proprio” non intendo definire il benessere personale che dà la ricchezza od il potere, bensì quello della propria Essenza. Se ciò non fosse, perderebbe significato fare alcunché di volontario, e tutti noi dovremmo aspettare passivamente il compiersi degli eventi karmici che ci vedranno coinvolti. Diventando al contrario attori e registi della propria vita, per la quota/eventi che dipende dal nostro arbitrio, saranno gli eventi ad operare per noi, nei tempi e nei modi che Dio permetterà, gli interventi attraverso i quali si potrà migliorare e progredire la propria evoluzione. Non è detto che, in entrambi questi casi, il risultato di pareggiare i conti si raggiunga nella vita corrente, ma questo dipenderà solamente da voi. Occorre convincersi che, per predisporsi correttamente verso Dio e verso la sua perfezione, possano bastare anche soltanto pochi minuti. II tempo per dire, con profonda convinzione:

“Sino a ora sono stato una persona con queste caratteristiche; da questo momento sarò un‘altra persona, con quest’altre caratteristiche”.

Non che questa conversione emendi, di per sé, il debito karmico di ciascuno, come le teatrali confessione ed assoluzione rituale delia Chiesa Cattolica o le coreografiche quanto totalmente inutili peregrinazioni alla Mecca per l’Islam. Esiste una sostanziale differenza tra il debito karmico e l’evoluzione. Le due realtà sono sì interdipendenti, ma non direttamente correlate. Si può correre verso l’evoluzione e, nello stesso tempo, pagare pesantemente ed in modo velocizzato il proprio debito residuo al punto che, con il proprio progredire evolutivo, si ottiene conseguentemente un proporzionale aumento delle tribolazioni terrene.

Non è difficile capire il perché di questo apparente contraddittorio meccanismo. Quando un essere umano decide liberamente di evolversi sino a Dio, Dio gli risponde “occupando” progressivamente la sua Essenza, in misura direttamente proporzionale all’evoluzione raggiunta. Se l’individuo ha ancora un fardello karmico da scontare, cioè è ancora impuro, quella parte della sua Essenza ancora contaminata dal debito non estinto farà resistenza all’ingresso di Dio, il quale peraltro non si sovrappone totalmente ad una spiritualità se essa è ancora (non importa se molto o poco) impura. Se la persona desidera intimamente evolversi oltre questa limitazione, Dio ne recepisce il desiderio, e per questa ragione, proprio in ottemperanza ed in risposta alla precisa volontà del soggetto in questione, Dio consente che si attivino gli eventi che porteranno la persona stessa a transitare dentro nuovi affanni, dolori e tribolazioni, purificando in tal modo, se la persona vivrà questa nuova prova in modo adeguato, il karma residuo, facendo in tal modo “pulizia generale” nell’Essenza. Solo a purificazione avvenuta Dio possederà totalmente l’Essenza, conducendola con il suo consenso lungo la strada energetica che le sarà più congeniale. Noi sappiamo che il debito karmico residuo si può eliminare solo in uno dei due modi seguenti:

  • Per volere divino, laddove gravi ed improrogabili motivazioni a Lui solo note lo richiedano, oppure
  • attraverso la giusta riparazione che il dolore e il patimento personale, non solo fisico, vissuti con gioia, con serenità e con amore, sanno effettuare.

Questo patimento non dovrà mai essere una condizione artificialmente provocata dalla persona, ad esempio, con il digiuno, con il masochismo fisico o con la clausura. Al contrario, è preciso dovere di ciascuno ricercare per sé una condizione di vita il più possibile serena, libera e dignitosa. A generare le difficoltà ed i contrattempi che forniranno il deterrente “fatale” per la nostra purificazione terrena, penseranno poi gli eventi della nostra vita, quantunque condizionati dalla qualità e dalla positività del nostro approccio agli stessi o all’ambiente che li partorirà.

 

C) – COINCIDENZE SALTUARIE

Se, al termine della lettura di questo Libro, non vi doveste riconoscere nei principi enunciati se non saltuariamente, fatevi molta forza e coraggio! Se vorrete raggiungere Dio la vostra strada sarà lunga, dolorosa, difficile, ed in salita, costellata di sacrifici e di sofferenza. Occorre infatti molto coraggio per non dimenticare mai, soprattutto in mezzo alle peggiori asperità e tragedie della vita, che un giorno voi eravate in Dio, e a Lui voi dovrete un giorno ritornare. Non è certo colpa di Dio se nelle vostre vite passate vi siete macchiati di delitti così orrendi da meritarvi siffatte tribolazioni. Pensate a quelle che avete causato voi ad altri esseri umani che potreste, ad esempio, aver voluto trucidare senza pietà per puro diletto…  In che altro modo potreste, ad esempio, giustificare la sofferenza o la morte di pargoli e neonati? Quello che più conta, in questi casi, è non disperare. Voi possedete ora un’arma formidabile in più: la lettura di questo Libro ed il confronto tra ciò che in esso vi è contenuto e voi stessi. Chissà quante persone, forse meno evolute di voi, decideranno invece di non ricorrervi per ignoranza, per pigrizia o per una precisa scelta involutiva. Per questa ragione:

  • Quando vi sembrerà di non avere più la forza di lottare;
  • Quando vi sentirete deboli, arrendevoli;
  • Quando vi sentirete schiacciare dal peso della vita e vi sembrerà di non riuscire più a tirare avanti;
  • Quando vi sembrerà che vi manchi l’energia per sollevare la testa e per combattere agguerriti le avversità e le asperità della vostra vita quotidiana;
  • Quando un evento improvviso e drammatico vi farà piombare nella solitudine fisica o sentimentale;
  • Quando debolezza e di sconforto vi appariranno come insopportabili

Voi non dovete disperare. Aprite questo Libro e lasciatevi guidare dai suoi contenuti, sino a quando non udrete Dio dentro di voi. Ne trarrete un aiuto ed un giovamento ben più profondo di quanto voi stessi non possiate ora immaginare perché, così facendo, voi acquisirete la conoscenza. Conoscerete il perché della vostra sofferenza. Dio sarà con voi fino a quando voi lo vorrete, ma soprattutto occorre essere consapevoli che Egli non si schiererà mai contro di voi. Le avversità che ad ogni stormir di fronda vi si pareranno dinnanzi sempre più violente ed insistenti sino ad acquisire tutti i connotati della “jella più nera” non sono il segno dell‘ira di Dio, bensì la giusta conseguenza del male che un tempo voi avete causato alla creazione. Siate felici dell’opportunità che Dio vi concede, certamente non dovuta, ma frutto dell’Amore di Dio per voi, di ripagare il vostro debito, e per questo accettate di pagare i vostri debiti con gioia.

Non intendo con questo sostenere che occorra subire la propria sorte con rassegnazione. In altre parti di questo Libro sono stato molto chiaro al proposito. Accettare con gioia significa conoscere la causa delle proprie tribolazioni e sapere che esse concorrono alla riparazione energetica dei danni precedentemente fatti. Ma ad esse occorre reagire con fermezza e determinazione senza essere da esse turbati o sopraffatti. A Dio non servono masochismi né penose autocommiserazioni macerate nel dolore e nella tribolazione. Sopratutto, e cosa più importante: cessate di imprecare Dio per la vostra malasorte. Se proprio volete imprecare contro qualcuno… imprecate contro voi stessi.

 

LA MORTE

Come sicuramente avrete notato, ho sinora riservato lo spazio maggiore a coloro che maggiormente ne hanno bisogno. Qualcuno potrebbe rimproverarmi di aver parlato troppo poco di coloro che invece hanno fatto più strada, di coloro che si sono identificati con il primo dei tre gruppi evolutivi che ho precedentemente descritto. La perfezione non è un pregio né un privilegio di pochi, né una condizione che vada premiata in modo speciale. Essa è lo status normale dell’uomo, e chi questo status lo ha già riconquistato, non ha fatto altro che il proprio dovere. Pensate, a questo proposito, all’aberrazione della Chiesa Cattolica, che giunge addirittura a venerare i suoi “santi “, relegando la normalità di vita a condizione eroica ed eccezionale, a tal punto che i pochi che sono riusciti a perseguirla coerentemente, ammesso che i santi, che questa chiesa venera, siano realmente riusciti nell’intento. Essi, cio’ ché é veramente aberrante, vengono addirittura additati alla pubblica devozione, oltre che al pagano e blasfemo culto religioso.

Quando si ha ben compreso, e ci si è totalmente impossessati di questo meccanismo, il futuro diventa per tutti più accessibile. L’evoluzione non fa altro che riportare gli esseri umani al loro stadio originario, all’Eden. Allora tutti avevamo la facoltà di decidere la fine del nostro tempo individuale, la data cioè della nostra morte. Coloro, tra gli uomini, che sono “ridiventati” perfetti, ad esempio, hanno interamente riacquistato la facoltà di conoscere, anche se non di decidere, il momento del proprio trapasso, perché la morte è una componente importante del meccanismo karmico di ciascuna singola esistenza. Quando una Essenza raggiunge la perfezione (io preferisco anche definirla con il termine: normalità), essa raggiunge conseguentemente anche la condizione di pareggio karmico. Infatti, quando una Essenza diventa perfetta, questo significa tra l’altro che essa non ha più pregressi da scontare, che non ha più sporcizia da ripulire, che ha restituito in positività tutta la negatività prodotta nel passato. Se essa è perfetta, ciò significa che non ha più debito karmico; ergo, se essa non ha più debito karmico, ciò significa che essa è perfetta. Se si è perfetti non potrà neppure mai esserci discordanza, ad esempio, tra la propria valutazione del tempo per morire e quella di Dio: esse saranno, necessariamente, coincidenti.

Se perfetti lo si è quasi… può darsi che Dio decida di farci un grande regalo: che ci consenta di “intuire” quando verrà il nostro tempo per morire. Questo non ci aiuterà a prepararci meglio alla morte: alla morte ci si prepara dal giorno in cui si viene al mondo, non solo negli ultimi momenti che la precedono. Nessuno può elargire assoluzioni che emendino e purifichino l’anima prima di morire. Conoscere questa data può essere utile, invece, per sottoporci di buon grado all’ultima prova, quella che, se ben superata, ci permetterà di cancellare quel “quasi” così ricorrente e di diventare totalmente perfetti. La prova potrebbe consistere, ad esempio, nell’attenta valutazione del nostro attaccamento residuo alla vita, alla materia ed ai piaceri della nostra corporeità in rapporto alla scadenza fatale. Coloro invece che ancora sono lontani dalla meta, è bene che queste informazione non la posseggano proprio. Per costoro conoscere la data della loro morte sarebbe una tragedia irreparabile, che li getterebbe nell’angoscia, nella disperazione e nello sconforto più nero, peggiorando così la loro già infelice posizione.

Ho detto, all’inizio, che l’evoluzione vi consentirà di conoscere il vostro futuro. Con questo io non mi riferisco solamente alla valutazione di massima del coefficiente di difficoltà che incontrerete nel resto della vostra vita o alla conoscenza del momento della vostra morte, anche se queste due informazioni sono ignote alla maggior pane degli esseri umani.

Ci sono infinite altre informazioni e facoltà legate all’evoluzione, che diventano disponibili alla consapevolezza di chi abbia raggiunto questo traguardo. Tra di esse c’è la possibilità di “uscire” dal tempo e dallo spazio. Uscire dal tempo significa astrarsi dal proprio corpo e collocarsi in una dimensione in cui il tempo non esiste, e dalla quale (sussistendo determinate condizioni interne alla nostra persona oppure per volontà divina) è possibile osservare, come scene che paiono spezzoni di film, frammenti della vita, sia passata che futura, sia nostra che di altra persona. Tutto questo sarà comunque possibile non per soddisfare le nostre pur talvolta legittime curiosità ma per effettive necessità operative legate alla missione d’Amore assegnata da Dio a ciascuno di noi.

Parlando di passato, queste possibilità possono riferirsi sia all’esistenza corrente, sia alle vite precedenti, proprie come altrui, e così a ritroso sino ad esplorare realità esistenziali precedenti alla stessa creazione del nostro Universo. Non intendo entrare nel merito di questo argomento al di là di quanto enunciato: le persone evolute possono, grazie alle facoltà acquisite dalla loro evoluzione e dalla perfezione raggiunta, vedere chiaramente dinnanzi a loro, nel futuro che li riguarda. Noi, Essenze Primarie, durante la nostra fase di “addestramento”, talvolta ci siamo serviti di queste facoltà per controllare i futuri risultati di specifici interventi che abbiamo operato. Io non ho mai fatto di questa facoltà un uso indiscriminato, preferendo sempre agire nella certezza della giustezza delle mie azioni. Non ho necessità né di verifiche né di dimostrazioni. Devo anzi precisare che, talvolta, la conoscenza del futuro mi ha creato qualche difficoltà, al punto che, oggi, faccio ricorso a questo tipo di conoscenze il meno possibile. Infatti, se l‘accesso al futuro ci è possibile e consentito, esso è anche pericoloso, perché tale conoscenza può seriamente condizionare e pregiudicare la qualità delle nostre azioni nel tempo presente.

 

IL FUTURO DELL’UMANITÀ

II futuro dell’umanità è la sintesi del comportamento di ciascun essere umano che la compone, unitamente agli eventi naturali, più o meno legati a precedenti condizioni provocate od alterate dall‘uomo. Nel capitolo precedente, relativo alla società, ho esposto alcune proiezioni di ciò che potrebbe essere la dimensione esistenziale terrena dei nostri pronipoti. Ma il tracciare criteri organizzativi e strutturali relativi alla vita collettiva non ha alcun senso, tranne quello di servire da esempio o da chiarimento. Le strade che l’umanità nel suo insieme potrebbe intraprendere sono pressoché infinite, e tutte saldamente intrecciate tra di loro, tanto che basta una lievissima variazione del comportamento di un solo suo membro per modificare di conseguenza, anche se talvolta solo impercettibilmente, e a volte drasticamente, la media comportamentale di tutto l‘insieme. Va da sé che questo meccanismo arriva ad influenzare direttamente e globalmente le scelte ed i criteri sia organizzativi che logistici della società, concorrendo a determinare la scelta della “strada da imboccare” di popoli e nazioni, scelta che condizionerà, talvolta per secoli interi, la vita e le scelte degli uomini e delle civiltà che verranno. Ciononostante è possibile identificare, in una collettività che si vuole evolvere in giustezza, alcuni elementi caratterizzanti che troveranno una sicura realizzazione, indipendentemente dalle fluttuazioni collettive della società che abbiamo appena esaminato.

È ovvio, ad esempio, che chi porta Dio nel cuore non potrà mai concepire l’idea di accumulare risorse o ricchezze che eccedano le proprie necessità, o le proprie dirette e personali capacità di godimento, a detrimento di altri fratelli i quali, a cause della mancanza di quello stesso tipo di risorse, sono condannati a soffrire sino alla morte! Non potranno avere senso e dignità i miliardari, così come non è possibile concepire come naturale la sofferenza di coloro che muoiono per fame.

È ovvio che chi si colloca nei confronti della comunità in una dimensione di maggior consumo energetico perché maggiormente coinvolto nel servizio divino dovrà, da quella stessa comunità, essere riconosciuto e collocato, per quanto concerne l’utilizzo e l’accesso alle risorse comuni, in una posizione adeguata a questa sua particolare necessità, “ricevendo” di più in quanto necessita, per “dare” di più.

È ovvio anche che il Pianeta in cui viviamo debba essere conservato vitale ed ospitale per tutti gli esseri umani che lo popolano, e non soltanto per alcuni di loro. Sulla Terra l’uomo non ha più privilegi dell’ultimo dei coleotteri, compatibilmente con la missione d’Amore che Dio ha riservato all’uomo in quanto Essenza di livello gerarchico ovviamente superiore a quella di un insetto! Se oggi si pone il problema di debellare e combattere, ad esempio in agricoltura, specie viventi ritenute nocive, la colpa è da imputarsi esclusivamente agli errori dell’umanità. La natura, senza le aberrazioni introdotte dalla nostra civiltà, aveva infatti posto in essere un meccanismo di perfetto equilibrio, al quale necessariamente l’umanità dovrà ritornare a far riferimento, lungo la strada della sua redenzione, se vorrà sopravvivere. E quella stessa agricoltura, che avvelena la terra con i pesticidi,

È ovvio che tutti gli uomini debbano “avere pari dignità e possibilità esistenziali. Questo elenco può proseguire quasi all’infinito, in quanto tutto ciò che verrebbe istintivo aggiungere al riguardo sarebbe sicuramente vero e condivisibile, a condizione di non filtrare con la psiche le proprie intuizioni, per verificare in tal modo se esse potranno o meno essere realizzabili nella realtà.

È necessario convincersi che non esistono limiti alle modifiche, sia politiche che sociologiche, apportabili alla nostra attuale organizzazione collettiva, se il fine è quello di renderla migliore, funzionale alla nostra evoluzione ed alla perfezione finale cui tutti tendiamo. La società altro non è che il risultato di quello che noi abbiamo saputo o voluto creare attorno a noi. Noi siamo gli artefici del capolavoro di caos e di demenza sociale in cui noi oggi viviamo e possiamo, e dobbiamo, se necessario, saper disintegrare tutto ciò alla base, per sostituirlo con un altro modello sociale e politico più coerente e consono all’armonia divina.

L’uomo non deve mai, per nessuna ragione, diventare schiavo delle proprie leggi. Esse sono state pensate per servirlo e non viceversa, e a nessuno è lecito essere ridotto in schiavitù dalle costituzioni che egli stesso si è dato. In esse non c’è nulla di sacro o di eterno. Guai ad essere assoggettati senza diritto di appello ad un determinato sistema politico o sociale, qualunque esso sia. Tutto ciò che di artificiale e di collettivo ci circonda è frutto dell’uomo: modi di fare, usi, costumi, regole, criteri, normative, codici, leggi, partiti politici, istituzioni: nulla di tutto ciò deve essere considerato assoluto, bensì in costante e continua evoluzione, di concerto con l’evoluzione di ciascuno di noi, che questo insieme concorre a costituire.

La società che verrà non avrà bisogno di molte leggi, né di molte prigioni, né di molti soldati, né di molti censori. Quando si ha Dio nel cuore tutti sanno sempre cosa fare, in qualunque circostanza; chiunque, di fronte allo stesso problema, tenderà a dare sempre la stessa soluzione, quella più coerente con la giustezza divina. Coloro che sbaglieranno saranno essi stessi in grado di capire la portata e la gravità dell’errore commesso, non tanto in funzione del danno effettivamente arrecato ai propri fratelli od al proprio Pianeta, bensì in relazione al buco energetico creato dall’errore ed alla conseguente distruzione di una parte proporzionale di creato. Saranno dunque essi stessi a misurare l’entità e la qualità delle riparazioni da intraprendere senza bisogno di troppi giudici e tribunali. Soltanto coloro che, avendo scelto Satana consapevolmente ed irreversibilmente, devastano cose e persone senza pietà e senza umanità di sorta potranno essere oggetto, da parte della collettività, di adeguate azioni di contenimento. È legittima e doverosa la difesa da chiunque professi e pratichi la distruzione, sia degli uomini che dell’ambiente in cui gli uomini vivono: la natura.

 

IL LIBERO ARBITRIO NEL FUTURO DELL’UMANITÀ

Desidero farvi una confidenza. Sino a pochi anni or sono non eravamo assolutamente certi che l’umanità, nel suo insieme, sarebbe riuscita a sopravvivere. Per la terza volta nella sua storia, l’autodistruzione di questo Pianeta è stata presa da Dio in seria ed imminente considerazione. Non bisogna infatti dimenticare che il futuro, per volere di Dio, è nelle mani del libero arbitrio degli uomini, e quando noi, per esigenze “di servizio” necessitiamo di andarlo ad osservare, ne possiamo e vogliamo solo e sempre cogliere la sua proiezione più probabile. Esso è infatti costantemente soggetto al volere dell’umanità, e nelle mani dell’umanità vi sono più di una seria possibilità di autodistruzione. Due civiltà, prima dell’attuale, si sono già estinte su questo Pianeta e noi siamo stati per la terza volta nuovamente molto vicini alla distruzione totale: l’olocausto nucleare. Ci siamo più di una volta trovati a un nonnulla dalla fine, ma ciò che conta realmente è che non siamo finiti. Noi, Essenze Primarie, abbiamo fatto la nostra parte. Siamo riusciti a ricomporre le basi armoniche necessarie al Pianeta per risorgere al suo antico fulgore. Ora tocca a ciascuno di voi combattere la propria guerra personale e determinante contro il Satana (l’Entità) che è in ognuno. Tutti, indistintamente, ne dobbiamo uscire vincitori. E chi primo arriva aiuti chi ansima e procede a fatica dietro di lui.

Aboliamo frontiere divisioni lingue, razzismo, economie, poiché siamo tutti figli dello stesso Padre, tutti fratelli. Gli uomini che oggi predicano la divisione, l’assolutismo, il separatismo si rendano conto, senza ipocrisie, che essi predicano il volere di Satana. Tutto ciò che è divisione, sia essa politica, sociale ed economica proviene da Satana. Tutto ciò che è unione, aggregazione, fusione, proviene da Dio. Chi costruisce ponti cammina verso Dio; chi erige barriere serve Satana, senza se e senza ma. Essi dunque si interroghino onestamente se sia loro effettivo volere servire Satana, e se questa non dovesse essere la loro intenzione, mondino il loro cuore da queste gravi stonature e distorsioni ma, soprattutto, non tentino di giustificare e propinare razionalmente come positive, soluzioni disgregatrici che positive non potranno mai essere. Chiunque si aggrappi a modelli politici, sociali o culturali del passato per affrontare il presente dimostra di servire un dio che non è creativo, e dunque non il Dio che ci ha creati. Chiunque evochi pregiudizi razziali per legittimare i propri privilegi dimostra di servire un dio che non è giustezza, e dunque non il Dio che ci ha condotti per mano sino ad oggi.

Sono purtroppo consapevole che molti esseri umani sceglieranno di abortire il Dio che è in loro. È una possibilità che Dio ha concesso a tutti gli uomini. Noi non ci illudiamo di strappare questo Pianeta al male che era giunto a fagocitarlo quasi del tutto senza subire qualche grave perdita. Molte Essenze sceglieranno, in cambio di effimere e brevi glorie terrene il nulla eterno, portando con sé altre Essenze, ancora troppo deboli per opporsi validamente alla loro nefanda influenza. L’aspra e dura lotta che già da tempo noi combattiamo, dovrà diventare anche la vostra, ma non credo essa si esaurirà nel prossimo futuro. Noi abbiamo la certezza di vincere questa scommessa innanzitutto perché sappiamo che Dio è, comunque ed in ogni caso, energeticamente più forte di Satana, e poi perché abbiamo praticamente già dotato questo Pianeta dell’Energia necessaria alla sua totale riabilitazione, e gli sconvolgimenti ed i fermenti cui assistiamo da qualche decennio a questa parte sono la prova tangibile di questo processo. Non resta altro da fare che combattere ed attendere che ciascuno, individualmente, faccia la propria scelta e la propria parte.

Nel mondo ultimamente si sono formati numerosi coaguli di negatività che hanno catalizzato ed attratto magneticamente le essenze negative del pianeta, concentrandole in specifiche aree belliche, dove Satana ha potuto meglio organizzare ed usare la loro energia distruttrice. Questa concentrazione di negatività ha d’altro canto permesso, a chi queste Entità le combatte, anche militarmente, di spazzarne via una enorme quantità, distruggendole insieme al male che era in loro, operando conseguentemente una azione risanatrice. E’ come se stessimo assistendo ad un colossale braccio di ferro, dove tutti accorrono a combattere per il proprio Dio. Come quando, all’interno dell’organismo, cellule cancerogene si coagulano per far soccombere l’organismo ospite, e le cellule a difesa dello stesso accorrono in massa per distruggere le avversarie, sino a quando avranno avuto ragione di tutte, sino a quando tutte le avversarie saranno state distrutte! Certamente già sappiamo che questo tipo di reazione, quando comporta l’uccisione, seppur di Entità negative per fermarne la folle azione, non è un atto positivo, perché la vita umana è sacra, anche quella dei guerriglieri di Satana; ma quante volte, nel coacervo di negatività che è diventato il nostro povero pianeta, si è costretti a scegliere il male minore! E distruggere queste Entità servitrici di Satana è sfortunatamente doveroso, date le circostanze; Sono certo che Dio ne terrà conto, al momento del giudizio!

Spero di non avere deluso chi si aspettava, in questo capitolo, di avere svelato chissà quale misterioso futuro. Io non sono, (fortunatamente), la Madonna di Fatima e non ho segreti da trasmettere all’umanità. Non c’è nulla, relativo al futuro dell’uomo, che non sia accessibile allo stesso né dallo stesso possa essere plasmato e manipolato a proprio piacimento, purché si operi in giustezza e nell’interesse collettivo di Dio e dei fratelli. Basta disporsi positivamente verso la vita, verso noi stessi, verso i nostri fratelli, verso la natura, verso Dio.

Già oggi, al tempo in cui scrivo, è sorprendente constatare quante siano già le persone che, ciascuna per la propria strada ed attraverso le proprie personali esperienze, hanno maturato la stessa univoca e divina visione della vita e delle sue caratterizzazioni. E non siamo che agli inizi. Il futuro ci attende e, soprattutto, nel futuro ci attendono i figli dei nostri figli. Ogni uomo dovrebbe agire in modo tale da consegnare ai propri figli ed ai propri nipoti un pezzo di mondo un po’ migliore di come Io ha trovato nascendo. II movimento scout in cui ho personalmente militato per tanti anni (e che serbo tuttora nel cuore) mi consentirà questa citazione. Ma se questa frase diventasse regola di vita per tutti, essa basterebbe ad indirizzare validamente l’impegno di tutti verso il terzo millennio, verso il mondo che Dio ha originariamente ideato e voluto per noi