11 – GIOIA

È il compendio di tutto ciò che abbiamo detto sinora, e strumento dal quale si irradia l’Amore per gli altri e per Dio. Senza la gioia, indispensabile catalizzatore della divinità insita nell’uomo, l’Amore non si sprigionerebbe al di fuori di noi, e la nostra esistenza diventerebbe, nella migliore delle ipotesi, del tutto inutile. L’esistenza di esseri umani privi di gioia, infatti, è inutile al progetto Divino e, di conseguenza, inutile anche al bilancio evolutivo della persona. Tra l’inutilità e la pericolosità, poi, il confine è solo teorico…

Notate bene che la gioia non è assolutamente condizionata, come si potrebbe superficialmente sostenere, al raggiungimento di un soddisfacente equilibrio fisico, psichico, finanziario o professionale. Se così fosse, tutti i ricchi dovrebbero essere persone felici. Chiunque di voi conosca una persona ricca, sufficientemente da vicino, avrà anche constatato come essa, scavando appena al di sotto dell’apparente e costante allegria di cui dà quasi sempre sfoggio, di solito sia una persona triste, infelice. Se poi osservate con attenzione la sua famiglia, noterete quasi sempre come spesso essa sia disgregata, disunita, focolare di asti e rancori più che di Amore e calore, dove frequentemente il denaro viene usato come linimento alla mancanza di Amore.

Così come avrete certamente conosciuto persone povere, cui la vita ha concesso ben poco, ma traboccanti di gioia contagiosa tanto che anche voi ne siete restati colpiti, e ne conservate tutt’ora il ricordo.  Quando io incontro un altro essere umano, e desidero o necessito di farmene una opinione, la prima valutazione che mi viene naturale fare è basata sulla gioia che esso prima sa esprimere e poi sa trasmettere a coloro che gli stanno dintorno. Chi non sa esprimere gioia, al contrario, di solito sa esprimere benissimo dolore, sofferenza, astio, infingardaggine, malizia, disonestà, ignavia: “virtù”, queste, che non appartengono al corredo di chi vuole vivere in pace con Dio. Esse sono “virtù” proprie della “concorrenza”. Siate dunque gioiosi. Sappiate esserlo soprattutto quando asperità ed avversità vi circondano e vi avviluppano, parendo quasi soffocarvi ed annientarvi. Sappiate essere pieni di gioia per l’opportunità che la vita vi offre di vivere le vostre piccole o grandi tragedie quotidiane in armonia con Dio, certi che il vostro dolore di oggi è prodromo di felicità domani. Siate felici e consapevoli che proprio il vostro gioioso e positivo atteggiamento verso queste tragedie, non solo concorrerà in modo determinante alla loro ottimale neutralizzazione, ma concorrerà anche alla generazione di un “surplus” energetico che Dio utilizzerà al meglio, in funzione delle “richieste” di energia che in quel preciso istante gli si prospetteranno. È come se voi vi trasformaste in un generatore di energia il quale, oltre a garantire il vostro personale consumo, sia in grade di convogliarne l’eccedenza verso un accumulatore infinitamente più grande, cui l’universo intero attinge in case di necessità: la fonte suprema dell’Amore, il Creatore. E non dimenticate inoltre che il dolore che vivete, “scarica” il vostro gradiente karmico, che ne risulterà così alleggerito.

Le persone felici e gioiose, quando non sono sciocche, sono sempre persone di alta qualità spirituale. Inoltre le persone non possono essere gioiose se non hanno Dio nel cuore. La storia e la letteratura non ci hanno mai tramandato biografie attendibili di tiranni e personaggi sanguinari del passato dalle quali risultasse che essi fossero anche autenticamente gioiosi. Esultanti per i loro successi costruiti con immani carneficine, soddisfatti e gratificati forse, ma gioiosi no. La gioia non può in alcun modo albergare nella negatività.

La gioia nel cuore di un essere umano può avere diverse origini. Di solito le persone gioiose diventano tali perché percepiscono che la loro odissea terrena sta volgendo al termine. Le loro Essenze esultano perché ogni giorno che finisce è un giorno in meno che li separa dal ricongiungimento con Dio, traguardo atteso ed agognato sin dalla loro nascita originaria. Per questa ragione è altamente probabile che le persone gioiose incarnino altrettanto validamente anche altri valori esaminati in questo libro. Come sarebbe possibile la gioia senza l’Amore, senza l’ottimismo?

Sono convinto che la gioia che gli esseri umani esprimono sia l’immagine e la trasposizione terrena della gioia dell’Essenza. È possibile constatare questa correlazione osservando i fanciulli, coloro tra di essi che maggiormente esprimono festosità e gioia sono, di norma, qualitativamente e spiritualmente i migliori. Dio è festa, ed è naturale che colui o colei che Lo serba nel cuore manifesti la propria felicità in ogni direzione, sugli eventi, nelle cose e sulle persone che Io circondano. Talvolta si assiste ad una curiosa dicotomia. Persone che paiono sempre con l’animo in festa, sempre allegre, sono spesso portatrici di gravissimi handicap, e vivono una esistenza minata nei più elementari ed universali meccanismi esistenziali. Gli ignavi non sanno spiegarsi questo apparente controsenso.

“Ma come” – essi si ripetono in continuazione – “quella persona così gravemente malata, che avrebbe tutte le ragioni per avercela con Dio per lo stato pietoso con cui è venuta al mondo o si ritrova a vivere, è invece sempre così allegra, gioviale e serena? Mentre non lo sono, invece, le persone che hanno avuto da Dio: bellezza, salute, fascino, ricchezza?”

Ho ascoltato pronunciare questa frase molte volte. Essa denota la mancanza totale, in chi la pronuncia come in chi la condivide, di corrette e complete informazioni circa il meccanismo della compensazione karmica. È infatti grazie alla comprensione profonda di quest’ultimo, la gioia e l’entusiasmo di taluni, pesantemente menomati nel fisico, appaiono del tutto chiari e lineari. Essi provengono dalla consapevolezza di sentirsi redenti, ogni giorno, dall’entità del dolore e delle privazioni che la menomazione arreca loro. La loro gioia nasce dalla consapevolezza che, al termine del calvario che stanno dolorosamente sebbene gioiosamente percorrendo, troveranno la luce e la serenità, finalmente mondi, finalmente liberi, finalmente in Dio.

Al contrario i belli, i sani, i ricchi spesso trascinano la loro esistenza nella ricerca continua di non si sa cosa, pur che sia di più di quanto già posseggono, privi di gioia. Essi organizzano in continuazione eventi sempre più “forti” e sempre più estremi nel tentativo di trovarvi gioia e felicità; e quante volte si delega alla droga il compito di creare un paradiso artificiale che dura il tempo di un battito di ciglia, mentre l’inferno che essa porta inesorabilmente con sé è destinato a durare ben di più… Purtroppo per loro, la loro Essenza sa che dopo questa breve parentesi di “relax” karmico, seguiranno nuovamente tempi duri, mentre essa non troverà alcun giovamento dalla vita che si sta consumando negli agi e nel piacere. Per questa ragione essi non possono essere né sereni né gioiosi. La gioia, infatti, implica la serenità e costoro, sereni, non sono. La costante e continua ansia di ricerca, in questi soggetti, è abbastanza comprensibile. Essi cercano, quasi sempre senza mai trovali, una motivazione, un appiglio o un pretesto per evolversi. Essi vorrebbero acquisire, con delle esperienze utili, un “miglior punteggio” che la scarsa valenza karmica della vita da loro prescelta non potrà loro apportare. Quasi come se essi cercassero, nelle esperienze più disparate che si affannano ed ostinano a vivere senza sosta, una occasione di riabilitazione qualitativa della loro esistenza, transitando senza sosta attraverso esperienze eroiche, caritatevoli o che altro.

Non c’è nulla di più irritante, per le persone negative, della gioia. Essa, nella scala dei “valori” in grado di scatenarne le ire, è seconda solo alla loro derisione. Coloro che hanno scelto Satana non tollerano, infatti di essere derisi. Questo li fa sempre imbufalire, senza eccezioni, come sempre si imbufaliscono quando entrano in contatto con I’ allegria, con la gioia di Dio. La gioia è un’arma potentissima che si può utilizzare senza alcuna limitazione. Non esistono infatti controindicazioni al suo impiego, anche in dosi massicce, in qualsiasi circostanza e con chiunque. Volendo tentare una sintesi della gioia, direi che essa è la voce dell’Essenza felice, ospite in un corpo puro che attende con impazienza di riunirsi a Dio da cui proviene. Essa non va confusa con la spensieratezza o con l’incoscienza, che talvolta utilizzano, superficialmente ed esteriormente, alcuni comportamenti comuni anche alla gioia. Credo però che questa confusione non abbia ragione di essere. Chiunque mi stia leggendo con onestà e stia comprendendo ed interiorizzando ciò che ho detto sino ad ora non correrà il rischio di fare una confusione del genere. Forse Io correrà il lettore in malafede, ma la malafede, si sa, si combatte con la verità.

In ultimo, desidero ricordare come la gioia sia, per ciascun essere umano, la cartina tornasole della sua evoluzione. Sarà abbastanza facile, per chiunque Io desideri, imparare a “riconoscere” le altre persone positive che Io circondano, anche al fine di stringere nuove amicizie: egli non dovrà far altro che osservare quanta gioia queste persone quotidianamente sanno produrre ed esprimere, e trarne le conseguenti logiche deduzioni.