12 – GIUSTEZZA

Noi siamo avvezzi, sin da bambini, all’uso del concetto e della parola: “giustizia”.

Sono certo che vi ricorderete con tenerezza di quando, con il grembiulino delle scuole elementari, giocavamo con i compagni, in attesa di entrare nell’aula scolastica durante una pausa della ricreazione. Vi ricorderete anche delle regole che ci si dava, in quei frangenti, (talune talvolta molto complicate) ma che tutti ci impegnavamo con scrupolosa attenzione a rispettare alla lettera, facendone quasi una questione di vita o di morte! E con quanta indignazione tutti tacciavamo colui o colei che quelle regole infrangeva!

Questo “imprinting giuridico”, primo prodromo della “lex” degli adulti, è un esempio abbastanza fedele di ciò che noi oggi intendiamo per giustizia. Una legge uguale per tutti, e la stessa fascia di giudizio per chiunque la infranga, con una oscillazione minima legata alle motivazioni che questa infrazione hanno indotto. La legge degli uomini prevede infatti delle sanzioni per chi la infrange, tenendo conto, in misura molto contenuta, di eventuali attenuanti od aggravanti. E l’uomo, con il passare dei secoli, si è ingegnato a perfezionare sempre di più questa lex, rendendola via via più complessa e completa, sino a farla abbracciare l’intero arco della propria esistenza, in tutte le sue manifestazioni sia pubbliche che private, sia individuali che collettive. Migliaia e migliaia di uomini, in ogni Paese della Terra, sotto ogni latitudine, legiferano di continuo per rinnovare, migliorare, aggiornare e perfezionare questa legislazione; decine, centinaia di migliaia di uomini, in quegli stessi Paesi, lavorano incessantemente per farla rispettare o per imporla, secondo i rispettivi dettami politico-istituzionali, scolpendo sui propri tribunali la frase: “La legge è uguale per tutti”! In ciascuno di questi Paesi poi, senza eccezioni, pochi uomini si adoperano più o meno apertamente a manipolare tali leggi, facendole convergere verso i propri tornaconti personali, per difendere od imporre il proprio potere, i propri privilegi; per mantenere il dominio, esplicito o tacito, sulla società di cui fanno parte. Tutto questo senza che il popolo, in nome del quale questa giustizia viene ideata ed amministrata, si renda normalmente conto di questo raggiro.

Questa è la giustizia degli uomini: un’unica legge con un’unica pena per lo stesso reato, indipendentemente dalle motivazioni che tale reato hanno indotto a commettere. Un furto, commesso per vandalismo, per fame o per bramosia di ricchezza, viene giudicato dagli uomini con Io stesso metro, sia pure con tiepide attenuanti od aggravanti. Questo è quanto di meglio la nostra umanità ha saputo produrre, negli ultimi millenni di “civiltà”. Tanta “giustizia umana“ essa ha saputo darsi, nel tentativo di creare, al suo interno, un equo e giusto ordinamento collettivo.

Quando ero ragazzo ammiravo questo ordinamento, e dividevo i popoli e le genti della Terra in più o meno civili, in diretta relazione alla qualità e quantità del possesso e del uso di questo strumento uniformatore. In altre parole per me, allora, questi popoli erano tanto più civili quanto più complesso ed articolato era lo strumento legislativo di cui avevano saputo dotarsi.

Oggi, quelle ingenue considerazioni di ragazzo non mi appartengono più. Quanto l’ordinamento giuridico più complesso, o più antico, è ancora anni luce lontano da ciò che Dio aveva voluto, all’origine dei tempi, essere il perno ed il fondamento del suo creato: l’Amore. Nelle civiltà occidentali, il termine Amore viene normalmente utilizzato per definire il sentimento unico ed irripetibile che scaturisce tra due esseri umani che, improvvisamente, si scoprano compatibili. Talvolta invece, esso viene utilizzato per descrivere il legame specialissimo che unisce tra di loro persone legate da una relazione di stretta parentela o amicizia. Ebbene, entrambe queste definizioni sono fortemente riduttive se paragonate all’Amore che Dio ha per noi. Per evitare equivoci, quindi, userò qui un termine caro a noi tutti: il termine “Giustezza“, in contrapposizione al termine giustizia, di cui ho scritto pocanzi. La giustezza è, quindi, la legislazione Divina dell’Amore nella regolamentazione naturale dei rapporti tra esseri viventi su questo pianeta come al di fuori di esso. Prima o poi i popoli riconosceranno come universale questo criterio, e lo adotteranno in ogni frangente o circostanza in cui, oggi, legifera la lex degli uomini. Chi infatti meglio di Dio, giustezza assoluta ed infinita, può ergersi ad arbitro e giudice dell’operato di ciascuno di noi? È per rendere questi parametri Divini più familiari, accessibili a tutti, che mi sono risotto a scrivere questo Libro, perché gli uomini ritornino ad essere “ad immagine e somiglianza di Dio”, per usare una espressione cara alla mia cultura cattolica giovanile, anche nella loro vita quotidiana.

Credo che, tra tutti i concetti che mi è permesso di spiegare, quello della giustezza sia in ogni caso il più complesso, sia perché coinvolge direttamente la vita nella sua dimensione sociale – quella delle interrelazioni con gli altri esseri umani a con il mondo animale, vegetale e minerale che ci circonda – e sia perché essa presuppone l’acquisizione di standard comportamentali, il più delle volte talmente dissimili da quelli che la morale comune ci tramanda, da risultare alieni se non ostili alla maggior parte degli esseri umani. Per scrivere un compendio di esempi di giustezza non basterebbero tutti i libri della terra, e non c’è computer il cui archivio sia capace di poterli tutti contenere. Dunque, mi sono detto, al di là di qualche esempio, per quanto esauriente, è molto difficile avventurarsi. Ho quindi scelto di essere più esauriente possibile nella definizione dei principi, rifacendomi alla mia esperienza personale laddove gli stessi dovessero risultare di troppo difficile comprensione od esposizione.

Non dimentichiamo, infine, che Dio adotta per ciascun essere umano un diverso criterio di giudizio, formulato da un lato sulla base del livello evolutivo della persona in esame e, dall’altro, dal gradiente Karmico della stessa. Se ne può quindi dedurre che anche le reazioni e le decisioni che costellano la vita di questa persona saranno a loro volta influenzate dagli stessi fattori, che ne aumenteranno o ridurranno le sue sensibilità sociali di conseguenza. Come è dunque possibile pretendere di giudicare correttamente ciascun essere umano con la stessa “lex”, con lo stesso criterio?

 

ELEMENTI DETERMINANTI

COSCIENZA

Inizierò con il precisare come il primo e più importante criterio da seguire per vivere ed agire in giustezza sia la propria coscienza. Non quella artificiale, farcita dei luoghi comuni delle religioni e delle “morali” correnti, ma quella autentica e genuina che scaturisce dal più profondo dell‘animo e che, talvolta con prepotenza, si affaccia alla nostra consapevolezza per suggerire o per scoraggiare determinate nostre azioni. Prima che mi si schiudessero alcune delle frontiere del sapere infinito di Dio, mi è capitato spesso, di fronte a situazioni specifiche, anche in passato, di provare lo spontaneo desiderio di comportarmi in un modo specifico, anche se quel modo non rientrava nella mia cultura, nelle mie abitudini, nelle mie convinzioni del momento; e questo sia per “fare” che per “non fare” determinate azioni, oggetto di questa riflessione. Purtroppo, il più delle volte, non ho assecondato quell’istinto… ed addio giustezza.  All’inizio della mia evoluzione come Essenza Primaria avevo un unico desiderio dominante: quello di comportarmi secondo i dettami divini, facendo conseguentemente molta attenzione ad ogni mio singolo comportamento e ad ogni mia reazione, seppur minima, nei confronti di qualsiasi cosa mi coinvolgesse, sia personalmente che professionalmente. Ero dunque molto attento e vigile; e proprio da quella attenzione e vigilanza è nata la consapevolezza che, se da un lato la coscienza è indubbiamente un ottimo consigliere essa, nonostante le nostre più accurate attenzioni, non riesce a liberarsi del tutto dai rischi e dai pericoli di cui parlavo pocanzi: quelli di essere in qualche modo condizionati dalla morale, dalla religione, dall’etica corrente della cultura della nostra civiltà. O, peggio, di essere troppo “sensibili” alla disonestà intellettuale con la quale ogni essere umano tende sempre a “giustificare” i propri errori, sminuendo le proprie responsabilità ed amplificando quelle altrui o quelle delle circostanze sociali nelle quali opera.

Il modo con il quale mi sono reso conto di questa grande verità è stato a dir poco singolare. Era una calda sera di primavera inoltrata. L’estate faceva prepotentemente capolino, e tutto attorno a me, dal tepore del vento, ai profumi nell’aria, all’allegria spontanea della natura che si rinnovava, mi riempiva il cuore di serenità. Dalla finestra aperta di una casa vicina arrivavano chiare le note di un’opera sinfonica rossiniana, e io stavo vivendo un momento di estasi, di felicità e di gioia, di quelli che Dio talvolta ci manda per aiutarci ad elleviare il peso delle nostre giornate. Proprio in quel momento vidi passare due suore (religiose consacrate, per chi cattolico non è). Le osservai con attenzione e curiosità. So bene quanto, alcuni loro ordini, si prodighino per alleviare la sofferenza e l’ignoranza dei nostri fratelli più disperati, ed ai miei occhi questi crediti qualche volta prevaricano i debiti che ciascun religioso contrae quando, entrando nell’ordine, rinuncia alla battaglia quotidiana per la sopravvivenza. Quella sera, invece, non fu così. Osservavo con attenzione quei due corpi mortificati e sacrificati dentro quegli assurdi paramenti (faceva così caldo!) partoriti da una mente certo perversa, con l’intento di mortificare il corpo, tempio di Dio, come se l’esibire un dono di Dio fosse cosa criminale! Ho allora immaginato cosa avrebbero potuto provare quelle due menti se, subitaneamente, fossero rimaste senza vestiti, cosi’… “per miracolo” .

In fondo, mi dissi, Adamo ed Eva non avevano bisogno di abiti, il corpo è un tempio di Dio, il sesso è uno strumento di amore, e con questo caldo… Stavo osservando nella mia mente l’immagine delle due suore prive di vestiti che avevo testé evocato, quando ho avvertito, tanto prepotente quanto totalizzante, un dolore acuto, sordo, profondo… Una sofferenza, una vergogna profonda, un senso di colpa prostrante. Tutto attorno a me precipitò velocemente nel buio e nel nero della negatività più sordida, squallida ed abbietta. Il sole, l’aria, i profumi… tutto scomparve in quei momento e io restai per qualche secondo profondamente e dolorosamente turbato. Sino a quando non mi resi conto di quanto si stava verificando. Si era realizzato un “ponte telepatico”.  lo ero “entrato” in quelle due menti e avevo prospettato loro, telepaticamente, l’immagine che stavo formulando nella mia mente poco prima: quella cioè di essere nude, per trarre da quella nudità giovamento e frescura. È quell’ansioso senso di orrore era stato la loro risposta: l’orrore di esibire il loro corpo, ciò che Dio ha loro donato, affinché ne godessero in gioia e letizia.

Ecco, mi sono detto, un caso in cui la coscienza viene violentata ed asservita alla deformazione consenziente. Io sono certo che quelle due suore erano in buona fede, nel loro turbamento, convinte che la loro reazione sarebbe stata coerente con la propria coscienza religiosa, senza tenere in conto sensazioni e stimoli, per quanto naturali, in contrasto con essa. Per loro, la “giustezza” comportamentale consiste nell’uniformarsi ai criteri morali della propria confessione religiosa. Quanto questo sia lontano dall’Amore di Dio, spero a questo punto sia chiaro a tutti. Tutto questo, in barba alla propria coscienza, che certo avrebbe apprezzato il fresco benessere che, dalla situazione prospettata, ne sarebbe loro derivato.

La giustezza è anche, come tutti i valori di fondo dell‘animo umano, un parametro cui ci si deve progressivamente abituare, che risulta tanto più facile da attuare quanto più sovente ad essa si ricorre. Le prime volte vi potreste trovare con dei dubbi sul “che cosa” sia giusto fare… poi questi dubbi compariranno sempre meno e, infine, scoprirete come sia bello vivere senza più dubbi di alcun genere. Scoprirete come sia bello, di fronte a qualsiasi circostanza di vita, sia essa nuova per voi o già nota in precedenza, sapere sempre ed esattamente che cosa dire e che cosa fare. Sempre senza riflettere, s’intende! Scoprirete come l’esercizio della giustezza sviluppi, progressivamente, maggior sicurezza, maggiore fiducia in voi stessi, maggiore serenità d’animo. Sapere che ciò che si sta dicendo o facendo è giusto aiuta molto, soprattutto quando ciò che si sta facendo o dicendo risulta particolarmente difficile. Quante scelte apparentemente sbagliate si sono poi rivelate felici e fortunate e quante altre volte, invece, scelte ponderate anche nei più piccoli ed improbabili dettagli, si sono rivelate rovinose per colpa di qualcosa di non prevedibile, o per qualsiasi altra ragione sorta nel prosieguo degli eventi. La vostra Essenza, la vostra anima… essa conosce ciò che è giusto per voi, ciò che sarà giusto per voi domani, e l’anno prossimo, e fra dieci anni… ecco perché, quando essa vi guida, tramite l‘istinto, talvolta vi suggerisce scelte che vi possono sembrare strane se non addirittura controproducenti. Esse forse potranno anche realmente esserlo per l’immediato futuro, ma così non sarà per i giorni che verranno.

Riassumendo, chi davvero voglia iniziare a vivere e ad agire in giustezza, dovrà:

1). – vivere costantemente nell’Amore. Senza Amore non vi può essere giustezza.

2). – Ascoltare il proprio istinto (senza confonderlo con le proprie pulsioni!) prima di decidere che cosa fare o che cosa dire.

3). – Pensare il meno possibile prima di decidere cosa fare o cosa dire.

4). – Decidere velocemente qualsiasi cosa vogliate fare: più tempo passate a riflettere su cosa sia meglio fare, più aumentano le probabilità che la vostra psiche prenda il sopravvento sull’istinto, suggerendovi scelte accomodanti e compromissorie, più razionali, ma a lungo termine meno positive per voi.

Sono solo poche regole semplici. Non amo le regole, e meno che mai quelle complicate. Non c’è mai il modo di attuarle completamente, perché prima che si sia terminato di ripassarne mentalmente i dettami per decidere il comportamento adeguato da tenere, quasi sempre è già venuto meno l’attimo magico, e la situazione che avrebbe richiesto una reazione conforme alla giustezza, è già irrimediabilmente sfumata.

Potremo dunque asserire che la Giustezza opera all’interno dei seguenti parametri:

  • Essa è sempre e comunque: “equilibrio”;
  • Essa aborrisce e rifugge dagli estremismi, sia dall’eccesso di amore che dall’eccesso di indifferenza;
  • Essa non è mai totalizzante perché solo l’Amore di Dio e per Dio è totalizzante

Qualsiasi altro sentimento o espressione del proprio animo deve avere dei confini ben precisi entro i quali deve esprimersi. Desidero, a questo proposito, portare un esempio che ho vissuto in prima persona:

Un ragazzo della mia famiglia, tempo fa, si ammalò di un grave esaurimento nervoso, sfociato in una schizofrenia, dalla quale non si è mai ripreso. Sua madre, che nel frattempo si era separata dal marito, interrompendo in tal modo una precaria e burrascosa relazione, prese a dedicarsi a lui anima e corpo, annullandosi completamente, sia come donna che come Essenza, votandosi al suo totale servizio. Eroica martire di sì nobile causa! Essa riuscì ad esprimere talmente tanto eroismo ed abnegazione in questa sua crociata che tutti i parenti, gli amici ed i conoscenti ancora si commuovono quando sentono parlare di lei. Tutti ne tessono Iodi incondizionate, tranne me. Io so che essa ha sbagliato, e sbaglia tutt’ora. A parte le considerazioni karmiche, che non rientrano negli obiettivi di questo capitolo, ne deploro il comportamento, sul piano umano, su quello sociale e su quello Essenziale.

Nessun essere umano ha il diritto di annullarsi per un altro essere umano, abdicando così totalmente alla propria evoluzione, rinnegando il proprio dovere verse Dio e verso la creazione, che ne ha permesso l’esistenza non perché si annullasse, ma perché fosse totalmente Dio, in Dio, per il perfezionamento del creato. Al figlio, soprattutto se in difficoltà, non serve una madre da cui dipendere totalmente ed alla quale delegare le funzioni anche più elementari della propria esistenza, e le continue ed ininterrotte attenzioni, attente ad anticipare ogni sua necessità, pronta ad appianargli ogni benché minimo ostacolo, spesso peggiorano cosi una situazione altrimenti forse ancora rimediabile. Al figlio in questione, tali attenzioni potranno anche apparentemente semplificargli la vita; ma nella realtà ciò gli impedirà prima di guarire, e poi di affrontar la vita con le proprie risorse, per modeste che esse siano rimaste dopo la malattia. Questo “annullamento totale”, infatti, è pericoloso. La madre pensa di essere la sola che può capire e conseguentemente aiutare il figlio. Essa non lo vuole affidare a nessuno, pensando che qualsiasi struttura pubblica, privata o religiosa non potrà uguagliare, in quantità e qualità, la propria abnegazione. Il risultato è che questo figlio, ormai, non guarirà più a meno di un miracolo. Ciò per colpa della mancanza di giustezza. Certamente una madre deve aiutare il figlio, tanto più se questi si trova in difficoltà; ma guai a trascendere; guai ad annullarsi. Dio non sa che farsene di martiri e di eroi, a dispetto di quanto sostengono al riguardo le letterature religiose. Il martirio, sia esso fisico che spirituale non giova a nessuno, e peggiora invece sensibilmente il gradiente evolutivo del martire, che verrà da Dio chiamato a rispondere dei danni provocati dal martirio, nel proprio corpo e nel proprio spirito.

 

MENTE ESSENZIALE

Riprendiamo lo studio della giustezza con il renderci conto come l‘uso della stessa sia particolarmente necessario quando si deve interagire con altri esseri umani, sia in campo professionale che sociale. Cosa è meglio fare quando ci troviamo in una situazione conflittuale? Quando si deve puntare i piedi e quando invece occorre saper sorvolare? Quando occorre dire la verità e quando occorre tacerla? Un occhio alla giustezza ed uno all’istinto: vi sorprenderete nel constatare come gli errori si ridurranno, sino a scomparire del tutto; in diretta relazione con l‘evoluzione che l’uso e la pratica della giustezza vi avranno apportato. C’è però anche un secondo quesito, cui si può rispondere solo in giustezza: individuare ciò che è bene e ciò che è male. Gli animali, agendo d’istinto, solitamente sanno individuare senza errori ciò che è bene e ciò che è male per loro, anche se queste loro decisioni sono soprattutto orientate a soddisfare i propri bisogni primordiali di sopravvivenza e di riproduzione della specie. Gli esseri umani, ben più evoluti degli animali, spesso invece non lo sanno affatto.

Una cosa si potrebbe dire, a questo riguardo: pensare il meno possibile ed agire d’istinto il più possibile. Vi sembrerà strano, ma se tutte le volte in cui vi trovate in una situazione difficile o delicata, saprete sostituire alle frasi ben pensate, ponderate e filtrate dalla vostra psiche altre frasi lasciate invece scaturire spontaneamente dal vostro istinto, vedrete quanti benefici ne trarrete.

Mi ricordo molto bene la prima volta che misi in pratica questa regola! Stavo affrontando una discussione, e non ricordo né con chi né tantomeno di cosa stavamo parlando. Mi ricordo però molto bene che il mio interlocutore era eccezionalmente rapido nel confutare le mie argomentazioni e nell’esporre le proprie, oltre che altrettanto abile nell’incalzarmi ogni qual volta cercavo, con la mente, evidentemente non altrettanto rapida come la sua, di tenergli testa. Finalmente decisi, e ripeto: “decisi” di lasciar parlare l’istinto per me: smisi di “pensare” a ciò che stavo per dire o che avrei detto, e mi misi ad ascoltare, dapprima con timore, poi con estremo stupore ciò che stavo dicendo, novità anche per me, in quanto non “pensato” da me; so che confutai e ressi benissimo la conversazione, che ben presto raggiunse uno stallo, dopo il quale io e il mio interlocutore convenimmo tacitamente di passare ad altra conversazione. Restai però per lungo tempo scosso da questa straordinaria esperienza; e da allora, ogni volta che mi trovo in difficoltà, mi lascio parlare, mentre la mia mente si impegna ad ascoltare e a ricordare quanto sto dicendo. Una esperienza di dissociazione, direbbe qualcuno; magari anche patologica, direbbe qualcun altro. A me invece pare tanto funzionale, da essere diventata la mia miglior alleata nella vita, sempre molto difficile, che ho condotto in questo mondo.

Potremo definire questa nostra capacità: la mente essenziale!

Occorre essere molto abili per spogliare la propria coscienza da tutte le incrostazioni, fantasmi e spettri che millenni di oscurantismo religioso hanno depositato su di essa. Quante persone potrebbero, oggi, vantare simili credenziali? Evidentemente, se la coscienza è un criterio valido, atto ad informare e ad uniformare i comportamenti sociali degli esseri umani essa, ad una osservazione più approfondita, non appare né soddisfacentemente onnicomprensiva né scevra da manipolazioni e da strumentalizzazioni, soprattutto da quelle della propria società di appartenenza e relativa cultura e dalla propria religione. Ho dovuto pertanto localizzare un livello più profondo della coscienza, su cui plasmare e a cui ispirare i comportamenti quotidiani, nella giustezza Divina.

Mi rilessi, per questo scopo, alcune delle centinaia di trascrizioni delle sedute che compongono la nostra banca dati, che all’inizio del mio cammino mi sono dilettato a trascrivere, sino a quando non ho trovato un brano di un intervento di una Essenza ai massimi livelli evolutivi la quale, proprio a proposito di giustezza, ebbe a dire: –

** Vi è in voi un elemento interiore che catalizza immediatamente, e dovrebbe darvi la misura logica e giusta di ogni comportamento. È che voi non lo comprendete, non lo sentite, e questo è ciò che vi fa sentire difficoltoso il giudizio. **

 

ISTINTO

Ecco a cosa si riferiva l’Essenza: all’ISTINTO! Certamente. Non è forse l’istinto la fiamma più antica che arde in ciascun essere umano? Non è forse l’istinto che compare sempre, puntualmente, per aiutarci in ogni situazione critica della nostra esistenza, ogni qual volta noi abbiamo la bontà di riconoscerlo e, conseguentemente, di assecondarlo? Non è forse l’istinto a intervenire, quando la rapidità della reazione richiesta all’evento è superiore a quella della vostra razionalità atta a valutarlo? Mi sono così reso conto di quale grande alfiere la giustezza disponga in ogni essere umano, senza eccezioni.

Avevo finalmente trovato ciò che cercavo: un alleato neutrale ai condizionamenti etici, morali, religiosi e sociali in grado di validamente ispirare in giustezza ciascun essere umano. Ora sarebbe finalmente stato possibile lanciarsi nella difficile impresa di consegnare ad ogni uomo un metro univoco ed assoluto per misurare la bontà della propria vita giornaliera in famiglia, sul lavoro, nel tempo libero: la giustezza, unitamente alla grande base di granito sulla quale essa poggia: l’istinto. Mi sarebbe piaciuto dare un altro nome all’istinto. Esso, infatti, può dare adito ad una lunga serie di equivoci. Avendo già introdotto troppi neologismi, ho pensato di mantenere questo termine, arricchendolo però di alcune precisazioni. Chiunque converrà con me che l’istinto accomuna specie animali di classi diverse, esseri umani compresi. Dunque, se così è, l’istinto è la “voce di Dio” in ciascuno di noi. Tanti accettano questa definizione, ma si fermano subito dopo, ritenendo che l’istinto, elemento trainante e fondamentale della vita di ciascun animale, nell’uomo moderno debba invece essere relegato a reperto paleontologico, inadatto ai codici evoluti e sofisticati della vita civile contemporanea. Tutt’al più si ammette che esso possa costituire un utile ausilio in determinate professioni nelle quali la prontezza di riflessi richiesta è talmente elevata da sfuggire alla codificazione della mente. Secondo la consapevolezza corrente è lecito, in questi casi, affidarsi all’istinto, che viene poi tollerato ancora in qualche altra circostanza, soprattutto quando è evidente che, grazie ad esso, l‘uomo ne trae un palese giovamento. Ad esempio: ne abbia salva la vita. Si è persa però nella notte dei tempi la consapevolezza che l‘istinto, quando ci si affidi con fede e con serenità, possa validamene indirizzare, in giustezza, ogni circostanza della nostra vita.

La riscoperta in noi stessi di questa “coscienza della coscienza” è fondamentale per chiunque intenda vivere serenamente i dettami divini nella giustezza. Quando deve essere presa una decisione in giustezza occorre sempre affidarsi all’istinto; quando si deve valutare ciò che sarà meglio per noi, occorre sempre affidarsi all’istinto; quando si deve allevare i  figli in giustezza, occorre imparare ad ascoltare ed ad assecondare l’istinto, intervenendo correttamente con appropriate posizioni educative a correzione di comportamenti erronei solo se anche queste sono ad esso conformi; quando ci si trova in una impasse emotiva, occorre agire e parlare in giustezza, come l’istinto consiglia di agire o parlare. Se poi, in questa circostanza, l’emozione è tale da non riuscire più a pensare, e non si sa che cosa dire… tanto meglio! occorre imparare ad ascoltarsi, sino a stupirsi della facilità e dell’eleganza con la quale se ne verrà fuori, e nel migliore dei modi.

Non credo che ciò che ho detto sull’istinto sia, per la maggioranza di voi che mi leggete, una grande novità. Quanti uomini già usano questi criteri esistenziali con grande successo: pressoché tutti gli uomini che sono riusciti ad emergere al di sopra della massa, dalla notte dei tempi sino ad oggi. Anche i grandi personaggi malvagi della storia dell’umanità hanno attinto a questo criterio, salvo che essi, invece di seguire il loro istinto, hanno preso a seguire le proprie pulsioni peggiori. Stessa qualità, ma di segno opposto!

Volete sapere perché l’istinto è infallibile? Perché è privo di emozioni. Le emozioni, al Contrario, agiscono sempre pesantemente ed efficacemente sulla psiche e, come vedremo, sono delle pessime consigliere; noi dobbiamo utilizzare, per le nostre scelte, uno strumento – l’istinto – che ne è invece totalmente immune. Agendo d’istinto si agisce in giustezza, e quando si agisce in giustezza non si possono commettere errori, né danneggiare in modo permanente coloro che ci circondano o con i quali a vario titolo interagiamo. Siate certi: la scelta effettuata istintivamente sarà sempre la migliore tra quelle possibili, nel vostro interesse. Ad esempio, se vi trovaste su di una locomotiva in corsa, ed improvvisamente vi rendeste conto che sullo stesso vostro binario sta sopraggiungendo in direzione opposta un treno, anch’esso lanciato a grande velocità, e non fosse più possibile fermare il treno in tempo, il vostro istinto vi imporrebbe di lanciarvi dal treno in corsa, prima che l’impatto vi riduca a pezzi. Certamente, cadendo, potreste farvi male. Forse vi ferireste anche seriamente. Ma questi danni sarebbero ben poca cosa, se rapportati a quelli che avreste subito nello schianto! Incerto per certo, danno probabile contro danno o morte certa. Esaminando alla lettera questo esempio, la scelta istintiva vi danneggerebbe, ma nonostante questo danno la scelta di saltare sarebbe sicuramente la migliore tra quelle possibili o, per meglio dire, nell’esempio: la meno peggio. Sarebbe proprio questa scelta che il vostro istinto vi porterebbe a compiere, prima ancora di avere il tempo di analizzare razionalmente la situazione. L’istinto dunque comunica con Dio, sempre. Dio vive al di fuori del tempo e dello spazio; ecco perché l’istinto talvolta vi porta a compiere “correzioni di rotta” della vostra vita prima ancora che si determino le condizioni che tali correzioni necessiteranno.

Occorre tenere bene a mente che la giustezza non dipende mai da nulla e non si confronta mai con nulla. Potete forse sottomettere Dio ad una morale, anche, se formulata in suo nome e grazie all’interpretazione dei suoi insegnamenti, laddove essi hanno preso forma e dimensione umana tramite i suoi emissari terreni? Quando dovete decidere tra il bene e il male, tra ciò che voi credete bene e ciò che voi credete male, tra ciò che voi vedete essere bene e ciò che voi vedete essere male…. Occorre una analisi corretta, la minima riflessione possibile ed assecondare l’istinto. Qualunque cosa facciate, se applicherete fedelmente ed onestamente questi parametri, piacerete sicuramente a Dio e non avrete mai a pentirvene, perché le scelte effettuate in giustezza spianano anche la strada alle faccende terrene. Forse non tutti voi siete stati accanto ad un personaggio importante della politica, della finanza o dell’industria. Ma alcuni di voi avranno letto loro biografie o storiografie sufficientemente dettagliate. Avrete pertanto certamente notato come questi personaggi usino riflettere su quello che fanno e su quello che decidono molto meno di quello che sarebbe lecito attendersi da essi, data l’alta funzione ricoperta. Non credo si tratti solo di consumata esperienza, anche se essa gioca naturalmente un ruolo molto importante nella quantità e rapidità delle scelte che un uomo pubblico deve compiere. Essi invece hanno ben imparato, a proprie spese, ad agire d’istinto!

 

IMPULSO

A questo punto dell’esposizione, è doveroso fare una puntualizzazione che non mi rende felice ma che, per chiarezza e per completezza espositiva, è necessario fare. Così come in ogni essere umano albergano due Essenze (per essere più precisi una Essenza [+] ed una Entità [-]), e dal momento che l’istinto è il portavoce diretto dell’Essenza di ciascuno di noi, occorre sapere che anche l’Entità ha un proprio portavoce diretto, che io chiamo impulso, o pulsione, ma che potrei anche definire come la componente negativa dell‘istinto, la sua controparte. Tanto l’istinto conduce l’uomo che lo ascolta con naturalezza sulla via della giustezza, quanto la pulsione lo spinge violentemente verso l‘abisso della negatività. Ecco dunque gli eccessi d‘odio, gli scatti d’ira, le vendette cocenti, le insofferenze, le ostilità falsamente chiamate… “istintive” (che dovremmo invece definire “impulsive”) verso cose, persone o situazioni che spesso fanno compiere gesti inconsulti dei quali, subito dopo, ne disconosciamo la paternità. Le nostre cronache sogliono definirle “raptus di follia” non disponendo, al riguardo, di una fraseologia più appropriata. Sebbene l’istinto e le pulsione abbiano entrambi una origine non consapevole (intendo dire: non razionale), ringraziando il cielo sono di colore così marcatamente contrapposto da non essere facilmente confondibili l‘uno con l‘atra.