13 – INFERNO E PARADISO

II naturale e prevedibile compendio della vita dell’uomo non può che essere la conseguenza delle sue scelte e delle sue azioni sulla sua evoluzione e sul conseguente futuro della sua Essenza, una volta sopravvenuta la morte. Disseminati all’interno dei vari capitoli di questo libro ci sono già molte anticipazioni di ciò che sarà di noi dopo la nostra morte fisica, in entrambe le possibili direzioni. In particolar modo, nel capitolo del Karma, sono stati esaminati gli aspetti relativi alla reincarnazione ed alla rinascita terrena. Restava però da approfondire la consapevolezza della destinazione che ci attende al termine dei cicli di purificazione che tali rinascite consentono. Ho stimato pertanto necessario raccogliere in questo capitolo tutte queste informazioni in mode completo e comprensibile per dare un quadro più esauriente di ciò che più affascina e terrorizza ogni essere umano, indipendentemente dal proprio dichiarato ateismo o dalla propria confessione religiosa di appartenenza: la vita dopo la morte.

Coloro che si professano atei dovrebbero, in teoria, essere immuni da questo dilemma. Essi sicuramente, se interpellati al riguardo, sosterrebbero senza esitazione che la vita muore con il morire fisico del corpo, e non mancano mai occasione per ribadire questa loro convinzione. Ma ciò che il loro cuore nasconde realmente, nonostante tutti i loro sforzi, è noto soltanto a Dio. Come soltanto a Dio sono noti i ripensamenti, i dubbi, le riflessioni che essi talvolta non possono non fare, inebriati dai colori di un tramonto o rapiti dall’incommensurabile spettacolo di una corona di montagne innevate, di distese infinite di dune di sabbia o di foreste brulicanti di vita, dalla possanza di Dio. E a quante tardive ed opportunistiche conversioni di atei abbiamo assistito, precipitosamente messe in atto all’udire, in lontananza, avvicinarsi i passi della morte.

Non credo che nell’animo umano l’ateismo esista realmente, perché la presenza di Dio, dentro e fuori dell’uomo, è troppo avvolgente. Chiunque poi professi ufficialmente l’ateismo possiede un qualche modello di riferimento, tramandatogli dalla propria cultura e tradizione religiosa. In qualche misura tutte le confessioni religiose promettono ai loro seguaci un premio o un castigo, più o meno reversibile e proporzionale alla qualità spirituale della loro appena trascorsa esistenza terrena. Questo giudizio divino, pronunciato quando verrà il momento per il corpo di morire, viene sempre promesso, indipendentemente dal numero di reincarnazioni (una o più di una), ammesse dalle varie confessioni religiose. Anche gli atei, a modo loro, e sprobabilmente con loro grande dispetto, professano in qualche modo una propria filosofia religiosa mirante all’Eden, al Paradiso. Essi, se sono onesti con sé stessi, opereranno nel corso della loro vita per raggiungere, qui, sulla Terra, il livello di vita ideale che risponda in modo soddisfacente alle aspettative del loro spirito. Essi mirano al Paradiso Terrestre. Va ancora aggiunto, per quanto concerne l‘ateismo, che nella grande maggioranza delle persone esso è vissuto più come reazione repulsiva ai fasti e nefasti delle religioni terrene, che come rifiuto reale di Dio e del Suo messaggio d’Amore.

Sebbene tutte le religioni prevedano, seppur in maniera diversa tra di loro, un modulo di sviluppo dell’esistenza consapevole della persona dopo la propria morte, esiste al riguardo una grande confusione, perché elementi di verità si miscelano con verità deformate o con mistificazioni, prese a prestito od ereditate da modelli religiosi preesistenti, arcaici se non pagani. Il tutto ben mescolato con sapiente dosaggio di mistero, di sacramentalità, di carismi, condito dal terrore ancestrale della morte. Una ritualità sempre pagana, molto efficace nello spegnere ogni barlume di verità, nelle ignave coscienze religiose dei poveri fedeli i quali, non avendo alternative, sono costretti ad assimilare ed a digerire, con tanta fatica e con poca convinzione, questi polpettoni religiosi mistificati.

Mi rendo bene conto di quanto sia difficile, per uno spirito non evoluto, accedere alla realità extracorporea che contraddistingue la vita spirituale dopo il proprio decesso. Io sono arrivato a conoscere ed a comprendere queste realtà solo alla fine di un lungo processo evolutivo. Questa è la ragione, tra le altre, che mi ha indotto a trattare questo argomento, sebbene originariamente non ne avessi avuta l‘intenzione. Quando iniziai questo Libro, infatti, non possedevo al riguardo che parziali e frammentarie informazioni. Per questo motivo l’affrontare questo argomento con tutto l‘amore e la chiarezza che esso richiede non può prescindere, da parte vostra, da una precisa e determinata volontà di distruggere, nella vostra mente, i falsi miti ed i pregiudizi di cui sono infestati tutti i predicati religiosi sulla morte.

Predisporsi mentalmente alla verità è fondamentale, quando si desidera esplorare l’aspetto pressoché sconosciuto della prosecuzione della vita dopo la morte. La Libertà mentale è indispensabile e fondamentale per saper “sconfinare” oltre la dimensione umana, evitando la pericolosa tentazione di confrontare le verità che ho esposto in questo libro con quelle che ciascuno possiede, conosciute per vere. Per valutare la verità delle affermazioni contenute in questo Libro occorre infatti affidarsi totalmente al proprio spirito e non alle proprie conoscenze in materia, pena la creazione automatica di blocchi mentali che ne impediscono l’apprendimento e l’interiorizzazione.

Per specularità e per omogeneità di meccanismi organizzativi, tratterò insieme dell’Inferno e del Paradiso, prendendo saltuariamente a prestito, nel descrivere talune specifiche situazioni e realtà, la terminologia Cattolica. Per questo chiedo venia alle altre religioni, che prevedo certamente più impegnate a contestarmi i contenuti di quanto vado qui scrivendo da risentirsi di questo piccolo sgarbo, dovuto solo alla mia maggior conoscenza dettagliata del mondo cattolico piuttosto che quello di altre religioni. Penso poi che i termini Paradiso ed Inferno siano comprensibili, per omogeneità di significati, a tutti.

Infine ho deciso di affrontare queste due realità insieme perché, paradossalmente, almeno per quanto riguarda l’alveo energetico di questo Pianeta, essi vengono regolati da meccanismi molto simili, al punto da avere in comune la gestione del Purgatorio, il campo di battaglia in cui si scontrano, senza pietà e senza esclusione di colpi, il bene e il male in ciascun essere umano, prima, durante e dopo ciascuna sua vita terrena. Il Purgatorio è infatti il ring dove si combattono i due campioni dell’uno e dell’altro colore, combattimento il cui esito certifica l’accesso all’una o all’altra realtà. Questo ring é da tutti noi ben conosciuto: si chiama pianeta terra.

Per meglio comprendere la realtà dell’Inferno e del Paradiso, nonché le relazioni che essi hanno con la vita, ho deciso di ricorrere ad una simulazione, cercando di riprodurre il più esattamente possibile la realtà che avrebbe potuto esistere sulla Terra se essa non fosse stata inquinata dal Peccato Originale.

La prima e più importante considerazione riguarda il come avrebbero vissuto sulla Terra gli esseri umani se noi, Essenze Primarie, non avessimo generato il male con il nostro tradimento originario, con il nostro “peccato originale”. Essi avrebbero popolato questo Pianeta esattamente come Dio volle e progettò all’atto della Creazione. Una raffigurazione grafica della situazione che si sarebbe così venuta a creare evidenzierebbe solo due dimensioni: quella Divina, da cui ogni uomo proviene, e quella umana, realtà fisica specifica della dimensione divina dell’uomo entro la quale l’Amore di Dio avrebbe trovato, nell’amplificazione e nella creatività insita nella condizione umana vivente, l’energia necessaria per manutenere e per proseguire la creazione dell‘universo. I meccanismi e le correlazioni che avrebbero regolato il rapporto tra Dio e la Sua “stazione biologica terrestre” di amplificazione energetica sarebbero stati estremamente semplificati rispetto a quelli di oggi. Ogni volta che sulla Terra fosse nato un uomo, Dio avrebbe “distaccato in trasferta “, in quel corpo, un pezzo di Sé (Essenza) e gli avrebbe permesso e richiesto di iniziare il proprio apporto di Amore amplificato nell‘Universo all’interno di una vita spesa nella giustezza, nella conoscenza, nella fratellanza, nell’Amore con i propri fratelli, nel rispetto più profondo per la natura. Tale vita avrebbe avuto una durata indefinita perché Dio non conosce i limiti del tempo. I corpi umani di quegli esseri sarebbero stati straordinari e perfetti, in quanto i generati da Dio, che è per sua natura anche perfezione. Una volta giunti alla piena maturità giovanile, sarebbero rimasti tali per un tempo indefinito, senza che in essi si iniziasse il processo di necrosi che invece oggi già compare, in ogni essere umano, l‘attimo successive a quello in cui il corpo termina il proprio sviluppo fisico, tra la fine della giovinezza e l’inizio dell’età adulta. Questo stato di perfetta immoralità sarebbe durato sino a che l’individuo avesse egli stesso deciso di terminare la propria “missione terrena”, decidendo di ritornare a Dio dal quale un giorno egli provenne. Osservando la seguente raffigurazione grafica, il concetto dovrebbe ulteriormente chiarirsi:

a). All’inizio, prima della creazione, esisteva a solo Dio (1). b). Poi Dio volle creare l’universo e, con esso, volle creare delle “stazioni di amplificazione e di pompaggio di energia d’amore” affinché collaborassero con Lui all’opera creatrice universale. Egli, tra le altre, creò la Terra (7). c). Poi creò l’uomo (8) d). Poi, vi pose all’interno un “pezzo di sé”: l’Essenza (2) e). L’uomo divenne così un terminale divino entro un corpo fisico, con Io scopo preciso di diffondere l’Amore nella porzione di Galassia in cui la Terra è ubicata. (3) f). L’uomo avrebbe così vissuto un tempo indeterminato, da lui stesso deciso e non soggetto al depauperamento fisiologico dell’organismo (4) che invece caratterizza oggi ogni essere umano in tutto il corso della sua vita. g). Questa vita terrena sarebbe durata sino al momento in cui l’uomo stesso non avesse ritenuto esaurita questa sua missione, decidendo nel contempo di morire (5). h). Morendo egli avrebbe restituito sé stesso a Dio (6) da cui un giorno egli provenne… i). …permettendo così la nascita di un altro uomo (8), che Dio provvederà ad infondere di sé (2) e (3) affinché egli ne prosegua la missione.

Ho fatto questa disgressione per far ben comprendere come, all’origine, il concetto di Paradiso non avrebbe avuto alcun senso: il Paradiso era Dio, dal quale si proveniva e nel quale si sarebbe tornati. Badate bene: non un “luogo” entro il quale tornare, bensì una realtà entro la quale fondersi in un unico abbraccio d’Amore (Dio mi perdonerà l’utilizzo di tante esemplificazioni) diventando un tutt’uno con Lui, perdendo conseguentemente la propria “identità umana” che, una volta tornati in Dio, non avrebbe più avuto alcuna ragione di esistere. Dio è totalità e, per questo, Egli è comprensivo anche dell‘Essenza appena ritornata a Lui. Meno che mai avrebbe avuto ragione d’essere l’Inferno, almeno relativamente alla nostra dimensione umana in quanto (disgraziatamente questo vale solo per la simulazione in corso) non essendosi compiuto il Peccato Originale, non si sarebbe neppure originato, per conseguenza, il male. Per noi l’Inferno, così come lo si intende nel lessico comune, non sarebbe perciò mai esistito.

Purtroppo le cose non andarono in questo modo, e mi trovo costretto a tirare dolorosamente in ballo le responsabilità della pattuglia originaria, di cui io facevo parte, che abitò questo Pianeta, all’origine, nell‘Eden, oltre 7000 anni lineari or sono. Cosa facemmo di tanto nefando da provocare i disastri a catena che sono sotto gli occhi di tutti, è noto, in quanto l’ho già narrato in questo Libro. Due di noi, ben presto seguiti dal resto delta comunità, commisero il primo atto di superbia verso Dio della storia dell’umanità.  Tanto bastò ad innestare la reazione a catena che produsse, in guerre e nefandezze varie, ciò che qualsiasi storico conosce piuttosto bene: la travagliata, drammatica e sanguinaria storia di questa nostra povera umanità. Le drammatiche conseguenze di quel gesto furono enormi: l‘atto di superbia, contrario a Dio, e consistito dalla convinzione di coloro che lo compirono, di poter fare meglio di Dio, dette origine al male e, con esso, Satana poté finalmente dapprima “esistere”, e poi estendere la propria “giurisdizione” su questo Pianeta, mettendo radici talmente profonde che, oggi, la loro estirpazione è causa di immani e talora drammatiche fatiche.

Appena terminato di annidarsi e di organizzarsi su questo Pianeta, il male iniziò a diffondersi epidemiologicamente sino a diventare, ben presto, una realtà endemica su tutta la Terra. Le 27 Essenze originarie si moltiplicarono, popolando l’intero pianeta, ma insieme ad esse si moltiplicò e diffuse Satana, che assunse il controllo di un numero sempre più grande di esseri umani, di ogni uomo e di ogni donna cioè che avesse scelto di abdicare alla propria originaria purezza per contaminarsi più o meno gravemente nel corso dell‘esistenza terrena. II numero di Essenze che cadevano nelle braccia del male divenne sempre più numeroso, ed il problema ben presto assunse proporzioni planetarie. Le Essenze inquinate, inoltre, proprio perché impure, avevano progressivamente iniziato a perdere le caratteristiche di perfezione fisica originaria; e tra le altre la capacità di mantenere il proprio organismo perfetto ed inalterato nel tempo. In altre parole, come conseguenza del Peccato Originale, il corpo umano iniziò a deteriorarsi ed a morire, indipendentemente o contro la volontà di ciascuno. La decadenza fu dunque non solo spirituale, ma anche fisica. Come conseguenza del peccato, creammo il tempo!

Di fronte all’ineluttabilità di quanto stava succedendo, Dio dovette scegliere tra due possibilità:

  • Terminare, estinguendole, le Essenze che lo avevano abiurato oppure…
  • …concedere loro una opportunità di riscatto, permettendo loro di ripetere l’esperienza terrena tante volte quanto fossero state sufficienti affinché esse, attraverso le tragedie della vita che il loro stesso errore aveva innestato, avessero ricomposto l’energia distrutta con il peccato. In tal modo redimendosi, ritornando così all’originaria purezza.

L’immenso Amore di Dio optò per la seconda ipotesi, anche se il problema, avrebbe dovuto giocoforza essere cogestito con Satana, cui spettava, la potestà sulla parte inquinata dell‘Essenza, che in questo libro abbiamo definito Entità. Del resto questa Essenza\Entità non poteva neppure essere fagocitata da Satana, per l‘amore che ancora la permeava, e che ne avrebbe impedito l’assorbimento totale. Satana, infatti, nell‘istante stesso in cui “Adamo” commise il primo peccato originale (non mangiando la mela, ma fuggendo, per gelosia, dal Paradiso Terrestre con Eva) si era insediato specularmente a Dio, attivando la sua energia, all’interno ed all’esterno degli uomini “impuri” per amplificare ed espandere la propria fascia di influenza, permettendo così al male di dilagare sulla Terra, con gli effetti devastanti che tutti noi abbiamo imparato a nostre spese a conoscere. L’umanità, una volta aperta la porta del male, non è più stata capace di rinchiuderla. Questa fu una delle ragioni per cui si rese necessario il nostro ritorno.

Per consentire questo processo di purificazione che, per le ragioni appena esposte, avrebbe necessariamente dovuto compiersi al di fuori sia di Dio che di Satana, fu necessaria la creazione di una dimensione intermedia, quella che i cattolici definiscono: “Purgatorio “, cui ogni essere umano, da allora, apprese a fare riferimento. Il Purgatorio divenne così un “interregno” entro il quale distribuire le Essenze\Entità impure durante il loro ciclo vitale. È stata, a mio avviso, la necessità di misurarsi con la realtà del Purgatorio che fece nascere, nell’immaginario collettivo, il bisogno di creare il concetto di Inferno e di Paradiso, rispettivamente intesi come condanna e premio, meta estrema ed irreversibile dell’insuccesso o del successo del tentativo di rimediare l’errore originale. Osservando lo schema seguente  (Fig. 5), questo meccanismo vi risulterà più chiaro e, con esso, risulterà più chiaro anche il meccanismo di evoluzione e di involuzione, già dettagliatamente annunciato e descritto all’interno del capitolo relativo al Karma.

Il percorso dal (1) al (9) potrebbe essere un classico percorso, di molto altalenante, di un essere umano tipo. Oltre alle necessità di emendare le colpe del proprio peccato originale, egli deve fare i conti con il proprio karma, perché nel corso di ciascuna singola esistenza egli ha compiuto azioni che hanno peggiorato o migliorato il proprio coefficiente di inquinamento spirituale. Da qui l’instabilità ed il decorso altalenante che si nota bene nel grafico. Noterete, ad esempio, che dal (1) al (2) sono aumentate le colpe gravi, mentre dal (3) al (4) esse sono sparite del tutto, merito di una vita giusta, saggia e sicuramente anche sofferta. Noterete poi che dal (3) al (4) il miglioramento continua sino al (6), dove tale inquinamento pare essere scomparso del tutto. II (7), invece, mostra la situazione dopo essere nuovamente caduti a picco, e così via. Il (10) e l'(11), finalmente, ci reintroducono al concetto di Inferno e di Paradiso, oggetto di questo capitolo.

Per tutta la durata dei cicli vitali terreni che abbiamo raffigurato in questo grafico, l’uomo ha costantemente guardato al Paradiso come meta e premio, ed all‘Inferno come punizione eterna. Sono ben pochi gli uomini, anche malvagi, che ambiscono consapevolmente all’Inferno. Nel Paradiso si osa appena sperare; dell’inferno si prova paura e terrore. Ciò a cui puntano le anime più ragionevoli e realistiche, è invece il Purgatorio: una dimensione dalla quale sia poi possibile raggiungere Dio dopo adeguata e sofferta punizione per le nostre malefatte, presenti e passate. Pochi uomini hanno la dignità ed il coraggio di dichiarare la propria intenzione di volerlo raggiungere subito, senza transiti purificatori. Quasi tutti, più ipocritamente, preferiscono assicurarsi di avere aperte le porte del Purgatorio, ben lieti di poter rimandare ad una ipotetica e lontana “sofferenza futura” il compito di rimediare ad errori che essi, per intanto, continuare a commettere.

Da quanto è sino ad ora emerso, appare chiaro come sia l’inferno che il Paradiso, intesi come realtà spirituali finali e virtuali, scorporate da Dio da Satana, in realtà non esistano; o, per meglio dire, coincidano totalmente e compiutamente con la realtà di Satana e di Dio. La differenza tra queste due realtà è però molto ben evidenziata. Chi si annulla in Satana manterrà la consapevolezza del nulla infinito dal quale non emergerà più. Chi si sublimerà in Dio manterrà la propria consapevolezza divina e creatrice, ed in essa ed attraverso di essa realizzerà costantemente l’Amore ed il Creato con Dio ed in Dio per l’eternità. So che apprendere della non esistenza del Paradiso e dell’inferno addoloreranno non poco tante persone, che su questi presupposti hanno ispirato l‘intera loro esistenza. Ma questa è la verità, per quanto sconvolgente agli occhi di qualcuno essa possa apparire.

Le Essenze, nel loro avventuroso, travagliato e talvolta molto lungo cammino purificatore avranno invece sempre a che vedere con il Purgatorio, realtà dinamica e costante nella esistenza di ogni individualità, sino all’approdo finale ed irreversibile sull’una e sull’altra sponda, per l’eternità.

Se poi, per amore di precisione, vogliamo entrare ancora di più nel merito della questione, dovremmo dire che un piccolo Paradiso ed un piccolo Inferno in realtà esistono, anche se hanno entrambi una dimensione finita, a termine. O, meglio, possiamo dire che il Purgatorio, alle sue due estremità, possiede una fascia esistenziale raggiunta la quale non Sarà più necessario reincarnarsi. Anche se la propria evoluzione (od involuzione) sarà compiuta, esisteranno ancora delle sfumature che ne impediscono e la fusione in Dio e l‘annullamento in Satana. Dal momento che questo libro è rivolto a coloro che hanno scelto la vita, tralascerò di entrare nel dettaglio del processo che le Entità seguiranno per essere invece fagocitata da Satana. Per le Essenze va precisato che, una volta raggiunto tale livello terminale, Esse non vengono ancora assimilate in Dio per considerazione di merito relative alla loro evoluzione.

Mi spiegherò meglio con un esempio: –

Analizziamo due persone, entrambe nella posizione (10) della figura (5). Una di loro, la persona “A”, sceglie di rinchiudersi in un convento di montagna per trascorrere l’intera sua esistenza in contemplazione di Dio e del suo creato. Essa raggiungerà l’estasi e la manterrà sino alla morte. L’altra, la persona “B”, fa invece l’operaia in una grande azienda metalmeccanica. È sposata ed ha figli. Vive la propria vita nell’amore, superando ogni giorno le difficoltà di un ambiente di lavoro prevalentemente ateo, di un marito poco propenso alle cose dello spirito di figli alle prese con le mille tentazioni e perdizioni della società contemporanea, che tutti ben conosciamo. Entrambe queste persone, agli occhi di Dio, hanno rimediato i loro errori raggiungendo l‘evoluzione terrena, e riportando la propria Essenza al livello in cui si trovava quando discese per la prima volta da Dio in un corpo umano. Entrambe queste persone spendono la loro vita nell’amore, amplificando in tal modo la loro energia ormai purificata nell’Universo intero, a disposizione di Dio. Con questa esistenza entrambe avranno terminato il loro ciclo di reincarnazione, entrambe si presenteranno a Dio monde da ogni traccia di tradimento, avendo entrambe pareggiato i conti con i propri e rispettivi karma. Ciononostante, con ogni probabilità, Dio collocherà, all’interno della fascia terminale che abbiamo testé esaminato, la persona “B” in un‘area a Sé più vicina della persona “A”. La ragione è semplice. Raggiungere Dio dalla pace e dalla serenità di un eremo è più facile che raggiungerlo dal tumulto e dai ritmi della battaglia quotidiana per la vita. Questo piccolo Paradiso, all’interno del quale ci sono solo tre livelli evolutivi, serve a cancellare dalla consapevolezza dell‘Essenza anche la più piccola traccia di umanità, prima di rientrare in Dio. Una sorta di “camera di sterilizzazione”. Ci si deve preparare a rientrare nell’energia dell‘Amore totale, e per fare questo occorre “esistere” molto vicino a Dio, per assuefarsi nuovamente al ventre dal quale un tempo venimmo partoriti. Lo schema seguente (fig. 6) dovrebbe chiarire ulteriormente le idee:

Nella fascia (3) sono collocate le realtà spirituali ancora sdoppiate in Essenze ed Entità, seppur ciascuna con un proprio e personale rapporto proporzionale tra le due realtà. Ne consegue che ciascuna di esse necessiterà ancora di rinascere in un corpo umano tante volte quante saranno necessarie all’una o all’altra componente per prendere il sopravvento, estinguendo del tutto la controparte. Coloro che si ritrovano nelle dimensioni (2) e (4) sono rispettivamente Essenze ed Entità pure. Esse si sono rese totalmente disponibili a servire rispettivamente Dio o Satana per interventi straordinari che richiedano la totale dedizione alla causa. A loro sarà consentito ancora di reincarnarsi; ma solamente se dovesse ravvisarsene la necessità, non più per propria scelta. Esse potranno rendere così dei servizi specifici grazie ai quali, ma con meccanismi contrapposti, raggiungeranno la loro destinazione finale eterna, assoluta, irreversibile.

Le Essenze pure si fonderanno in Dio, fagocitate dalla Sua energia creatrice universale. Esse acquisiranno una totale intimità con l’Altissimo, diventandone parte intrinseca e costituente, vivendo in Lui e tramite Lui la creazione di nuovi mondi, di nuove Galassie, di nuovi Universi nell’Amore assoluto, all‘infinito. Le Entità pure, una volta spremute sino all’ultima goccia di energia, diventate ormai inutili, finiranno totalmente inermi in Satana, ed in lui termineranno la loro involuzione e, con essa, la loro speranza di interazione diretta con la realtà. Esse diventeranno consapevoli della loro impotenza ad essere, ma non perderanno mai, per l’eternità, la consapevolezza di ciò che avrebbero potuto essere. Vivranno nell‘assenza totale dell’energia divina, per l’eternità, per l’infinito.