14 – KARMA E REINCARNAZIONE

Accingendomi ad illustrare, nel dettaglio, il grandioso meccanismo della reincarnazione, sono pienamente consapevole delle difficoltà che incontrerò lungo questo difficile cammino. Non per la complicazione in sé dell‘argomento (qualsiasi realtà, anche la più complessa, quando la si osserva alla luce della verità, diventa semplice), ma per la mancata presenza di questo concetto in talune religioni maggiori dell’umanità mia contemporanea o, dove invece esso é presente, per i confusi e contraddittori significati che gli sono attribuiti.

Alcuni filosofi greci, contemporanei a Pitagora, ne facevano esplicito riferimento; il Cristianesimo e l’Ebraismo non ne fanno cenno alcuno; la quasi totalità degli Hindu crede nella reincarnazione, e per questo non si nutrono di carne; alcuni mistici sostengono che essa é una migrazione evolutiva, iniziando con materia per poi procedere nella vita vegetale poi animale, poi umana poi addirittura angelica (comunque già intuendo il concetto di “transito”); i Dervisci credono che ogni oggetto abbia un suo spirito.  Infine coloro che sono seguaci di religioni orientali saranno portati a confrontare le informazioni che troveranno in questo libro con quelle apprese dalle loro rispettive confessioni religiose. Ogni discrepanza, ogni difformità seppur minima dalla propria visione della reincarnazione sarà, per costoro, un pericoloso ostacolo che si frapporrà tra essi e la verità, convinti come sono tutti, che la propria fede religiosa sia la migliore e la più veritiera. Coloro che provengono dalle culture occidentali, invece, troveranno questo meccanismo nuovo ed alieno. Mi auguro pertanto che, con tali contraddittorie premesse culturali, i concetti che andro’ qui ad esporre vengano appieno compresi, giacché il karma ed il poderoso meccanismo Divino che ne consente l’attuazione (la reincarnazione), sono pietre miliari nella comprensione totale della verità, relativamente a questo Pianeta. Per questa ragione, e per fare finalmente chiarezza, non debbo e non voglio omettere alcun particolare nella totale e completa esposizione di questa straordinaria realtà, qualunque conseguenza ciò dovesse provocare nell’animo del lettore.

 

PERFEZIONE ORIGINARIA  – EDEN

Inizierò dalla notte dei tempi, quando la prima colonia umana,  dotata da Dio della propria Essenza, prese possesso di questo Pianeta. Stiamo parlando di oltre 7000 anni lineari or sono. In altra parte di questo libro (capitolo 3 – IL CORPO UMANO) ho ben spiegato il mio concetto di “anno lineare”; invito dunque a leggere questo capitolo, prima di proseguire.

Tra i compiti della prima colonia, quella formata dalle Essenze Primarie, c’era anche quello di popolare la Terra, al fine di creare su questo pianeta un “generatore di energia d’Amore”. Questa prima colonia, all’inizio, viveva nel Paradiso Terrestre. All’incirca dove si trova l’attuale Sri Lanka, per intenderci.  La maggior parte delle confessioni religiose di mia conoscenza, in qualche modo, raccontano dell’Eden. Un posto ed un tempo felici in cui l’umanità viveva nella più totale armonia con sé stessa, con la natura e con Dio. In quella prima colonia regnava la pace assoluta, l’armonia Divina, l’Amore universale. Gli esseri umani che la popolavano (erano 27, all’origine, le Essenze cosiddette “primarie”) erano tutti indistintamente portatori ed interlocutori diretti di Dio, e l’Amore che aveva preso a scaturire dalla loro armonia, aveva già iniziato ad esercitare la sua benefica e creativa influenza anche al di fuori della Terra, sull’universo circostante.

Ci fu una precisa ragione, per la quale Dio decise di permettere a queste 27 Essenze Primarie di esistere sulla Terra, in quel preciso momento; ragioni direttamente legate alla creazione ed al ruolo che queste Essenze, prima di incarnarsi sulla Terra, vi ebbero. Ma questo argomento esula dai contenuti di questo libro, e dunque non ne parlerò. Forse, un giorno, chissà… in un altro libro, in un altro corpo, inshallah! Qui mi limitero’ a descrivere uno dei loro compiti, per cosi’ dire, secondari: popolare la Terra di Essenze come la loro, ciascuna generata da un atto compiuto d’Amore.

Torniamo alla cronaca di quei tempi. Arrivo’ purtroppo anche il giorno infausto in cui accadde il “fattaccio”, ed il clima spirituale all’interno dell’Eden si guastò irrimediabilmente. Molte religioni (ed anch’io), usano, all’uopo, la parola “Peccato Originale”. Ciò che accadde nella realtà, visto con gli occhi dell’umanità mia contemporanea, non sarebbe apparso poi così drammatico, anzi piuttosto naturale. Ma per la perfezione che allora permeava tutti noi (io sono uno di quei capostipiti), quella decisione fu rovinosa.

Questo, in breve, l’antefatto: Dio aveva progettato la nostra comunità in perfetta armonia e coesistenza di Essenze, tutte diverse tra di loro, tutte complementari tra di loro, tutte interagenti tra di loro, perché dalle loro sapienti ed armoniche fusioni, non solo sanguinee, potesse scaturire la perfezione e la totalità dell’energia: l’Amore. Tutti vivevano ed amavano tutti, anche fisicamente, senza alcuna limitazione. Tutti si viveva dei frutti della natura e la civiltà avrebbe dovuto da essi prendere origine nel più rigoroso rispetto della natura e degli altri esseri viventi che, all’epoca, coabitavano con noi sulla Terra. I nostri corpi erano perfetti, sempiternamente giovani, sani ed armoniosi, immagine riflessa e perfetta dell’armonia della Creazione. Una comune perfetta,  e non certo utopistica, giacché fu per un periodo immemorabile la nostra realtà di vita. I corpi fisici erano perfetti, armonici, e le cosiddette “preferenze sessuali» non esistevano.  Ciascuno era libero  di entrare in intimità, anche sessuale, con chi più desiderasse, senza alcuna distinzione di sesso. Se l’amore si decideva di fare, si faceva con le persone, e non con i loro attributi sessuali. Così come non aveva alcun senso scegliere partner giovani piuttosto che adulti piuttosto che anziani. La nostra vita era infinita, ed una volta giunto alla maturità adulta, il corpo umano restava tale per un periodo illimitato di tempo, cui poneva fine solo la propria scelta di tornare a Dio, quando cio’ fosse stato, dall’Essenza stessa, ritenuto opportuno.   In altri termini tutti si era giovani, belli, perfetti e totalmente disponibili, privi della componente patologica delle differenziazioni caratteriali, fisiche, karmiche, morali e personali, che oggi determinano l’insorgenza dell’innamoramento tra due date persone.

 

IL PECCATO ORIGINALE

Questa perfezione si incrino’ allorché uno di noi permise ad un sentimento di gelosia per una fanciulla del gruppo, dapprima di formarsi, poi di crescere morbosamente nel proprio cuore, sino a diventare talmente forte da spingerlo a lasciare la comunità. Partendo, egli porto’ con se la sua compagna, consenziente anch’essa con la decisione di lasciare la comunità, per poter vivere la propria esistenza insieme, in esclusiva intimità, convinti com’erano, entrambi, che così la loro vita sarebbe stata migliore di quella pensata, per loro, da Dio. Di questo episodio esistono alcune fantasione versioni, tra le quali quella che ha alimentato la leggenda di Adamo e di Eva descritto nella Bibbia. Fu l’uomo, pero’, a proporre alla donna la fuga (e non la donna a proporre la “mela” all’uomo, come erroneamente tramandato nella Bibbia). La donna lo seguì senza alcun accenno di resistenza, nel modo più passivo e sottomesso. Fu proprio quel “seguire l’uomo senza condizioni né resistenze” che dette l’avvio alla millenaria dipendenza della donna dall’uomo, che tutti ben conosciamo ed osteggiamo, e della quale essa non ha ancora saputo pienamente emanciparsi. Costoro pensarono che la vita di coppia, sostituita alla vita di comunità, potesse essere migliore, più intima ed esclusiva di quella che pure era stata progettata e voluta da Dio; in altre parole, forse ripetendomi, essi pensarono di volere per sé una realtà che pensavano migliore di quanto Dio stesso avesse voluto per loro.

In questo è consistito il peccato originale.  Dio non aveva mai preso in considerazione il rapporto di coppia esclusivo, né a livello fisico né a livello sociale. Peccato per la morale della famiglia, tanto cara a tante Chiese, e tanto in auge presso talune società del Pianeta, ad esempio presso quella americana, o musulmana, o indiana. Il bisogno di trovare la cosiddetta “anima gemella”, ed instaurare con essa un rapporto esclusivo, senza aperture all’esterno, è una consuetudine relativamente recente, generata dalla regressione della razza umana in seguito all’azione aberrante, non solo spirituale, del male.  L’esigenza di trovare un partner che risponda adeguatamente alle proprie necessità karmiche è, infatti, conseguente all’errore primario. Tale esigenza, all’origine, non esisteva. . Ciò che accadde dopo l’allontanamento della prima coppia dalla comunità, è facile da immaginare, sia all’interno del rapporta tra i due sciagurati capostipiti del male, sia all’interno della stessa comunità originale, ormai inquinata dal seme del dubbio e del male, che proprio in quel tempo e con quella precisa premessa prese lentamente corpo e vita, per la prima volta, su questo pianeta.

Ma l’idillio, come spesso succede anche ai miei tempi, fu di breve durata. I due protagonisti della nostra prima coppia prese ben presto  a litigare, incolpandosi reciprocamente dell’errore che invece congiuntamente e consenzientemente avevano accettato di compiere, sebbene a decidere in tal senso fosse stato per primo l’uomo, e la donna lo avesse seguito pedestremente, colpevole quanto lui per la propria incoscienza e per la mancanza totale di analisi e di valutazione di ciò che stava in tal modo avallando.   Infine, essi finirono di separarsi, e terminarono i loro giorni abbruttendosi sempre di più, sino a che diventarono l’ombra di ciò che pure erano stati, e così fu per i loro discendenti, e per i discendenti dei loro discendenti, in caduta libera. Le passioni, si sa, oggi come allora, hanno breve durata, ed i due rinnegati si pentirono ben presto del loro gesto sconsiderato. E’ pur vero che essi tentarono quasi subito di ritornare sui propri passi, chiedendo perdono a Dio e di poter essere riammessi nella comunità, ma vennero da Dio respinti.  Dio infatti aveva ben chiara la proiezione delle conseguenze del loro gesto.  Essi avevano ormai innestato un processo di reazione a catena, che il loro pentito rientro nella comunità non avrebbe più potuto fermare. Nei loro cuori si era incrinata irreparabilmente l’armonia originaria, e questa disarmonia ben presto avrebbe iniziato ad inquinare anche il loro corpo, che di vita in vita si sarebbe depauperato, reso vulnerabile ed imperfetto, di definita e brevissima durata, così com’è quello umano, oggi. Prima o poi si sarebbero verificate altre circostanze sciagurate.  Egli sapeva che l’umanità che aveva creato nell’Amore, sin dalla sua origine, si era ormai guastata e che ben altri sarebbero stati i costi, ed i tempi, per il suo risanamento! Nella comunità, l’esempio dato dalla prima coppia fu ben presto seguito anche da altri, sino a che Dio non rimase solo, e colui che pienamente e totalmente lo incarnava, fini’ per morire nel dolore più cocente del fallimento subito.

Le copie formatesi sulle macerie della comunità Divina originaria non seguirono miglior sorte di quella toccata alla prima di esse. I loro discendenti presero a popolare la Terra, diffondendosi in ogni dove, disseminando il Pianeta di anime in pena, sempre più angosciate e provate dall’errore originale, in un crescendo di dolore e di tragedia che condusse l’umanità sin dove tutti oggi ben conosciamo. Essi ed i loro discendenti si abbruttirono sino ai gradi più infimi della scala di valori dell’uomo. Ciò non impedì, qua e là, la fioritura di civiltà che volonterosamente iniziarono la scalata ai valori perduti, ma purtroppo esse, una dopo l‘altra, fallirono. II loro fallimento fu principalmente causato dai due seguenti fattori fondamentali, riscontrabili in tutte le civiltà del passato che si sono estinte: –

1). – Il primo fattore è stato la mancanza, nonostante la buona volontà dimostrata, di sufficienti credenziali spirituali. Molta buona volontà ma poca “consistenza” pratica degli sforzi prodotti.

2). – II secondo fattore è da ricercarsi nella volontà di Satana, nel frattempo pasciutosi, e cresciuto nel coagulo di energia negativa prodotto dalle Essenze primarie degenerate e dai loro discendenti, di ostacolare con ogni mezzo qualsivoglia processo di evoluzione che possa far riconquistare all‘umanità posizioni e valori che gli risulterebbero fatalmente letali.

Esseri umani “dotati di anima”, discendenti dei primi coloni, si affiancarono prima, e si sostituirono poi, agli animali a forma umanoide che abitavano la Terra in quei tempi e che la abitano tutt’ora, sino a popolarla del tutto. Ciascuno di essi, e credo che questo sia chiaro a tutti, ha così iniziato la sua carriera umana con un saldo fortemente negativo, con un enorme debito karmico ereditato dai suoi progenitori, come all’erede universale cui tocchino in eredità i debiti, anziché il patrimonio, dei propri genitori defunti. Solo oggi i tempi sembrano maturi per gettare le prime solide basi perché questo processo possa diventare reversibile, e tanto tempo e tante sciagure l’umanità dovrà ancora penare, prima che questo obbiettivo possa essere del tutto perseguito. La diffusione di questo libro né é la prova più evidente.

 

REINCARNAZIONE

Volendo fare un esempio concreto, parleremo del caso del Sig. X: egli venne al mondo per la prima volta, supponiamo, 6000 anni lineari or sono, econsumò   la propria vita secondo i criteri propri della sua epoca, da un lato primitiva e violenta all’inverosimile, dall’altro più o meno improntata ai valori istintivi che, seppur già irrimediabilmente compromessi, dovevano allora essere impressi nello spirito umano più nitidamente di quanto non lo siano oggi. Giunto alla fine dei suoi giorni, al nostro Sig. X toccò di fare un bilancio della sua prima avventura umana, e constatò suo malgrado che le circostanze di sopravvivenza di quell’epoca furono talmente dure e violente che il suo spirito non ce la fece a gestirle, così come Dio avrebbe voluto. Egli dunque si rese conto di aver accumulato più odio che amore, più paura che speranza. Egli avrebbe dovuto, per logica essenziale, essere condannato alla perdizione, all’annientamento, lontano dal Dio che egli non fu capace di trattenere dentro di sé nel corso della sua prima sfortunata esistenza.

Ma Dio è bontà infinita. Nel momento in cui si rese conto del tradimento dei suoi amati figli, Egli vide anche quello che sarebbe naturalmente stato il logico e conseguente sviluppo di quell’azione maledetta. Vide ciò che l’umanità avrebbe dovuto passare in conseguenza a quel rifiuto. Vide la fame, le carestie, le malattie. Vide le guerre, le atrocità, le barbarità più efferate. Vide le ingiustizie. Vide il pianeta morire lentamente, asfissiato ed avvelenato dalle scorie e dai rifiuti delle civiltà che gli uomini avrebbero progressivamente generato. Vide le enormi difficoltà che gli esseri umani avrebbero incontrato per “rimediare”, nel corso delle loro travagliate esistenze, alla penalizzazione con la quale ciascuno sarebbe venuto al mondo. Vide il fallimento del meccanismo di popolamento del Pianeta allo scopo di produrre ed amplificare l’irradiazione di Amore, Suo progetto originario, per questo nostro pianeta. Dio vide tutto cio’, perché Egli esiste al di fuori del tempo! Se Dio avesse “ragionato” con la logica umana, Egli avrebbe senza dubbio deciso la distruzione dell’aborto di umanità, che in tal modo e per tali cause, si era venuta a creare. Avrebbe deciso di dissolvere tutto e tutti per eventualmente ricominciare, da capo, altrove.

Ma per nostra  fortuna Dio non è, né ragiona, come un essere umano. Egli ci amò a tal punto da volerci offrire una “chance” di sopravvivenza. Nella Sua capacità di Amore totale ed assoluta decise di permettere a questi suoi figli tanto diletti quanto criminali, di rimediare al misfatto, se essi lo avessero voluto. Decise che le Essenze di ciascun uomo e di ciascuna donna potessero reiterare la propria esperienza terrena una, dieci, cento volte, tante quante sarebbero state necessarie a ciascuna delle loro Essenze, per rimediare totalmente al danno da essa compiuto, dall’origine sino ai giorni nostri. Questo meccanismo sarebbe continuato senza sosta sino a che uno dei due seguenti risultati non fosse stato raggiunto: –

1). L‘Essenza si sarebbe evoluta, emendandosi totalmente, sino a raggiungere Dio nella sua ultima vita, rendendo così inutile ogni ulteriore processo di reincarnazione.

2). L’Essenza avrebbe optato definitivamente per Satana, spegnendo nel proprio cuore anche l‘ultima, flebile fiammella d’Amore. Anche in questo caso un’ulteriore ciclo di reincarnazione non avrebbe avuto più alcun significato, ma per ragioni opposte. L’Essenza, e con essa la sua capacità potenziale di irradiare amore in tutto l’universo, sarebbe andata definitivamente perduta nell’alveo di Satana, senza fine, con la consapevolezza assoluta di essere senza speranza di salvezza, per l’eternità.

Per agevolare ulteriormente l’evoluzione, all’Essenza fu inoltre concesso, giunto il momento di rinascere, di “concordare con Dio” le sue prossime chances di salvezza: le fu permesso di scegliere lei stessa le condizioni ambientali, sociali, famigliari e fisiche più idonee rispetto a quanto essa avesse voluto “migliorare” la sua posizione karmica:

  •  più “confortevole” essa vorrà la sua prossima esistenza, meno “debito karmico” questa esistenza avrebbe consentito di estinguere;
  • più difficile, dolorosa o penalizzante la nuova esistenza sarà, più debito karmico si sarebbe estinto con essa.

In tal modo Dio permise all’Essenza di diventare protagonista nella stesura del proprio progetto di riabilitazione. Dio (il caso) avrebbe assecondato tale scelta durante la sua vita, secondo i suoi originari voleri. Per miglior chiarezza ripeto il concetto: Per migliorare il proprio livello evolutivo, essa avrebbe scelto una vita di dolore, sia fisico (ad esempio, nascendo in un corpo malato o deforme), sia sociale (ad esempio, nascendo in una famiglia disgraziata o senza neppure una famiglia), od entrambi; avrebbe scelto partner di vita egoisti, dominanti e tiranni; avrebbe scelto una discontinua e probabilmente inaffidabile soluzione professionale, con scarse certezze esistenziali per la sua stessa sopravvivenza. Oppure, in alternativa, con un atto di volontà del proprio libero arbitrio essa avrebbe devolto la propria ricchezza al servizio di una nobile causa, utile all’umanità od alla causa della natura nel suo complesso, devolvendo (S. Francesco docet)  od amministrando saggiamente in questa direzione, il proprio patrimonio.  Rare sono le eccezioni a queste regole ferree. Purtroppo la grande maggioranza delle persone ricche o benestanti non arriva a superare l’egoismo di possedere più di ciò che loro necessiti, avviandosi fatalmente e senza speranza verso il proprio destino. A nulla serviranno le ricerche spasmodiche di avventure mozzafiato, i viaggi senza sosta e senza meta alla ricerca di sé stessi, nel vano tentativo di stordirsi, per cacciare quel senso di angoscia e di inquietudine che li accompagnerà per tutta la vita, sintomo incompreso del malessere della propria Essenza! Modificare il proprio orientamento karmico è, seppur sempre possibile per tutti, uno degli obbiettivi più difficile da raggiungere. Questo, malgrado l‘Essenza, una volta immessa da Dio nel corpo del neonato che essa stessa ha prescelto, in una famiglia che essa stessa ha prescelto, in un ambiente sociale che essa stessa ha prescelto, abbia sempre la possibilità, se la sua componente corporea lo vorrà fermamente (libero arbitrio), di risalire faticosamente o di discendere precipitosamente la china della propria evoluzione.

Torniamo al nostro sig. X, e precisamente al momento della sua morte. Egli lascerà questo mondo con un “saldo evolutivo” che dovrà necessariamente tenere conto della qualità globale della propria esistenza, soppesata e quantizzata con l’unità di peso e di misura dell’amore e delle proprie libere scelte. Tale saldo rappresenta il progressivo debito ancora da pagare, contratto con Dio dal momento dell’originaria creazione sino alla sua morte. Esso potrà dunque essere più o meno pesante di quando Il Sig. X venne al mondo, in diretta relazione all’utilizzo che egli ha fatto del proprio libero arbitrio. La sua Essenza verrà nuovamente accodata in una sorta di “lista di attesa” per un nuovo progetto, per un nuovo corpo, per un nuovo natale, con le caratteristiche che essa ha nel frattempo elaborate, alla luce dell’esistenza appena trascorsa, e che lei stessa ha giudicato, al momento di morire; e così via sino a quando verrà finalmente raggiunto uno dei due seguenti obiettivi: –

1). L’Amore si impossesserà della totalità dello spirito della persona, e l’Entità della stessa verrà definitivamente dissolta. In tal caso, dopo una ultima vita spesa nella purezza totale al servizio di Dio, l’Essenza potrà finalmente tornare, restituendosi per sempre a Dio da cui essa un giorno lontano provenne.

2). L’Amore si spegnerà definitivamente, e l’Essenza verrà a sua volta prevaricata totalmente dall’Entità, che diventerà l’unica e sovrana proprietaria di quella povera consapevolezza. Anche in questo caso, se Satana lo riterrà opportuno, l’Entità potrà tornare ancora sulla Terra, reincarnandosi per poter servire il suo padrone in specifiche missioni, come ad esempio ospitare l’Entità massima, quando questa lo necessita. Poi, quando il suo ultimo tempo sarà trascorso, ed essa avrà bruciato anche l’ultima unità di energia, essa verrà terminata, estinta in Satana, ma mantenendo, per l’eternità, la consapevolezza che mai più potrà rivedere la luce di Dio.

Il meccanismo qui sopra trascritto è noto e famigliare ad alcune religioni orientali con il nome di “reincarnazione “. Le caratteristiche fisiche e sociologiche che la persona, nel bene o nel male, possederà al momento della sua nascita e sperimenterà nel corso della sua vita, è nota alle stesse religioni con il nome di: “karma”. Ho pensato di mantenere queste due terminologie, perché sono univoche e non danno adito ad equivoci di sorta. È un peccato che le religioni occidentali, soprattutto la cattolica, la ebraica e l’islamica abbiano perso, strada facendo, queste nozioni fondamentali, senza le quali non si possono adeguatamente spiegare né comprendere molte realtà, tristi o gioiose della dimensione umana. Ad esempio, non si può spiegare perché un bambino nasca focomelico in seno ad una famiglia di mendicanti nomadi, ed un altro nasca bello e sano in una ricca famiglia occidentale. “I disegni di Dio sono imperscrutabili“, dicono con religiosa devozione e rassegnazione i credenti. Errore: Non c’è cosa più chiara, semplice e lineare nei progetti di Dio! Non dico questo per immodestia. Una volta apprese le Sue verità fondamentali, Dio è davvero semplice da capire.

 

KARMA E DOLORE

Quando, tempo fa, mi imbattevo in una persona portatrice di qualche grave handicap, la mia psiche reagiva sempre all’incontro con grande imbarazzo. Dapprima tentava in tutti i modi di ignorare la circostanza, facendomi volgere altrove lo sguardo,  possibilmente evitandone l’incontro. Quando poi l’incontro non poteva essere evitato, ostentava un’indifferenza che non corrispondeva affatto alla realtà del turbamento che invece sempre provavo. Oggi vedo queste persone per quello che esse sono realmente: Essenze con grandi debiti karmici, dovuti in misura mediata ai residui della colpa originale ed alle proprie scellerate esistenze precedenti; certamente non alle colpe della loro vita presente. Queste Essenze, decidendo di venire al mondo con un così grave handicap, hanno accettato di pagare, in dolore e sofferenza quotidiana, una grande quota di tale debito, tutto in una sola volta. Esse vanno accolte con Amore, con ammirazione e con rispetto. Pochi hanno avuto il coraggio di andarci così pesante, come invece loro hanno fatto. Il senso di malessere che tanti provano al loro cospetto, nella maggior parte dei casi, è in realtà dissimulato imbarazzo. Un imbarazzo che la nostra Essenza prova per non avere avuto la forza di fare le scelte che loro invece hanno fatto. Al contrario, l’appassionato trasporto con il quale molte persone scelgono di vivere accanto a questi coraggiosi, per consentire loro un seppur minimo standard qualitativo di vita, solitamente nasconde profonda ammirazione. Vergogna ed ammirazione sono due sentimenti contrastanti, ma che manifestano un unico senso di stupore verso costoro, così palesemente forti e coraggiosi.

Alcuni giorni fa incontrai, per la strada, una mamma, anziana, che spingeva faticosamente una carrozzella sgangherata sulla quale era appollaiato un uomo di circa 40 anni, già brizzolato, mal vestito e maleodorante. Gli arti erano deformati, il volto girato in una posizione innaturale, scosso da tremiti frequenti. Un filo di bava gli scendeva dalla bocca che, evidentemente, non controllava bene. Ma al di là del ghigno impresso sul suo volto, quell’uomo mi sorrise. MI SORRISE. Sorrisero i suoi occhi, guardandomi. Quando si incrociarono, i mei si riempirono istantaneamente di lacrime; non di gioia, non di pietà, non di commozione, ma di gratitudine. Quell’essere cosi’ provato mi sorrideva, quasi volesse infondere, lui a me, coraggio. Mi fermai accanto e lui e gli accarezzai fugacemente il volto. Quando la mia mano gli tocco’ il viso, si sforzo di premerlo su di essa, come a voler prolungare il contatto. La madre resto’ come bloccata dalla situazione; poi mi si getto’ addosso, mi prese la mano e me la bacio’. Tutti e tre riprendemmo subito la nostra strada, dopo quella sosta durata un attimo, ma in quell’attimo tutti e tre trovammo un grande giovamento dall’incontro. Quanto scalda, una sola scintilla d’Amore!

Per esaurire la dissertazione sui portatori di handicap, occorre infine osservare come essi si suddividano in due categorie, ben differenziate tra di loro: –

1). Coloro che accettano con gioia e con costruttiva serenità la propria menomazione o malattia, per le ragioni che abbiamo testé esaminate. Essi saranno sempre allegrei sereni, irradiatori di armonia e di gioia di vivere nonostante le gravi limitazioni che li caratterizzano.

2). Coloro che maledicono il giorno in cui sono nati e, con questo, anche la scelta che all’origine ha causato questa dolorosa realtà. Essi saranno, per tutta la vita, astiosi ed invidiosi della serenità e della sanità altrui, pieni di odio e di livore.  Malediranno Dio e le loro deformità ad ogni occasione, ed interagiranno con l’umanità che li circonda con ostilità ed acredire. Inevitabilmente rassegnati, certo, ma sempre odiosi verso tutti.

Lascio trarre a voi le conclusioni sul futuro evolutivo degli appartenenti alla prima ed alla seconda categoria qui sopra esaminata, per quanto ovvie esse possano apparire.

Giacche’ ho parlato delle origini dell’uomo essenziale su questo Pianeta, credo a questo punto che sia giusto aggiungere che quello che vi ho narrato non è il primo, bensì il terzo tentativo che Dio ha fatto per impiantare su questa Terra una colonia di Amore. Già due volte, prima d’ora, noi Essenze Primarie siamo scese su questo Pianeta per colonizzarlo nell’Amore. Già due volte, prima d’ora, abbiamo ripetuto lo stesso errore. Già due volte, prima d’ora, l’umanità ha sviluppato su questo stesso pianeta una sofisticata tecnologia, che ha usato non per incentivare la propria evoluzione ma per formalizzare la propria distruzione di massa, totale e completa. Entrambe le due volte precedenti, l’umanità si è totalmente estinta sulla Terra, e con essa le vestigia della sua civiltà e con essa l‘intera popolazione animale e vegetale che condivideva con lei lo stesso cielo e la stessa terra. L’uso sconsiderato della tecnologia che ciascuna civiltà è stata capace di produrre è sfuggito dalle loro mani, causando un cataclisma planetario che ha “azzerato” ciò che la Terra aveva sino ad allora generato, ricreando il caos originario, l’amalgama indistinto degli elementi che si erano, grazie a questo cataclisma, nuovamente fusi tra di loro, per poi lentamente ritornare a differenziarsi, con gli elementi che nuovamente si dissociavano, nel percorso a noi scientificamente noto. Questo che tutti noi stiamo vivendo è il terzo ed ultimo tentativo operato da Dio per far decollare il Suo progetto d’Amore. Nell‘ultimo scorcio del secondo millennio dell’era moderna, anche questo terzo tentativo giunse ad un filo dal suo fallimento, ad un filo, questa volta,  dall’olocausto nucleare.

Ad ogni buon conto, a Dio piacendo, l’olocausto non si è (ancora) verificato, e noi siamo propensi a dare ormai per cessato il rischio che esso si verifichi. II nuovo millennio che si è appena affacciato vedrà la razza umana risalire la china verso la sua perfetta evoluzione originaria, e con essa la realizzazione del progetto Divino, divenuto finalmente operativo. Almeno, questo è ciò per il quale tutti stiamo lavorando. Questa evoluzione globale comporterà anche una progressiva riduzione del fattore karmico globale, sino alla sua completa estinzione. A quel punto anche il meccanismo della reincarnazione, così come noi oggi lo conosciamo, non avrà più alcuna ragione di essere.

 

GIOVANNA

Nelle pagine che seguiranno ho voluto chiarire meglio il concetto di consequenzialità karmica con un esempio completo: la storia dell’evoluzione di Giovanna. Sono certo che esso concorrerà alla dissipazione di eventuali dubbi o confusioni. Per fare un esempio che aiutasse a capire meglio la dinamica del fenomeno della reincarnazione e, al suo interno, il concetto di karma, prenderò a prestito il sistema degli assi cartesiani, dove per l’ascisse si intende il livello evolutivo (fig.7), e per ordinate si intende la sequenza delle vite vissute, dalla prima (quella più vicina al punto A), all’ultima.

La nostra prima esistenza, in assoluto, deve essere raffigurata in sostanziale coincidenza con il punto B (fig. 8). , non dal punto A. Infatti, per pura che sia l’Essenza che per la prima volta viene al mondo, essa é già “contaminata ” dal Peccato originale, dunque non più coincidente esattamlenmente con Dio.

Nonostante dunque la purezza originaria, già sin dalla nascita ogni essere umano è stato precipitato, dalla negatività complessiva dell’ambiente in cui viene al mondo, verso il basso. Al termine della prima esistenza in cui si accumulò il primo indebitamento karmico, la posizione evolutiva del soggetto in questione sarà piombata dalla posizione B, situazione al momento della sua nascita, alla posizione C, più lontana da Dio proporzionalmente all’impurità accumulata nella sua esistenza… (figura 9; vedi anche Fig. 3)

… e più vicina al punto Z, corrispondente al quadro evolutivo nullo o, per meglio dire, al livello involutivo massimo. A questo punto, se Dio non avesse deciso di concederci questa immensa prova del Suo Amore, al termine della nostra prima esistenza, se solo essa si fosse macchiata di impurità, noi avremmo dovuto essere annientati. II ripopolamento essenziale di questo pianeta sarebbe stato interrotto sul nascere, e la razza umana portatrice di Dio avrebbe seguito le sorti dei suoi figli più degenerati: i primati! Proprio da quel confine estremo tra il nulla e la vita eterna, il calvario terrestre dell’uomo, di ciascun uomo (giacché l’origine fu tale per ciascuno), ebbe inizio.

Chiarita la funzione delle ascisse (raffiguranti idealmente il progredire – regredire evolutivo di ciascuna Essenza) passiamo ora alla raffigurazione delle ordinate. Tracciamo una linea ideale e, a distanze idealmente fisse, tracciamo una serie di intersezioni perpendicolari equidistanti tra di loro, raffiguranti ciascuna una nostra vita (Fig. 10)

Collochiamo ora l‘ordinata in un punto ideale di intersezione dell’asse delle ascisse. Giacché il punto, esclusivamente simbolico (in quanto la distanza o la vicinanza dal punto A o dal punto Z non ha alcun significato), porremo l’asse delle ordinate, per comodità grafica, circa a metà tra il punto A ed il punto Z (fig 11)

Raffiguriamo con un punto  ciascuna esistenza. Sul nostro grafico avremo pertanto due punti, in corrispondenza della prima e della seconda vita trascorsa. Unendo ciascun punto con una retta, avremo una raffigurazione grafica esemplare e semplificata dell’intero processo evolutivo (Fig. 12)

In questo caso, il processo è in discesa (si è involuto). Proseguiamo ora l’esempio per comodità, utilizzando un caso pratico:

Giovanna è una ragazza che, come tutti, ha iniziato la sua prima vita in prossimità del punto B (giacché comunque già “contaminata” dal Peccato Originale). Al termine di questa esistenza, avendo essa risentito dell’influenza negativa dell’ambiente in cui venne al mondo, essa ha concluso la sua prima vita in regresso, diciamo sino al punto C, come evidenzia lo schema della figura 12, citato a mo’ di esempio. Questo punto (C) diventerà dunque la base di partenza per questa esemplificazione.

La seconda vita di Giovanna prenderà il via dal livello evolutivo (C), non più puro ed evoluto come quello (B) che ha caratterizzato la sua prima nascita. Essa si accingerà ad intraprendere l’avventura della sua seconda esistenza con sopra le proprie spalle già un certo numero di penalizzazioni, tanto più numerose e consistenti quanto più sarà distante il punto (C) dal punto (B).  Essa non conserverà alcun ricordo della sua prima esistenza. Se tale ricordo avesse conservato, con esso avrebbe anche acquisito un allarme sufficiente a fargli evitare la ripetizione degli errori commessi. Il livello di involuzione con cui si viene al mondo determina quindi, in misura direttamente proporzionale, la “naturale” capacità di essere e di vivere, secondo la giustezza divina, come se ciò fosse, per la persona in questione, il più naturale ed ovvio dei comportamenti, in qualsiasi circostanza. C’è,  infatti, gente che viene al mondo aborrendo naturalmente la violenza come mezzo e metodo di confronto e di interazione con la società! Costoro proveranno ripugnanza per l’uso della violenza in qualsiasi circostanza, per quanto drammatica, essi dovessero venirsi a trovare. Nessuno avrà insegnato loro questo principio. Talvolta, al contrario, essi nati in famiglie in cui la violenza è mezzo e metodo naturale di espressione. Ciononostante essi, istintivamente, la rifuggiranno. Questa reazione altro non è che un “riflesso condizionato” dal livello evolutivo con il quale sono venuti al mondo. Al contrario, coloro che faranno naturale ricorso alla violenza per imporre sé stessi o le proprie idee, dimostreranno come essi siano nati, evolutivamente parlando, molto penalizzati e quanta strada abbiano ancora da percorrere per elevarsi al livello di tante loro vittime. II livello evolutivo con cui si viene al mondo, non ha poi nulla a che vedere, e pertanto non va confuso, con il proprio gradiente karmico, che è invece il quantitativo di Handicap, fisici o sociali, con i quali ciascuna Essenza sceglie di nascere e con il quale vivere la propria vita, ripagando in tal modo, dal punto di vista energetico, agli errori ed ai danni compiuti durante le esistenze precedenti. Una volta pagati i debiti, se l’Essenza lo vorrà, potrà esercitare il proprio libero arbitrio per evolversi ulteriormente verso l’alto, riconquistando in tal modo le posizioni precedentemente perdute.

Ritornando all’esempio di Giovanna: supponiamo che, durante la sua seconda esistenza, abbia saputo ascoltare il proprio istinto, effettuando le scelte giuste di vita e pagando con il giusto atteggiamento le compensazioni karmiche che le saranno state proposte. Alla sua morte, essa trarrà dalla sua seconda esistenza un bilancio decisamente positivo, che la spingerà nuovamente verso l’alto (Fig. 13)

Come si può visivamente dedurre dalla figura 13, Il punto D corrisponderà al livello evolutivo raggiunto da Giovanna alla fine della sua seconda esistenza. Esso sarà sensibilmente più elevato di quello (C) raggiunto al termine della sua prima vita. Evidentemente i meriti acquisiti da Giovanna durante la sua seconda esistenza non sono stati sufficienti a farle riconquistare le posizioni perdute a causa dei suoi errori precedenti. Forse la sua prossima vita, se vissuta con pari positività ed abnegazione, potrà ricondurla al livello evolutivo originario. Ma qui avviene il colpo di scena:

Giovanna, nata per la terza volta con migliori prospettive della seconda, si trova in un contesto di persone e/o di circostanze che non sa sintetizzare con la dovuta fermezza. Si lascia sedurre da Satana e dalle sue lusinghe. Abdica a Dio ed alla purezza e spende il proprio tempo terreno finalizzandolo al godimento della propria psiche anziché a quello della propria Essenza. Il risultato è tragico. Alla sua morte, Giovanna piomba in basso quasi tra le braccia di Satana, quasi a sfiorare il punto di non ritorno. Il precipitare degli eventi di Giovanna mi offre lo spunto per illustrare un nuovo concetto, quello di “non ritorno”, che rappresenta una situazione reale riproducibile sia al positivo che al negativo. Direi che la fascia di non ritorno identifica lo stadio tanto evolutivo quanto involutivo nel quale la persona vince sé stessa, abdicando all’esercizio del proprio libero arbitrio. In altre parole, chi raggiunge questo stadio non potrà più tornare indietro, né in un senso né nell’altro. Ciò non significa che la possibilità gli sia negata per volere superiore; significa piuttosto che, di fatto, essa non è più praticabile, perché il soggetto in questione, per sua scelta, non è più in grado di esercitare il proprio libero arbitrio per correggere o contraddire la scelta evolutiva od involutiva effettuata. Egli non desidererà più tornare indietro. Raffigurerò questa condizione graficamente con una linea di “+» e di “-” (Fig. 14)

nel modo seguente (Fig. 15):

Ritornando all‘esempio in questione, al termine della sua terza vita, Giovanna si ritroverà (Fig. 16):

La povera Giovanna, precipitata al punto (E), pericolosamente vicina al punto di non ritorno, pericolosamente vicina all’annientamento della sua Essenza per una consapevole eternità. Vale anche per lei l’assunto, tanto giusto in campo spirituale, che chi tanto più in alto sale, tanto più velocemente precipita. Per quanto sia teoricamente possibile, in negativo, ciò che è altrettanto teoricamente possibile in positivo, il raggiungimento dell’involuzione totale non è affare da poco, e per quanto il libero arbitrio possa optare per questa scelta totale, l’Essenza non accetta supinamente una scelta che la porterebbe all’annientamento, senza giocare tutte le proprie carte. È molto probabile, pertanto, che il suo precipitare verso il nulla si arresti prima che sia troppo tardi, prima che sia oltrepassato Il punto di non ritorno.

Certamente il risveglio natale, dopo una caduta così rovinosa, non potrà essere né felice né tantomeno indolore. L’essenza che si affaccerà alla sua quarta esistenza porterà in dote al corpo che la ospiterà un ben gravoso fardello: quello di tutte le penalizzazioni, non solo spirituali, che caratterizzano il bassissimo livello evolutivo raggiunto da Giovanna. Molto probabilmente essa nascerà in un paese disastrato, nel cosiddetto quarto mondo, all’interno di una famiglia disastrata od addirittura senza di essa, in un corpo penalizzato da handicaps di forte spessore, povera e disperata esistenza ai margini di una società della quale molto probabilmente dovrà accontentarsi dei rifiuti. Ammetto che il quadro tracciato sinora non sia dei più entusiasmanti, ma quanti esseri umani vivono in tali condizioni, se non peggiori, in ogni angolo della Terra! La nostra Giovanna vivrà dunque una sicuramente breve esistenza come meglio potrà, raccogliendo e coltivando nel cuore come grandi tesori i pochi spiccioli di umanità o di calore che le riuscirà di raccattare nel corso della sua povera vita. Se riuscirà a non maledire il giorno in cui venne al mondo ed a non odiare il resto dell’umanità dei cui scarti essa dovrà vivere, alla sua morte essa si vedrà elevata di qualche punto, come appare chiaro dal grafico seguente (Fig. 17)

Neppure il risveglio dal punto (F) non sarà dei più rosei, all’inizio della quinta esistenza di Giovanna, sebbene probabilmente si saranno attenuate le condizioni ambientali e sociali avverse, o forse si ridurrà l’handicap fisico che probabilmente ancora penalizzerà la sua nuova esistenza. Poche concessioni ad una Essenza ancora pesantemente “convalescente”. Quel poco di sentimento che le sarà concesso di nutrire sarà però sufficiente a volgere la prua della propria esistenza, se ella lo vorrà nella direzione di Dio. Supponiamo che Giovanna sappia anche in questa esistenza accettare i propri presupposti karmici esistenziali nonché le vicissitudini che, senza sosta, la flagelleranno ancora per tutta questa altra vita con un sostanziale spirito di rassegnazione costruttiva: se così sarà, Giovanna si vedrà ancora evolvere, come appare dalla fig. 18:

Supponendo che questa tendenza continui anche per le tre esistenze successive, in costante progressione seppur con diverse intensità, la raffigurazione grafica della situazione venuta a crearsi durante le esistenze (H), (I) ed (L) potrebbe essere raffigurata come segue (Fig. 19):

Dall’esame dell’excursus evolutivo di Giovanna si evince anche una seconda legge, quasi sempre verificata, che è l’esatto complemento di quella già enunciata. Essa evidenzia come il cammino evolutivo sia tanto più duro e lungo quanto più profondo è l’abisso dal quale occorre riemergere. Nella realtà forse il percorso evolutivo tende ad essere altalenante, e ad esistenze con un positivo bilancio evolutivo talvolta se ne susseguono altre con un bilancio evolutivo tendente al basso. Volendo ipotizzare anche per la nostra Giovanna un’ipotesi del genere, dovremo raffigurarla nel modo seguente, nelle sue due esistenze successive (Fig. 20):

Quasi riconquistate le posizioni originarie, per la nostra Giovanna si pone l’obbiettivo più impegnativo e definitivo: ritornare pura come un giorno essa venne creata, adempiendo finalmente al proprio compito originario: amare Dio, sé stessa ed il proprio ambiente sociale e culturale, sprigionando in tal modo energia pura, utilizzabile da Dio per la manutenzione del creato. Naturalmente è possibile anche il contrario: scendere precipitosamente la china evolutiva sino ad incontrare Satana, e con esso ed in esso spegnere irreversibilmente l’ultima flebile fiammella di amore di cui si è ancora capaci, sino al nulla eterno, angosciato dalla mancanza di Dio e delia Sua Estasi totale.

L’analisi degli eventi evolutivi, non necessariamente quelli di Giovanna, ci consente, tra l’altro, di fare utili e precise considerazioni sul karma e sui suoi meccanismi. Ogni volta che Giovanna ha pensato, detto od operato negativamente, essa ha contemporaneamente prodotto due ben precise e distinte conseguenze. Da un lato essa ha contribuito a disgregare fisicamente una “quota” di creato proporzionale all’emissione di negatività da lei prodotta con il proprio pensare, dire o fare contrario alla giustezza divina. Questa emissione è andata ad incrementare proporzionatamente il proprio bilancio karmico, alzando l’indicatore di quanta distruzione resta all’Essenza da rimediare prima di raggiungere una condizione di “nulla è più dovuto”. Il proprio coefficiente karmico, a sua volta, si può ridurre esclusivamente espiando, nel dolore e nella sofferenza (fisica o sociale), un prezzo proporzionale al danno arrecato. In tal modo viene fisicamente ricostruito o rimediato energicamente la porzione di creato distrutto dal proprio agire malsano.

L’evoluzione, invece, è la tendenza dell‘Essenza a recuperare la purezza originaria e, con essa, le sensibilità cognitive ed operative che contraddistinguono tale condizione. È ovvio che chi deliberatamente scelga ed operi il male, genererà da un lato karma negativo e, dall’altro, ridurrà proporzionatamente la propria residua purezza essenziale. Lungi dall‘essere assoluta, questa correlazione può anche configurarsi con diverse velocità. Così, mentre è possibile in un attimo di lucidità, scoprire ed accettare totalmente Dio nel proprio cuore, evolvendosi poi di conseguenza sino ai più alti vertici della piramide Essenziale, non è altrettanto possibile, nello stesso breve lasso di tempo, estinguere i propri debiti karmici, che necessitano di tempi di “espiazione” adeguati alla gravità delle colpe passate. Può pertanto succedere che persone buone, generose, evolute, sprigionanti dolcezza ed amore, prive della capacità stessa di odiare, soffrano in vita limitazioni fisiche e sociali tremende, ai limiti stessi della sopportazione umana. È altrettanto possibile che persone malvage ed egoiste godano in vita di bellezza, salute e ricchezza a profusione. Questa condizione non potrebbe essere altrimenti neppure compresa se non alla luce di quanto ho testé annunciato. La distinzione tra karma ed evoluzione si è resa necessaria nel momento in cui mi sono reso conto che, confondendo tra di loro queste due realità, si potevano originare equivoci, anche per ovviare ai quali consiglio di leggere, contestualmente a questo capitolo, quello dedicato all‘evoluzione. L’assimilazione e l’interiorizzazione dei due concetti, almeno nei miei intendimenti, getterà luce sufficiente su questo architrave della vita spirituale dell’uomo.

A conclusione va ancora precisato come il karma ed il libero arbitrio della persona non siano gli unici due elementi a concorrere e a determinare il flusso degli eventi della vita di un individuo. Bisogna anche tenere conto del libero arbitrio altrui, che talvolta è energeticamente di tale intensità da prevaricare il nostro, oppure da creare premesse tali per cui il nostro non abbia più ragione o possibilità di manifestarsi. Mi riferisco, ad esempio, all’esplosione nucleare di Nagasaki. Non penso che nessuno possa sostenere che l’intera popolazione della città, distrutta dall’esplosione nucleare, fosse karmicamente preposta a terminare polverizzata da quella bomba, in quel giorno e a quell’ora! Ci saranno pur state, in quella città, anime buone la cui scelta non era stata quella di finire in quel modo e in quel momento! In altre parti di questo Libro, parlando di Inferno e di Paradiso, riprenderò questo esempio per riesaminarlo alla luce non già delle conseguenze terrene, ma di quelle spirituali. Moltiplicate questo effetto “correttivo” del libero arbitrio degli uni sul karma altrui per tutte le cause ed effetti che simultaneamente si intrecciano sul pianeta, e capirete come talvolta, nostro malgrado, non ci venga concesso di fruire della nostra vita così come avremmo voluto, e veniamo dunque sottoposti a rischi involutivi non previsti e non calcolati. Per porre finalmente in essere il nostro “piano di rientro” karmico potrebbero così occorrere molte più vite di quelle originariamente schedulate. A questo fattore, evidentemente ritardante dell’evoluzione di massa, Satana attinge sempre a piene mani. Di questo parlerò invece più diffusamente nel capitolo dedicato alla negatività.