18 – Ottimismo

È noto a tutti che una persona allegra tende ad essere naturalmente ottimista anche se ciò, purtroppo, non è una acquisizione automatica del comportamento. Penso perciò che valga la pena di approfondire meglio l’argomento.

Mentre l’allegria è una condizione esistenziale, essenzialmente volta al presente, in grado di colorare e profumare in tempo reale le cose che facciamo, diciamo o pensiamo nel corso della nostra giornata, l’ottimismo è un valore che orienta al futuro, e come tale esso è in grado di demarcare e di marchiare globalmente ciò che saremo domani. Esso ci aiuterà, domani, ad essere più allegri, mentre ci induce a vivere l’oggi in condizioni di assenza di ansie ed angosce di qualsivoglia natura, anche là dove tali ansie sarebbero umanamente comprensibili. Sappiamo quanto l’ansia e l’angoscia siano pericolose, influenti come sono sulle contingenze congiunturali negative delle persone che tali angoscia genera. È di fondamentale importanza essere ottimisti, in ogni circostanza, anche là dove l’ottimismo potrebbe apparire fuori luogo, di cattivo gusto, o addirittura del tutto inopportuno.

Occorre fare molta attenzione per evitare il rischio di confondere l’ottimismo con un suo facsimile, blando ed ingannatore, anch’esso concorrente a farvi meglio “digerire” un presente poco lusinghiero: la rassegnazione. Si tratta di un tranello dal quale occorre guardarsi con cura. La rassegnazione comporta la resa dello spirito di fronte ad un evento negativo. Non ha nulla di creativo, né di gioioso, né di fiducioso, e spesso costituisce l‘unica reazione che i deboli sanno produrre di fronte a soprusi o circostanze apparentemente più forti di loro. L’ottimismo, invece, è esattamente l’opposto della rassegnazione. La certezza incrollabile ed assoluta che tutto si rimedierà prima o poi per il meglio, non sa né di resa, né di sottomissione, tantomeno di rassegnazione; essa sa di vigore, di creatività, di speranza, in una gioia futura che al più presto si sostituirà alla transitoria sofferenza presente. Chi si rassegna, accetta passivamente le sofferenze della realtà; l’ottimista, al contrario, affronta le stesse sofferenze con la certezza che si tratta di un peso temporaneo, da cui presto troverà il modo di liberarsi. Chi si rassegna cessa di sperare; chi è ottimista va ben al di là della speranza: vive nella certezza di un futuro prossimo migliore. Ci sono delle situazioni in cui pare che l’ottimismo non abbia alcun senso come, ad esempio, nel caso di gravi incidenti, lesioni permanenti, malattie incurabili, decessi, catastrofi naturali o provocate dagli uomini che ci privano, in un attimo, di tutto il corollario della nostra vita. Di questo aspetto della vita e della morte ne parlerò in altre parti di questo libro. II trattarlo ora, infatti, ci porterebbe fuori strada relativamente all’argomento che stiamo trattando. Tra coloro che stanno leggendo queste pagine, potrebbe esserci qualcuno che, provato da uno di questi drammatici e purtroppo non infrequenti eventi della vita, stia cercando qui un aiuto ed uno spunto per andare avanti. A costoro chiedo di fare uno sforzo, un atto di fiducia in me e di proseguire lo stesso la lettura, lasciando questa domanda in sospeso: prima di terminare la lettura di questo libro verrà anche la risposta che stanno cercando.

L’ottimismo è una condizione di vita estremamente “contagiosa”. La persona ottimista scuote dalle fondamenta le persone che le vivono attorno, è da esse sempre immancabilmente notata, frequentemente biasimata; comunque sempre considerata come un modello comportamentale da invidiare se non da imitare. Essere ottimisti, quindi, è anche un modo per diffondere tra gli ignavi una scintilla del Dio. Quando si è nel deserto, senza scorte liquide, quell’unico sorso di acqua calda che ci si può concedere ha il sapore e l’emozione di un torrente di acqua cristallina di montagna; anche una sola goccia di ottimismo, se sporta a gole aride ed assetate di Dio, può avere lo stesso sapore e dare la stessa emozione del torrente impetuoso di cui parlavo pocanzi. L’ottimismo può essere espresso sia con le parole, sia con l’atteggiamento generale della persona, che da entrambi. È molto importante, quando si conversa, formulare parole, frasi e concetti ottimisti. Consiglio vivamente a chi non l’abbia ancora sperimentata, di fare questa esperienza. Si renderà conto di come, nella maggior parte dei casi, l’interlocutore resti qualche istante sorpreso, come interdetto, ad ogni ottimistica enunciazione: quasi come se la speranza, la fiducia, la serenità che l’ottimismo fatalmente sprigiona, siano valori che la gente comune non è più abituata a riconoscere. Nelle nostre conversazioni, la cosa più importante è testimoniare il proprio ottimismo, e viverlo poi nelle azioni della vita di ogni giorno, effettuando ogni giorno le scelte comportamentali e di vita che esso suggerisce, anche a discapito (come spesso accade) della razionalità, delle precauzioni o dell’entica morale o sociale dominante, dalle quali troppo spesso gli uomini sembrano pesantemente dipendere! Questa affermazione non va comunque interpretata in senso estensivo, perché la persona ottimista non è né un’irresponsabile né un’incosciente. Agire con ottimismo non significa dunque agire irresponsabilmente, senza tenere nella giusta considerazione ipotesi di sviluppo degli eventi in modo a noi non favorevole! Significa però essere profondamente convinti che, alla fine del match, si profilerà come vincente la soluzione che noi avevamo positivamente previsto. Esserne profondamente convinti è già avere questa soluzione al 50% in tasca! Quando sostengo che l’ottimismo deve spingere a compiere delle azioni anche contrarie ai dettami della ragione o del costume sociale corrente, intendo dire che le decisioni dell’uomo non debbono essere influenzate da concetti limitativi di ordine culturale e sociologico, non certo che egli debba agire con spirito di trasgressione congenita! Talvolta l’ottimismo porta a dover agire contro ogni logica previsione. In questi casi non bisogna badare alle considerazioni esteriori: occorre seguire l‘istinto che è, necessariamente, anche ottimista. Questa è l’interpretazione autentica della mia precedente affermazione!

L’ottimismo si esprime anche con il sorriso. Provate a pensare ad una persona (sempre che ne abbiate conosciuta una) che vi sia rimasta impressa nella memoria per non averla mai vista sorridere. Che so: un vicino di casa, un professore, un collega di lavoro. Se avete conosciuto una persona del genere, cercate di ricordare se essa fosse ottimista o pessimista. Sono pronto a scommettere che la ricorderete come pessimista! II sorriso è il volto dell’Essenza di ciascuno di noi. Chi non sa sorridere non permette alla propria Essenza di comunicare con chi sta dintorno, e questa è una situazione estremamente sgradevole. Provate a sorridere quanto più possibile, in ogni circostanza che lo permetta: scoprirete come l’atteggiamento ostile di chi vi circonda venga velocemente disarmato e sostituito con un più arrendevole e meno battagliero atteggiamento di dialogo e di confronto. Vi sorpassano malamente? Sorridete. Vi approcciano con ostilità? Sorridete. Volete fare una nuova conoscenza? Avvicinatevi con il sorriso sulle labbra. Questo segno inequivocabilmente distensivo avrà il grande merito di trasmettere la pace che è in voi anche a chi, trovandosi in quel momento nei vostri paraggi, la pace nel cuore non ha. Certo, questa non è la ricetta dell’elisir che cura tutti i mali, ma ne cura parecchi, ed alcuni anche molto gravi. Così come la penicillina non cura tutte le infezioni…

Parecchie delle considerazioni che si possono fare a proposito dell’ottimismo sono state ribadite a proposito dell’allegria e della positività, condizioni tutte complementari tra di loro. È infatti molto difficile estrapolare un valore dalla rosa di valori complementari ed integranti, di cui l’ottimismo fa parte. Essi sono tutti intrinsecamente collegati, ed è difficile, ad esempio, agire con ottimismo senza essere contemporaneamente anche allegri o gioiosi, e così via. In questo libro ho dovuto giocoforza analizzarli separatamente, ma nella realtà essi si presentano sempre intimamente combinati fra di loro, avviluppati a tal punto che è molto difficile valutarli separatamente ed individualmente. Lascio a voi l’onere alquanto gravoso di districare questo legittimo groviglio, se ne dovesse intravedere una qualche specifica necessità od utilità. In caso contrario, per quanto mi riguarda, potete benissimo vivere questi valori, ed applicarli congiuntamente, se ciò renderà più facile e naturale la loro attualizzazione sia all’interno che nelle espressioni esterne della vostra vita.

Desidero aggiungere però un criterio, che potrà esservi utile nella scelta degli amici da frequentare. Sceglietevi sempre amici ottimisti. È molto difficile, infatti, che una persona ottimista non viva “in grazia di Dio”. Non ne ho mai conosciuta una.