2 – Amore

Se noi conformassimo la nostra vita all’universo di sentimenti e di compiutezza esistenziale che sono naturalmente contenute in questo vocabolo divino, ben poco ci sarebbe ancora da aggiungere. Basterebbe passare ogni singola circostanza, ogni attimo della nostra vita, ogni situazione vissuta, al setaccio ed al vaglio inesorabile di questo parametro traendone, di volta in volta, le doverose (ed univoche) conseguenze. Basterebbe domandarsi, ad ogni circostanza: “Sto agendo con Amore? Sto parlando con Amore? Sto reagendo con Amore? Sto lavorando con Amore? Sto giudicando con Amore? Sto studiando con Amore? Sto amando con Amore? Sto educando con Amore? Sto ascoltando con Amore? E via discorrendo.

Peccato che questa ricetta, così semplice, non sia fatta per la nostra razza umana; a quanto pare l‘uomo non è fatto per le soluzioni semplici, che troppo spesso considera riduttive, al cospetto della propria saccenteria. Chissà che cosa direbbero i nostri giuristi, se al posto di codici e codicilli, leggi e normative, protocolli e procedure, ci fosse una unica e sola enunciazione:

Amatevi gli uni gli altri come Dio ha amato voi, ed amate il vostro Pianeta e, con esso, l ‘Universo come amate i vostri fratelli”

Troppo semplice, per la nostra razza superiore! È preferibile scomporre questo semplice assunto in una serie di argomenti consequenziali e derivati, più complessi ma più consoni alla dignità culturale della razza tra le più scellerate e sanguinarie del nostro Universo. Per chiarire meglio questa affermazione e per eliminare ogni equivoco, mi sento in dovere di fare una ulteriore precisazione: ogni 100 citazioni umane della parola “amore”, la maggioranza di esse riguarda il rapporto affettivo e sessuale (quasi sempre più sessuale che affettivo) tra esseri umani, e solo una esigua minoranza riguarda invece il valore universale dell’espressione, intesa come manifestazione totale e totalizzante della Presenza e dell‘Essenza di Dio tra gli uomini. Quando io parlo dell’Amore non intendo riferirmi a ciò che scaturisce tra due esseri umani che scoprono di volersi bene o tra figli e genitori, o tra due amici (tutte realtà degnissime); intendo riferirmi all’Amore di Dio per noi, principio informatore di ciò che deve essere alla base di qualsiasi rapporto tra noi e l’universo terreno in cui viviamo, sia esso composto da esseri umani, da esseri animali, da esseri vegetali oppure sia esso inteso, globalmente, come ambiente.

Se tutti gli uomini si sforzassero, con onestà, di applicare questo codice, pensate che essi ricorrerebbero ancora alle armi per dirimere le loro questioni territoriali? Pensate che ricorrerebbero ancora al litigio, alla violenza, per risolvere i loro conflitti di armonia coniugale? Pensate che inquinerebbero ancora i fiumi ed i mari della Terra, o che avvelenerebbero consapevolmente la nostra atmosfera per mero calcolo economico od insipienza, condannando i propri nipoti alla più dolorosa agonia? Oppure pensate che accetterebbero consapevolmente di distruggere ciò che Dio ha loro donato di più bello: la vita, per inseguire dei “paradisi” artificiali, tutti così effimeri e virtuali? No, tutto questo non accadrebbe più.

Utopia, dite voi?  Dal punto di vista rigorosamente umano, potreste anche avere ragione. L’utopia è infatti il riconoscimento di un ideale irrealizzabile, di un progetto inattuabile, di una ipotesi irraggiungibile; ma Dio non ha limitazioni; né ne può averne colui o colei che porta Dio nel cuore. Per me questa utopia si è trasformata in realtà, e lo è stato anche per i miei fratelli del Gruppo delle Origini, o per lo meno per quelli, tra di essi, che hanno risposto di sì alla chiamata di Dio. Io non sono migliore o peggiore di voi. Penso anzi, al crepuscolo del tramonto della mia vita, di essere peggiore di tanti di voi; non sono né il più saggio né il più bravo, né ho avuto bisogno, per raggiungere questo risultato, di chiudermi in un convento a fare vita monastica: io sono la testimonianza vivente che tutto ciò è possibile. Anch‘io vivo, lavoro, combatto giornalmente per vivere e spesso anche solo per sopravvivere, come tanti di voi, come quasi tutti voi.  E se uno come me ha potuto toccare l’Amore, stiate pur certi che questo risultato è, a maggior ragione, accessibile a ciascuno di voi.

Stiamo parlando qui dell’Energia primaria e portante dell’Universo che ha creato, regge e determina il tutto, dentro e fuori il nostro Pianeta, la nostra Galassia, il nostro Universo. Stiamo parlando di Dio e della sua peculiarità specifica: quella, appunto dell’Amore. Dal momento che Dio è dovunque, Egli è presente anche in noi stessi, nelle nostre Essenze. L‘Amore di cui voglio parlarvi altro non è che |‘immagine di Dio in ciascuno di noi, la Sua immensa Energia, la Sua Presenza nella nostra esistenza più intima. C’è chi chiama “anima” tutto ciò.

Comprenderete bene che questo argomento non è né semplice né facile da trattare. Sarò costretto, per affrontarlo nella sua completezza, a suddividerlo per argomenti. Non che la cosa mi entusiasmi: non c’è nulla di più incongruo che classificare l’Amore di Dio in argomenti, quasi esso potesse essere sezionabile o suddivisibile! Ma dal momento che non ho altra scelta… così farò nella speranza di non snaturare troppo la grandezza di quanto voglio descrivere. Prenderemo perciò in esame l ‘Amore di Dio per noi (Amore di Dio per gli uomini), quello nostro verso di Lui (Amore degli uomini per Dio), quello verso i nostri fratelli (Amore nell’umanità), quello nostro verso la natura, gli animali ed il Pianeta stesso che ci ospita (Amore verso la natura).

 

AMORE DI DIO PER GLI UOMINI

Quando vogliamo pensare ad un modello ideale di amore, viene subito in mente ai più quello dei genitori verso i figli, soprattutto quando i figli sono piccoli ed i genitori non sono snaturati nella loro umanità.  Sia nel mondo animale che in quello umano questo modello rende abbastanza bene il concetto. La nostra cronaca e la nostra letteratura sono piene di esempi di abnegazione, di sacrificio, di serenità, di felicità, di gioia, di tutti quei sentimenti che dimorano nel cuore di qualsiasi padre o madre (che non sia – mi ripeto – snaturata nella sua umanità) verso i propri figli. Quale padre e quale madre può dire, onestamente, di non amare i propri figli? Anche i genitori meno capaci, meno preparati, più abietti, in cuor loro, coltivano questo sentimento, e per esso sono capaci, in casi estremi, di estremi gesti di eroismo, sino al sacrificio della propria vita. Al di là dei significati più spirituali, è lo tesso istinto della conservazione della specie, l’istinto della vita, l’istinto di Dio, a confezionare l’abito ideale per questa forma di amore, così vicina a quella che nutre Dio per noi. Queste cose le sappiamo bene e le sappiamo tutti, e quindi non è il caso che io le analizzi ulteriormente.

Dio ci ha voluti e creati e, prima di noi, ha voluto e creato l’ambiente in cui noi oggi viviamo: l‘acqua che beviamo, l’aria che respiriamo, le stagioni, le montagne, i mari, la natura… La paternità di Dio su di noi è cosa che nessun ateo e nessuno scienziato si sente di smentire. Poco importa il “come”, quello che più importa è il “chi”. Poco importa se il Creato si “formato in 7 giorni per mano fisica di Dio o si è formato plasmandosi dopo il “Big Bang”: ciò che importa è Colui che, del “Big Bang”, ha creato i presupposti. Per quanto tanti dotti scienziati si sforzino di formulare – talvolta commoventi – teorie sulla formazione dell’Universo, e si sforzino di dare spiegazioni scientifiche alla vita, giustificandola con fenomeni fisici più o meno casuali, essi non ottengono altro risultato che arretrare la spiegazione del problema, che continuano a non dare…. Si può solo arretrare nel tempo, regredire all’origine del tutto. Ma chi ha originato l’origine? Molto meglio accettare di buon grado la mano di Dio dietro tutto ciò. Non ha molta importanza che Egli abbia creato direttamente l’uomo o la prima molecola di acqua entro la quale, in un lunghissimo lasso di tempo, si è formata la prima cellula vivente la quale, dopo evoluzioni e specializzazioni quasi infinite, ha dato origine all’uomo, come noi lo conosciamo oggi, con buona pace di Darwin e di tutti i suoi fans. Oppure che abbia creato il primo amalgama gassoso che ha poi generato il Big Bang! Non dimentichiamo mai che Dio vive fuori dal tempo, che è un parametro, ahimè, solo umano. Quello che conta è che Lui ci ha creati, ci ha “ideati” e ci ha voluti, con Amore infinito. Del resto, anche quando un uomo ed una donna, amandosi, originano una nuova vita essi non la plasmano così come questa verrà poi al mondo, ma si limitano a determinare le premesse, le condizioni essenziali di esistenza mediante la fusione di due cellule primarie. Due cellule che, a tempo debito, formeranno un essere umano completo. Nessuno si sognerebbe di contestare la paternità dei genitori solamente perché, anziché creare un figlio, hanno creato solo le – di lui – reali premesse! Dio ci ha creati, e noi siamo tutti, indistintamente, suoi figli.

Come l’uomo medio viva il proprio rapporto con il padre Dio nello squallore più totale, lo esamineremo meglio nel paragrafo successivo (quanta gente, del proprio Padre, si ricorda, di norma, solo quando si trova seriamente nei guai). Vorrei invece gridare forte, qui, perché Dio ci abbia voluti su questa Terra: per essere portatori della Sua conoscenza, difensori della Sua creazione e, energeticamente, manutentori del Suo creato. Dio ci ha amato al punto di fidarsi di noi totalmente affidandoci la Sua Conoscenza. L’uomo, unico tra gli animali che popolano il pianeta, ha avuto in dono da Dio una intelligenza superiore e, soprattutto, la consapevolezza; ha avuto in dono la capacità di astrazione, la sensibilità teorica, il gusto del bello, dei colori, della musica, dell’arte. L’uomo ha avuto in dono da Dio un “pezzo” di Dio: la propria mente e tutto ciò che essa è capace di fare, di vivere, di sentire; e, soprattutto, ha avuto in dono da Dio la fantasia, portale privilegiato per toccare Dio da vicino. È come se un figlio avesse avuto in dono dal padre gli strumenti per arare i campi, per seminare, per mietere, per trebbiare il grano, per fare il pane. Di fronte agli atri figli, che tali doni non hanno avuto, questo figliolo dovrebbe nutrire, per il proprio genitore, una profonda e sincera gratitudine. Dio ci ha amati al punto da farci dei doni portentosi, dei doni che ci elevano al di sopra di ogni altra specie vivente sulla Terra. Non è forse questa una grandiosa dimostrazione di Amore?

Dio ci ama costantemente tollerando le nostre debolezze, i nostri ancori, i nostri disagi, le nostre guerre, i nostri crimini verso di Lui, verso i nostri fratelli e verso il pianeta che ha affidato alla nostra tutela, proprio in quanto razza superiore. Dio ci ama al punto da perdonare tutto, regalandoci il meraviglioso meccanismo della purificazione karmica, il meccanismo che ci permette, di vita in vita, di esistenza in esistenza, e anche all’interno dell’esistenza stessa, di emendare i nostri delitti attraverso un processo di giusta espiazione. Non è forse Amore, tutto ciò? Non è forse Amore il permetterci di restare nella Sua luce, nonostante i massacri, le angherie, i soprusi, il dolore inferto e tutto ciò che giornalmente siamo abituati a leggere sui giornali o ad ascoltare alla TV, prodotti da noi uomini? Dopo averci amati al punto da volerci e crearci, dopo averci amati al punto da perdonarci, dopo averlo offeso e maledetto innumerevoli volte, Egli continua ad amarci costantemente nel corso delia nostra vita. Innumerevoli volte Egli ci favorisce, nel nostro cammino terreno, in mille e mille circostanze, (le cosiddette “coincidenze”) in cui pare cadere dall’alto o verificarsi causalmente, il presupposto per una soluzione, un‘idea, un incontro risolutore che mai ci saremmo sognati di trovare, di avere o di fare. Quante volte ciascuno di noi ha sperimentato questo aspetto dell’Amore di Dio! I cattolici lo chiamano “Divina Provvidenza”; altre confessioni religiose io definiscono con altri termini. Certo è che tutte le religioni in qualche modo riconoscono questi interventi straordinari nella vita di ciascun essere umano. Anche gli atei (ma esistono autentici atei?) sono sensibili a queste manifestazioni straordinarie, nonostante il turbamento che provano talvolta è tale da far loro liquidare frettolosamente tale circostanza, attribuendola genericamente al fato, al destino.  Anche il termine “caso” è un sinonimo di Dio: solo che essi non lo sanno! Quante volte vi siete trovati ad un passo da una tragedia? Quante volte, guardandovi attorno vi siete sentiti smarriti, senza soluzioni possibili ad un problema che incombe su di voi affliggendovi senza apparente soluzione? Quante volte vi siete sentiti perduti? Quante volte, in quei momenti, vi siete rivolti al Padre e quante volte, come apparse miracolosamente dal nulla, soluzioni, rimedi, accomodamenti giungono “al momento giusto” per risolvere “in extremis” i vostri guai. Questo, perché Dio ci ama e ci segue passo per passo, perché è sempre presente con noi perché Dio è in noi. La nostra anima, orientata com’è a raggiungerlo ed a fondersi in un tutt’uno con Lui, Gli appartiene. Pensate forse che Dio possa pensare a soluzioni per noi dannose, dopo tutto l’Amore che ci ha dimostrato creandoci, assistendoci, aiutandoci ad esistere nonostante la tragedia originale? Seguire il proprio istinto nelle scelte, piccole o grandi della nostra vita, è come ascoltare e seguire la voce di Dio: la voce di Dio che è in noi, in ogni uomo, anche in quello più abietto e con le mani più lorde di sangue.

 

AMORE DEGLI UOMINI PER DIO

Tutt‘altra questione è l’amore che ciascuno di noi è capace di nutrire, nel suo cuore, per Dio. La panoramica da esaminare è variegata, a cominciare da coloro che aborriscono Dio, incapaci di amare, a coloro che lo scoprono prima in sé stessi, poi in coloro tra i quali vivono, poi nell’Universo che ci ospita. L’analisi della realtà umana attuale è aberrante. Ciò che l‘uomo ha saputo fare per rendere insensibile la propria coscienza all’Amore per Dio è veramente di immani proporzioni. Ci sono miliardi di persone che vivono nel materialismo più gretto; religioni e confessioni religiose estirpate dalle coscienze in decenni e decenni di oscurantismo; generazioni intere educate ai conflitti ed alla violenza più becera, all’odio, alla guerra; intere civiltà inebetite dai consumi e dall’abbondanza, che dimenticano Dio dimenticando il rispetto per sé stessi, per il proprio corpo, per il Pianeta in cui vivono; e poi la vera rivale dell’amore: l’indifferenza.

Ho parlato di religioni e di confessioni religiose perché voi sappiate quanto queste strutture siano limitanti e limitate nel condurre l‘uomo incontro a Dio. Ciononostante esse sono, se paragonate ai nulla, un “bene prezioso per l’umanità, uno spiraglio di luce nel buio totale, attraverso il quale, seppur faticosamente, sono transitate verso Dio tante persone buone. Come un cumulo di rifiuti alimentari sono da considerarsi un bene prezioso per chi, digiuno da tempo, abbia alfine la possibilità di cibarsene, evitando così di morire. Per questa ragione non ho mai negato il valore storico e sociologico che le chiese e le confessioni religiose tutte hanno avuto per le genti della Terra, sebbene sia doveroso constatare con amarezza che esse non hanno saputo far fronte efficacemente, quando non hanno addirittura contribuito, allo sfacelo dell’umanità, come si può dolorosamente constatare ai giorni nostri.

Come si sia arrivati a tanto scempio mi resta difficile comprenderlo. Se parliamo del peccato delle origini, in cui Dio fu abbandonato per l‘egoismo di chi allora ritenne di poter essere ed agire meglio di Lui, l‘umanità ha trascorso circa 7.300 anni lineari, anche se essi si sono tradotti in milioni di anni virtuali, come ho ben spiegato in un altro capitolo di questo Libro. Certamente, da allora, le civiltà che si sono susseguite sul Pianeta si sono date un gran da fare per spegnere la fiamma Divina dell’Amore dentro le loro consapevolezze umane. Quanto zelo e quanta proterva cocciutaggine sono state impiegate per affievolire la bontà, la fiducia, la serenità, la pace, la collaborazione, la solidarietà. (l‘Amore, in atri termini). Quanto zelo l’uomo ha messo nel tentativo di dimenticarsi di Dio e di far conseguentemente dimenticare Dio ai propri fratelli, al punto da arrivare allo scempio dei giorni in cui scrivo, a cavallo tra il secondo ed il terzo millennio. Non che Dio, nel frattempo, non ci abbia fatto segno della Sua benevolenza. Quanti emissari, quanti ambasciatori Egli ci ha inviato! Budda, Cristo, Ghandi, Teresa di Calcutta, Saibaba… per citarne alcuni tra i più noti; e quanti, sconosciuti ambasciatori di Dio, hanno vissuto in mezzo a noi nei millenni passati, ciascuno portando un po’ di luce alla gente ed alla comunità del suo tempo. Ciascuna di queste Essenze Divine ha fatto del suo meglio, ma l‘uomo, imperterrito, ha meticolosamente e caparbiamente coltivato l’arte dello sterminio, dell’odio, della guerra, del dolore, della violenza, della sopraffazione, della materialità. Certamente, qua e là, come fiori che si ergono fieri e spudorati ai di sopra di un campo di letame, qualche anima buona è riuscita a mantenersi tale anche attraverso le vicissitudini della vita terrena, così come l‘abbiamo ridotta. Anzi, per nostra fortuna, anime buone ve ne sono più di quanto si possa immaginare: esseri umani che hanno imparato a riconoscere Dio nella natura, nei fratelli, nel creato, in loro stessi, ed hanno iniziato ad amarlo nel profondo del proprio cuore, ricambiando a modo loro gli immensi doni ricevuti. Essi restano, tuttavia, ancora una minoranza.

Talvolta le cose più semplici cessano di esserlo quando debbono essere spiegate. Mi riferisco all’importanza vitale, per ciascuna anima, di imparare a vivere l‘Amore di Dio. Per me tutto questo è naturale, ovvio, intimamente ed indissolubilmente legato ad ogni istante delta mia vita tanto da non comprendere come altri esseri umani non capiscano, non vedano, non sentano l’immensa naturalezza di tutto ciò in sé stessi, nei propri cuori.  Per vedere Dio, per Amarlo, è sufficiente guardarsi attorno. Avete mai provato ad assaporare il profumo dell’aria quando vi entra nei polmoni, a seguire passo a passo ciò che succede nel vostro organismo quando respirate, quando vi nutrite? La semplice constatazione, anche superficiale (non siamo tutti medici) di come funziona il vostro corpo non vi induce a provare un sentimento di profonda riconoscenza e gratitudine verso Chi vi ha pensati e costruito per voi un così perfetto meccanismo? Avete mai osservato il sole, assaporato sulla vostra pelle le sensazioni che esso vi trasmette… il calore, l’energia… la forza, la salute… e non provate gioia per tutto questo? La gioia è Dio. Non avete mai provato, nel fondo del vostro cuore, quella intima felicità che è segno di Dio quando guardate il mare o quando stringete al cuore la persona che amate? Non provate gratitudine per tutto ciò? Non provate Amore per Dio, insieme a questa gratitudine? Non posso credere che, almeno una volta, ciascuno di voi non abbia provato questa gioia, questa grande, immensa, meravigliosa voglia di vivere, di essere, di amare. Quella volta voi avete sperimentato cosa significhi amare Dio. L‘energia che avete prodotto in quell’attimo d’amore è servita a Dio per riparare, correggere, attutire, lenire le catastrofi che l’indecente scempiaggine degli uomini compie e provoca quotidianamente. Di questo contributo alla manutenzione del Creato, tutti noi dovremmo andare fieri.

Fratelli cari, cercate di tenere più a lungo Dio nel cuore. Cessate il rapporto ipocrita, che vi fa pensare a Lui solamente nel momento della tragedia, della catastrofe! Quanto conforto nel rivolgersi a Lui quando ci troviamo di fronte ad una prova tremenda che la vita così puntualmente ci dispensa… salvo poi scordarsene, una volta superata la difficoltà. Non c’è nulla che io detesti di più dell’ipocrisia, forse perché ne ho fatto la mia bandiera per gran parte della vita! Quanta ne coltiviamo verso Dio, ogni giorno! Quando lo preghiamo per chiedere dei favori, delle “grazie”; quando lo preghiamo per chiedergli conforto… Ma quante volte lo pensiamo invece per gridargli la nostra felicità, la nostra gratitudine, la nostra gioia per essere accanto a Lui, in Lui? Dio desidera servirsi di noi, della nostra creatività, della nostra gioia, del nostro Amore per recuperare energeticamente in giustezza quanto egli elargisce all’intera umanità, ogni istante, per tutti gli istanti del nostro tempo. Ciascuno possiede un proprio singolarissimo rapporto con Dio. È curioso osservare come questo rapporto si diversifichi sino ad assumere, talvolta, forme molto diverse tra di loro, se non addirittura antitetiche.

C’è chi crede che amare Dio significhi adorarlo nei templi che gli uomini gli hanno eretto, quasi sempre con lo scopo, così facendo, di acquistare per sé stessi un “pass” per il Paradiso. I templi: solenni coreografe per la celebrazione di rituali sempre pagani, per mezzo dei quali essi plagiano le anime e le coscienze di chi li frequenta. Forse un aspetto positivo i templi lo hanno: quello di offrire un’atmosfera di silenzio e di raccoglimento che a volte aiuta chi, abituato ai frastuoni ed al ritmo frenetico della vita moderna, ha paura o fa comunque molta fatica a restare solo con sé stesso.

C’è chi crede che amare Dio significhi punire e travagliare il proprio corpo ed il proprio spirito, macerandosi nel dolore talvolta anche fisico, autoinflitto, nelle privazioni e nella sofferenza, in uno slancio masochistico vertente a “purificarsi”, espiando non sa quale peccato. Giusto il presupposto, ma totalmente errato ii metodo. Non spetta all’uomo scegliere la pena con la quale espiare i propri peccati: questo giudizio spetta solo al Giudice Supremo.

C’è chi crede che amare Dio significhi rinunciare a sé stesso per i propri fratelli, per il proprio figlio, per la propria moglie… per un ideale…. Dio non è annullamento, è pienezza! Come si fa a dare agli altri, se si è vuoti dentro? Che si tira fuori da un sacco vuoto?

C’è chi crede che amare Dio significhi obbedire ciecamente alla propria chiesa ed ai suoi ministri i quali, millantando investiture Divine, si arrogano quasi sempre il diritto di essere i soli e legittimi interpreti del Verbo Divino, giungendo al grottesco paradosso di assolvere e condannare in Suo nome! Dio aborrisce l’obbedienza. Dio non ha mai chiesto a nessuno di obbedire: non sa che farsene di truppa che obbedisca ad ordini. Dio non ordina, Dio Ama. Dio non comanda: Dio entra negli animi degli uomini se essi desiderano accoglierlo; e quando un uomo accetta Dio dentro di sé, non ci sarà bisogno di alcuna obbedienza: sarà la Sua giustezza ad informare le azioni, i pensieri e le emozioni di chi Lo ospita, orientandone ed uniformandone le sue scelte ed azioni, di conseguenza. Dal momento che Dio è uno, tutti coloro che Lo ospiteranno si troveranno, inevitabilmente, ad agire ed a sentire nello stesso modo: quello Divino. Per naturale orientamento, non certo per obbedienza: e questo perché se ci sono tante strade per raggiungere una meta, solo una è la migliore, quella più idonea per farlo. La strada che prenderebbe Dio se fosse al posto nostro.

Ho interrotto questo elenco di aberrazioni spirituali perché esso avrebbe potuto prolungarsi all’infinito, tante sono le varianti che l’uomo ha saputo partorire su questo tema. È molto triste dover dire a queste persone (molte delle quali in buona fede) che si stanno sbagliando. Dio non vuole il nostro masochistico martirio, non vuole la nostra devozione e, men che mai, la nostra adorazione. Dio non sa che farsene delle nostre preghiere, dei templi sfarzosi di sapore così pagano, delle ricchezze temporali delle Chiese o dei movimenti religiosi che pretendono di rappresentarlo in esclusiva sulla Terra; Dio non sa che farsene della nostra ubbidienza: Dio aborrisce l’ubbidienza. A Dio non si risponde, e con Dio non si dialoga, se non con l’Amore. L’uomo deve vivere nel Suo Amore, quotidianamente, testimoniando con la propria vita la giustezza tra i fratelli che vivono il proprio stesso spazio e stesso tempo. L’unico modo per dialogare con Lui è con i fatti, con la vita, con la coerenza, con la testimonianza, non con le parole, che alle orecchie di Dio sono solo quasi sempre sordi quanto inutili incomprensibili rumori; nemmeno con le ipocrite dichiarazioni e con propositi fasulli. Certo, gli uomini per rivolgersi a Dio sono necessariamente costretti a “parlargli”: altri modi non hanno. Parlargli non significa recitare a memoria meccaniche professioni di fede o compiere azioni ripetitive a scadenze orarie fisse, salvo poi vivere il resto della vita come meglio ci aggrada… quasi come se recitare quelle preghiere, formulare quelle dichiarazioni di fede, assistere a quella cerimonia, compiere certe azioni a ore fisse potessero essere un valido e credibile passaporto per il Paradiso! Quante volte insultiamo Dio, con questa convinzione!

Se voi sapeste quanto le cosiddette “devozioni” lo irritino (se mai Dio potesse essere irritato) e Lo rattristino, eliminereste senza esitazione i templi, i santuari, le reliquie, gli idoli che lo raffigurano, nel tentativo di rimediare l’aberrante cantonata che l’umanità ha preso. Dio non si adora, e soprattutto non si debbono idolatrare i suoi simulacri, retaggi pagani dai quali l’umanità non è ancora state capace di liberarsi. Un tempo forse queste teatrali messinscene, che supponevano Dio alla stregua di un essere umano, da indorare e da blandire con subdole adulazioni verbali, potevano essere comprensibili, nell’ottica primitiva delle civiltà di due o tre millenni or sono. Oggi, però, queste situazioni sono soltanto anacronistiche. Dio non si prega per “chiedere”. Dio non si compera barattando frammenti di bontà faticosamente e spesso artificialmente riprodotti all’uopo, in cambio di interventi atti ad assecondare il proprio egoismo o benessere, foss’anche fisico. Dio non si compera: Dio si vive, Dio si ama, Dio si testimonia al mondo attraverso la propria vita, Dio deve esibirsi in noi ed attraverso di noi. E quando sentite il bisogno di rivolgervi a Lui, non pregatelo di concedervi delle grazie, in quanto questo tipo di preghiere, solitamente, non oltrepassa neppure il tetto degli edifici in cui esse vengono formulate.

Sappiate che pregare Dio di concedervi qualcosa è una grande bestemmia ed offesa a Dio. Innanzitutto chi siete voi per “chiedere” qualcosa a Dio; Dio conosce ciascuno di voi e sa cosa voi o i vostri cari o amati per i quali pregate hanno bisogno. Dire a Dio “cosa deve fare” è davvero una grande bestemmia! Ci sono ragioni karmiche o conseguenti al libero arbitrio per le quali determinate persone si trovano in determinate situazioni: Dio aiuta chi si aiuta prima da sé, non dimenticatelo mai. Sempre è necessario che chi si trova nei guai “capisca” nel proprio intimo l’errore fatto e chieda ammenda a Dio: solo allora sarà aiutato, perché questo “avere capito” significherà che questa difficoltà o sofferenza è servita allo scopo di apportare evoluzione alla persona in questione, affinché tale errore non abbia più a ripetersi. Se proprio volete formulare una preghiera, rivolgete a Lui un‘ode di ringraziamento per il creato e per la vostra presenza consapevole e piena d’Amore in mezzo ad esso.  Rivolgete a lui un‘ode di gioia. Offrite il vostro amore per Lui, peri vostri fratelli e per il Pianeta che vi ospita, offritegli l‘energia della vostra bontà, affinché Egli possa utilizzarla per lenire, per correggere, per creare, per espandere… siategli utili, in quanto questa è l’unica, la sola e la vera ragione della nostra esistenza; la ragione per la quale la razza umana è stata concepita e voluta da Dio su questo Pianeta all’origine dei tempi: produrre energia d’Amore, offrirla a Dio irradiando di essa l’Universo che circonda, come una lampada accesa in mezzo ad una stanza buia illumina l’ambiente circostante. Altre preghiere non servono. Altro che non sia gioia per possedere Dio nel cuore e per la Sua presenza in voi nonostante i vostri limiti, è un insulto a Dio che sarebbe molto saggio evitare di formulare.

Con quanta amarezza debbo invece constatare come proprio coloro i quali avrebbero dovuto scegliere, quantomeno agli occhi del mondo, di testimoniarlo nella propria vita, i sacerdoti, deviino essi stessi per primi, dall’Amore di Dio. Essi impongono a coloro su cui esercitano una influenza diretta, le proprie chiese, reliquie, santi, madonne, croci, quadri, statue, sante lenzuola, ossa, resti organici, pezzi di carta stampata con improbabili fotografie di madonne imploranti o macabri cristi grondanti sangue con il cuore in bella mostra, posture da tenere quando si prega o campane da girare o da suonare, atti esteriori che servono esclusivamente alla coreografia degli uomini. Essi, così facendo, distolgono dall’intimità con Dio. Essi, così facendo, servono Satana concorrendo a privare queste persone del diritto che spetta a tutti gli esseri umani in quanto Suoi figli prediletti creati, all’origine “a Sua immagine e somiglianza”: quello di correre incontro al Padre senza intermediari, ascoltando solo la voce del proprio cuore.

Come potrebbe essere lungo questo capitolo!  Vi ho trasmesso, in esso, solo poche idee, uno spunto di riflessione per coloro i quali desiderino seriamente apprendere la verità. Di più non credo serva dire né, del resto, desidero dirvi, anche se questa materia è infinita, come infinito è l’Amore che Dio nutre per ciascuno di noi. Sia chiaro che non voglio scrivere nuove Bibbie o nuovi Corani; Dio me ne liberi! Non intendo formulare dogmi né tracciare criteri comportamentali assoluti. Ne nascerebbe una nuova religione, e questa perversa spirale di mediazione illegittima tra l‘uomo e Dio non si spezzerebbe più! Non voglio diventare un nuovo Maometto o un nuovo Gesù: In nome di costoro si sono fatte guerre atroci, generato odio infinito, commesso genocidi inenarrabili. Spero con tutto il mio spirito che, in futuro, non mi addosserete questa responsabilità, che io smentisco e disconosco sin da ora con la massima fermezza. Io desidero solo tramettere la verità, affinché ciascuno di voi la interiorizzi sino a scoprire in sé la luce, con le conseguenti giuste direttive di vita, da adottare an ogni circostanza ed in ogni quadro della propria giornata.

Lascio le necessarie considerazioni alla vostra sensibilità ed alla vostra capacità di auto-analisi.  A coloro i quali, giunti a questo punto, temessero di perdere le proprie «guide spirituali”, i propri “analisti a bon mercato” e i propri comodi rifugi in cui scaricare le tensioni e confusioni dovute all’inettitudine del proprio animo, vorrei dire: cercate e trovate da soli la via della Luce; fratelli cari: voi non avete bisogno di nessuna guida. Essa è in ciascuno di voi, nel vostro animo. Essa si chiama Fede, Amore e Giustezza. Se vi abituerete a riconoscerne la voce, gli insegnamenti, i suggerimenti, comprenderete come la verità sia in voi stessi, e come non abbiate bisogno di alcun intervento esterno per chiarirvi ciò che già è chiaro, che è sempre stato chiaro in voi. Voi avete bisogno di esempi, di amore, di calore umano, di comprensione, di condivisione, di fratellanza, di amicizia, ma non di intermediari tra voi e Dio. Che nessuno osi mai arrogarsi questo diritto, perché profonda sarà la fossa che egli stesso scaverebbe con le proprie mani. Attenzione però a non cadere nella presunzione, giacché l’onestà intellettuale e spirituale è la sola chiave che apre la porta alla vostra coscienza divina! Mai nessun essere umano dovrà e potrà fare a meno dell’indispensabile confronto costruttivo con i propri fratelli e con i principi che Dio si è compiaciuto di esporvi, per mezzo della mia persona, in questo libro. Occorre che impariamo ad ascoltare Dio in noi. La sua voce ci avvolgerà totalmente, trasmettendoci infinita sicurezza e serenità. Ecco come dobbiamo Amare Dio: imparando ad ascoltarlo, a riconoscerlo, a viverlo ed a testimoniarlo nella vita quotidiana. Non dimentichiamo che Dio sa riconoscere, apprezzare e ricambiare l’amore autentico e genuino che ciascuno di noi libera istintivamente, lungo il sentiero sempre tormentato della propria esistenza. Se sapremo amarlo, scoprendolo, valorizzandolo e vivendo tutte le caratterialità Divine (valori) che sono nell‘animo di ciascun essere umano, Egli ci ritornerà cento, mille volte più energia pura, più grazia di quella che avremo saputo sprigionare nei Suoi confronti. Da ciò sapremo di essere sulla giusta strada. Non dimenticate: tutte le nostre sofferenze hanno un senso, e se non sono configurabili come legittime conseguenze di errori commessi e connessi alla nostra vita presente, lo sono sicuramente alle nostre vite passate; affrontare queste sofferenze con la gioia di chi sa che così facendo paga un debito a Dio e si conquista la sua benevolenza è la sola reazione ammissibile, agli occhi di Dio. E non stupitevi poi se, una volta acquisita questa consapevolezza, una volta accettata la vostra sofferenza, attraverso una serie di “coincidenze fortunate” la cosiddetta “provvidenza divina” potrebbe anche provvedere….

 

AMORE NELL’UMANITÀ

Questo, dell’amore verso i nostri fratelli, è un tema alquanto contraddittorio. Da un lato, quando è visto in positivo, esso è capace di sublimi eroismi e di tenerezze infinite; al contrario, quando è visto al negativo, è capace delle più aberranti atrocità e nefandezze. Tra le scarse manifestazioni di amore che l’uomo è ancora capace di esprimere, due risaltano in modo particolare: quella che emana da due esseri umani innamorati l’uno dell’altro e quella che lega reciprocamente i figli ai genitori (e viceversa). Esistono naturalmente altre manifestazioni di amore, come l’altruismo, l’amicizia ed altre ancora che prenderò in considerazione in altre parti di questo Libro. Sebbene esse siano tutte intimamente interconnesse, essendo tutte espressioni articolate dell’Amore Divino, ho preferito, per evitare confusioni, trattarle separatamente.

L’amore tra due esseri umani che si incontrano, si riconoscono, gioiscono uno dell’atro e decidono di camminare insieme sulla strada della vita è di gran lunga la manifestazione d’amore più palese, per vastità ed omogeneità di caratterizzazione, indipendentemente dalle latitudini della Terra in cui essa si manifesta. Esso è uno dei momenti spirituali più intensi e vicini a Dio tra quelli che l’uomo ordinariamente sia capace di esprimere e non a caso questa condizione viene definita con la parola “amore”. Da quando l’uomo ha appreso a comunicare con i suoi simili si è sempre cimentato, per la verità con scarsi risultati, nel tentativo di sviscerare e di comprendere l’intimo meccanismo di tale particolarissima condizione, comune a tutte le latitudini. Quanti uomini illustri, versati nelle scienze e nella filosofia, hanno gettato la spugna di fronte al tentativo di spiegare, scientificamente, il perché due persone, talvolta molto dissimili tra loro, altre volte molto simili, improvvisamente scoprano di essersi innamorate l’una dell’altra! In effetti, con le conoscenze a disposizione delle maggiori religioni della Terra (o forse è meglio dire: con le limitate conoscenze), questa spiegazione è ardua da fornire. Meno che mai è possibile comprendere questo singolare quanto strabiliante meccanismo utilizzando gli strumenti a disposizione della scienza medica e psicoanalitica mia contemporanea; questo perché, senza le informazioni essenziali relative alla reincarnazione ed al karma, non si è in grado di coglierne i suoi meccanismi fondamentali. È come se noi pretendessimo di comprendere un complesso teorema matematico disponendo solo delle fondamentali nozioni di aritmetica, senza cioè possedere le chiavi culturali e scientifiche fondamentali, appunto, per la sua soluzione. Come sempre avviene nei casi in cui l’uomo non riesca a spiegarsi un evento, egli prima o poi finisce per classificarlo come “casuale”, volgendo appena gli è possibile i suoi interessi verso lidi meno imbarazzanti e compromettenti. Per la cosiddetta scienza, infine, le correlazioni che non riesce a comprendere non esistono.

L‘innamoramento tra due esseri umani, nella maggior parte dei casi, pare sfuggire a qualsiasi razionalizzazione. Due persone si incontrano e si innamorano, talvolta, quando tra loro non c’è assolutamente nulla in comune: né gusti, né cultura, né interessi, né convenienze di sorta. Altre volte, invece, essi paiono uniti da profondi e comuni interessi culturali, professionali ed esistenziali. Talvolta essi paiono essere in totale ed assolutamente armonica sintonia d’amore; altre volte, invece, essi paiono in eterno ed insanabile conflitto. Sempre, però, essi sono profondamente ed intimamente legati dalla stessa intensità di amore. Non intendo qui riferirmi alle cosiddette relazioni di convenienza, tanto diffuse nei tempi passati; né a quelle basate sulla preminenza di una persona sull’altra, dove la relazione è, in realtà, basata sul plagio e sulla violenza psicologica. La nostra saggezza popolare ha coniato, attraverso i secoli, il proverbio: “tra moglie e marito non mettere il dito”, per dire che situazioni assurde, improbabili od incomprensibili a chiunque, trovano invece una loro quasi naturale collocazione nell’ambito di un rapporto di coppia. Austeri e burberi capitani d’azienda balbettano intimoriti di fronte ad uno scatto d’ira della propria moglie; donne pacate e prive di aggressività possono trasformarsi, tra le pareti domestiche, in esseri feroci ed assetati di potere. Persone timide e dimesse si trasformano, nell’alcova, in belve erotiche laide e scatenate, del tutto prive di quei valori e di quella morale che spesso pubblicamente ed ipocritamente ostentano.

Tutte queste incongruenze ed assurdità trovano invece una logica e lineare spiegazione se analizzate e catalogate alla luce di questi tre approcci analitici fondamentali:

a). Ci si innamora per riconoscimento

b). Ci si innamora per obbligo karmico

c). Ci si innamora per simbiosi

A). Riconoscimento

Quando due Essenze, che in altre vite si sono già amate, e hanno condiviso esistenze, situazioni, rischi, gioie o dolori molto intensi (non necessariamente come amanti, talvolta come amici o parenti) si incontrano nella vita presente, esse si riconoscono istantaneamente. Se i due, corpi che le ospitano sono appena compatibili (ad esempio, nelle reciproche inclinazioni sessuali) esse si innamorano istantaneamente l’una dell’altra. Non è insolito infatti che, in questo caso, le due persone si “sorprendano” anche del fatto di innamorarsi di una persona che non rientra affatto nei suoi modelli erotici. Nel caso invece che il loro sesso non sia compatibile o i reciprochi ostacoli morali, etici e culturali ne impediscano l’unione fisica, si instaura comunque tra di loro una amicizia per la pelle, che durerà per tutta la vita. Di solito queste unioni riescono molto bene e chi si innamora in questo modo andrà certamente ad infoltire la schiera felice, anche se non numerosa, delle coppie destinate a vivere concretamente l’amore di Dio nella sua espressione terrena più dolce e duratura.

 

B). Obbligo karmico

Molto più frequentemente, ciascuna essenza cerca, nel corso della propria vita, la situazione che possa riprodurre il più fedelmente possibile il grado di sofferenza da essa prescelto all’atto della nascita, attraverso il quale emendarsi dalle proprie colpe passate secondo il protocollo da lei stessa deciso al momento della sua venuta al mondo, ed avvicinarsi alla luce di Dio al termine del proprio cammino terreno.

Per inciso vorrei qui chiarire come, se è di esclusiva pertinenza Divina la scelta di qualità e quantità di espiazione con la quale pagare in vita i nostri debiti karmici, è invece di pertinenza dell’Essenza stessa, prima di prendere vita, la scelta di una “situazione sociale” (tipo di famiglia, livello di ricchezza, ambiente sociale, ecc.) che le consente di alleggerire, in vita, il proprio “conto” karmico. Questo spiega anche come, talvolta, si possa nascere con gravi handicap fisici senza aver avuto il tempo, logicamente, di accumulare nella vita corrente, colpe da giustificare questa situazione. Riassumendo questo inciso, direi quindi che, ad ogni “passaggio” dell’Essenza in un corpo mano, questo “passaggio” tiene conto delle scelte dell’Essenza stessa prima di affacciarsi alla vita e, successivamente, della “quota di espiazione” decisa da Dio, che aggiunge o sottrae, tenuto conto dei meriti (o dei demeriti), che il libero arbitrio dell’Essenza produce nel corso della propria esistenza.

Tornando all’innamoramento per obbligo karmico, va detto che nell’attimo in cui l’Essenza localizza un individuo con caratteristiche tali da garantirgli esattamente ciò che essa necessita in termini di quantità e qualità “espiazione”, scatta il meccanismo “fatale” dell’innamoramento ed immancabilmente, prima o poi, si giunge alla convivenza. Questo è possibile perché, di solito, le scelte sono complementari, sia nel bene che nel male. Anche nella negatività, infatti, le persone sono alla ricerca di una situazione analoga anche se, evidentemente, di segno contrapposto. Potrebbe perciò accadere che un “candidato” al martirio incontri e si innamori di un candidato aguzzino, e viceversa. È così che si realizza la prima parte del “piano” che l’Essenza ha predisposto per migliorare il proprio coefficiente karmico e per avvicinarsi ulteriormente a Dio. I Cattolici direbbero: per scontare in Purgatorio i propri peccati. Essi infatti, non concependo il concetto di reincarnazione, collocano forzatamente il loro purgatorio alla fine dell’esistenza umana, mentre sarebbe più corretto dire che il Purgatorio è l’esistenza umana stessa. La seconda parte del piano sarà nelle mani della corporeità dell’Essenza e del proprio libero arbitrio, strumento sempre disponibile, “razionalmente”, per modificare od invertire, aggravare o migliorare le scelte karmiche fatte “dall’anima” al momento della nascita. Essa dovrà, per assecondare questa volontà prenatale, accettare con amore la sofferenza derivante da questo rapporto, cercando di migliorarlo quanto più le sarà possibile utilizzando gli strumenti divini che essa intimamente conosce, giungendo, in taluni casi, a “convertire” all’amore anche il partner, trasformando l’originale rapporto di dolore in un rapporto di amore, “saldando” in tal modo, anticipatamente rispetto alla propria morte, quanto dovuto. Naturalmente esso potrebbe anche abbandonare il partner tiranno; nella realità questo succede molto raramente e, di norma, la persona che è riuscita a liberarsi da questa schiavitù finisce in una situazione analoga se non peggiore.

Il meccanismo di riconoscimento karmico e del successivo e conseguente innamoramento “fatale” non è attivabile soltanto per le obbligazioni karmiche negative. Talvolta accade che una Essenza decida di “spendere” una vita in serenità e in pace. Ecco che, in questo caso, l’incontro ed il conseguente innamoramento avverrebbero nello stesso modo, salvo che l’esistenza comune delle due Essenze sarebbe invece pacifica, serena e felice. Ciò accade soprattutto nei casi “terminali” della risalita karmica, quando l’Essenza ha pressoché terminato di scontare i suoi pregressi e deve dedicare l’ultima, o una delle sue ultime vite, alla “pulizia degli angoli” della propria anima, dedicandosi al bene del prossimo, all’amore e alla testimonianza in mezzo alla gente e nella propria famiglia. Quest‘ultima condizione, comunque, sebbene possa determinarsi tramite la scelta di un partner capace di fornire la serenità e la pace che si desidera, può venire realizzata anche nella situazione oggetto del terzo approccio analitico, quello della simbiosi.

 

C). Simbiosi

La Simbiosi è un’altra felice combinazione dell’Amore che permette, a due Essenze “complementari” e dunque simili, di riconoscersi reciprocamente. Questo riconoscimento non deriva dal fatto che esse abbiano condiviso in passato esistenze o vicissitudini, ma dalla loro completa e totale complementarietà; dalla capacità cioè che esse posseggono di integrarsi perfettamente, sopperendo con i pregi dell’una alle carenze dell’altra, ed aiutandosi così non già a portare felicemente a termine i reciproci carichi karmici prescelti, (come nel caso precedentemente analizzato) ma a migliorarsi e ad evolversi insieme, verso Dio. Si tratta di una condizione molto felice, direi quasi “ideale”. L’istinto alla ricerca che spinge tante persone a conoscere incessantemente nuovi partner risponde spesso proprio a questa necessità. Questo tipo di unione produce infatti giovamento anche nel dolore: quanto meno amare appaiono le asperità della vita quando si percorrono al fianco di una persona a noi totalmente complementare, cui appoggiarsi e fare reciprocamente affidamento nei momenti più tragici e difficili della nostra esistenza!

Sia nel caso del riconoscimento, come in quello della scelta karmica e della simbiosi, le persone si incontrano e si innamorano senza quasi poter controllare né l’insorgere, né l’intensità stessa del sentimento. Questo avviene per lo più alle coppie formatesi in una reale condizione di innamoramento. Ci sono, naturalmente, molte altre condizioni che determinano l’accoppiamento e la coabitazione tra due esseri umani, che non rientrano nella casistica testé esaminata, in quanto non sono il frutto di un innamoramento reale. Mi riferisco, ad esempio, alle unioni esclusivamente sessuali, a quelle di convenienza, decise da terze persone, ai casi di plagio o di violenza. In questi casi, naturalmente, l’amore non esiste. Non resta che accettare o ribellarsi ed esse, in armonia con le usanze e normative compartimentali sociali entro cui l’evento si determina.  In questi casi, è fondamentale “attivarsi” per modificare dal di dentro la situazione, rendendola sempre meno aberrante e sempre più vicina alla serenità di Dio in ragione delle nostre possibilità. Questa non è la soluzione ideale; esistono però, sulla Terra, culture e civiltà in cui talvolta si verificano istituzionalmente situazioni analoghe cui non è possibile giuridicamente opporsi né sottrarsi. Tante volte, in questi casi, le situazioni, con il tempo, tendono ad addolcirsi.

 

ALTRUISMO

È davvero difficile, nel trattare l’amore divino che gli esseri umani vivono l’uno verso l’atro, non ricordare coloro che decidono, in serenità e libertà di spirito, di dedicare la loro vita al prossimo. Grazie ad essi ed al loro Amore, una larga fascia di umanità ha conosciuto, talvolta per la prima volta, un po‘ di calore, un po’ di affetto, del cibo, delle cure mediche. Esse sono persone che hanno deciso, così facendo, di pagare antichi grandi debiti ed antiche grandi crudeltà che li hanno visti agire come attori protagonisti. Questo vale per la quasi totalità dei casi. Ci sono alcune persone che sfuggono a questa regola, in quanto esse sottostanno a principi di convenienza (ad esempio, quando essi non trovano altri lavori migliori), oppure ottemperano a precisi dettami Divini, atipici e specialissimi, come nel caso di suor Teresa di Calcutta. Essa non ha debito karmico in quanto Essenza Diretta inviata da Dio sulla Terra a lenire una grande parte di umanità ridotta in condizioni disperate. Ma essa è, assieme a poche altre Essenze, una eccezione alla regola. Le persone che invece si dedicano agli altri per altruismo, sono persone che hanno molto da farsi perdonare, e molto sono disposte a fare per perseguire questo obiettivo. Per questo esse vanno rispettate. Esse compiono una scelta di vita degna di Dio, anche se l’entità del loro debito karmico non sempre mi consente di vedere costoro come persone specialmente meritevoli. Esse fanno ciò che è giusto fare per sé stesse, per pareggiare i propri debiti. Esse vanno aiutate ed incoraggiate, naturalmente, e se è lecito o possibile, imitate. Se desiderate applaudirle, fatelo per le cose che esse fanno e non per la “grandezza del loro spirito”: lasciate quest’ultima valutazione a Dio.

Resta da considerare l‘amore che deve informare ed uniformare la vita quotidiana di ciascuno di noi sul posto di lavoro, nel tempo libero, tra la gente, per le strade del mondo. L’atteggiamento da tenere, che rispecchia maggiormente ed in assoluto l’Amore Divino, è la serena ed incondizionata apertura verso tutti, ottimista e disponibile. Il rivolgersi a tutti con un sorriso, il parlare calmo e pacato, il non fare mai prevaricare i nostri comodi sugli altri, il mantenere sempre un atteggiamento di rispetto paritario verso chiunque, siano essi sottoposti, colleghi o superiori, sicuramente non contrasta con l’ideale del rapporto di Amore che Dio aveva progettato per la razza umana sulla Terra.

È altresì importante che, così come si deve rispettare tutti, paritariamente si debba pretendere da tutti un analogo rispetto. Questo perché, se permettiamo a qualcuno di mancarci di rispetto, gli consentiamo, conseguentemente, di mancare di rispetto al Dio che c’è in ciascuno di noi. Talvolta le circostanze della vita possono costringere le persone a non rispettare del tutto le leggi degli uomini, né ad onorare i propri debiti, di qualsiasi natura essi siano, alla scadenza e nei modi dovuti o convenuti. Ciononostante è determinante, anche in questi casi, porsi nei confronti dei propri creditori sempre con franchezza e sincerità. Fuggire non serve. Anche se talvolta questa appare come l’unica strada percorribile. Meglio affrontare le situazioni con immediatezza e determinazione nel momento in cui esse si presentano. Domani le soluzioni che oggi paiono costose, costeranno molto, molto di più! Quando poi la catastrofe incombe e supera la nostra capacità di gestione, agiamo sempre con giustezza anche nello scegliere, in emergenza, il male minore.

Conosco molti individui la cui spiritualità è particolarmente sensibile ed insofferente alla negatività. Quando costoro, entrando in un ristorante piuttosto che in un cinema, avvertono subito la presenza di Entità negative. In questi casi costoro di irrigidiscono immediatamente, innervosendosi a tal punto da reagire con violenza alle provocazioni che seguono sempre questo genere di riconoscimenti. Essi ne fanno una questione di principio, e non riescono quasi mai a contenere la propria reazione nell’ambito di un sano autocontrollo, sia emotivo che comportamentale. In altre parole, essi tendono a reagire aggredendo con una intensità maggiore della provocazione (ancorché talvolta solamente “di pelle” o, per dirla in altre parole “energetica”), sfociando talvolta in risse e situazioni terrificanti senza che, all‘origine, vi fosse state una ragione che potesse giustificare un tal comportamento. Basta, a volte, uno sguardo, una parola sbagliata, se non il tono stesso della voce, un particolare insignificante atteggiamento del corpo. Essi pensano, così facendo, di difendere la propria “integrità spirituale”. Essi invece sono così lontani dalla vera evoluzione spirituale! La raggiunta evoluzione personale comporla l’acquisizione di uno status di totale immunità a questo genere di provocazioni. Non c’è metro migliore per misurare la quantità di strada fatta sul cammino della perfezione Divina: tanto più avvertiamo tali limitazioni alla nostra serenità, tanto più lontana sarà ancora la meta; tanto meno esse riusciranno a condizionaci, tanto più evoluto sarà il nostro spirito, e con esso tutta la nostra fisicità e corporeità terrena. Come fare dunque per reagire positivamente a queste situazioni?

Cercate di praticare la positività in ogni momento della vostra giornata. Essa, oltre ad essere un‘ottima scorciatoia verso l’evoluzione globale, è anche un utile schermo alle interferenze di cui ho parlato pocanzi. Intendo dire che la persona intrisa di positività che entri in rotta di collisione con un essere negativo sarà, in quello specifico frangente ed in quanto persona positiva, portatrice di Dio. Dio non teme rivali né Satana può là dove Dio decide che egli non possa. Le Entità negative tenderanno a girarle alla larga e, se non provocate, esse tenderanno naturalmente ad ignorarla del tutto. Dio elimina in tal modo, alla sorgente, qualsiasi rischio grave per l’incolumità fisica quanto spirituale dei suoi figli devoti.

LA SESSUALITÀ

Il sesso, quale meccanismo grazie soprattutto al quale la procreazione viene attivata possiede molte altre finalità, utili all’uomo, che ne suggellano l’utilizzo sereno, indipendentemente dalla procreazione stessa. Esso assolve a molte funzioni, parallele ed ausiliarie, che gli uomini oggi ancora necessitano per il raggiungimento ed il mantenimento dei propri equilibri, sia fisici che psichici. Esso serve anche per conoscersi intimamente, per equilibrare i rispettivi rapporti interpersonali, per equilibrare le rispettive produzioni ormonali, per rasserenare fisicamente la propria esistenza, per cementare le amicizie e le proprie passioni. Due ex amanti si conosceranno meglio di chiunque altro, e (ma solo se avranno saputo spendere bene questa esperienza, senza lasciare che l’amore, quando si spegne la passione, lasci il posto al suo alter ego: l’odio), si fideranno anche l’uno dell’altro più di quanto non possano farlo due estranei. Tutto questo è positivo per qualsiasi essere umano, a condizione che non intervenga mai, nel corso del rapporto o a monte dello stesso, violenza fisica né plagio né mancanza di rispetto per il libero arbitrio di uno dei due partners da parte dell’altro, in modo tale che l’atto sessuale sia comunque anch’esso un atto d‘amore.

Un’attenzione particolare va posta quando la disparità di età tra i due partners è molto elevata, e uno dei due è molto giovane o alla sua prima esperienza. È una grande responsabilità condurre per mano una giovane vita nell’esplorazione della propria sessualità, e questa esperienza mai dovrà essere men che consenziente, delicata, profonda e piena d’amore. Guai a chi, approfittando della propria superiore valenza dovuta all’età o al prestigio sociale, plagia o condiziona una giovane vita a soggiogarsi alle proprie voglie: anziché toccare il cielo con un dito questa esperienza porterebbe questa giovane vita a sbattere la bocca contro il lastricato dell’inferno.

Coloro i quali credono che Dio richieda da loro l’astinenza sessuale per potersi meglio dedicare a Lui commettono un grave errore. La sublimazione che essi invocano a giustificazione della scelta di castità dovrebbe essere, semmai, il punto di arrivo dell’evoluzione terrena di un essere umano, mai il punto di partenza. La castità non deve mai essere una scelta, né una decisione razionale, bensì una constatazione di fatto, una volta che lo spirito si è evoluto a tal punto da far cessare del tutto la necessità di comunicare in modo così limitato e fisico. Infatti, e io l’ho sperimentato di persona, con il proseguire del cammino dello spirito si spegne progressivamente anche l’interesse sessuale. Questo meccanismo, così prepotente e talvolta prorompente nelle prime fasi dell’evoluzione dell‘essere umano tende naturalmente ad attenuarsi con il tempo e, soprattutto, con il progredire dell’evoluzione personale; ciò non tanto in funzione dell’età fisica bensì di quella spirituale. Una Volta dissi che la quantità di virilità dell‘uomo (maschio) è direttamente proporzionata al suo coefficiente animalesco, ed inversamente proporzionale a quello della sua evoluzione. Di questo argomento parleremo più a fondo in altre pani di questo libro.

 

Omosessualità

Talvolta due persone dello stesso sesso scoprono di amarsi e di desiderare con tutto il cuore di vivere insieme, come qualsiasi altra copia d’innamorati della Terra. Questo rapporto è lecito e legittimo, e nessun essere umano ha il diritto di condannarlo in quanto non esiste un solo uomo né una sola donna che in cuor suo, o nel segreto più profondo della propria fantasia, non abbia desiderato un rapporto sessuale con un partner dello stesso sesso, nel passato come nel presente, almeno una volta nel corso della propria vita.

L’omosessualità è una condizione naturale, fisiologica, come dimostrato dalla sua diffusione sulla Terra tra culture, civiltà, religioni e società molto diverse tra di loro, così come si può anche osservare nel mondo animale. Essa è legata ad una serie molto complessa di fattori interni od esterni alla persona, non esclusi meccanismi automatici di autoregolamentazione della specie umana che, sotto il profilo fisico, si comporta come una qualsiasi altre specie animale vivente. Ma, prima di ogni altra cosa, l’omosessualità è una scelta, compiuta dall’Essenza prima di venire al mondo, e come tale va rispettata.  Dunque, una volta venuti al mondo, essa non è più una scelta della persona, ma una constatazione che talvolta precipita colui o colei che la scopre in sé in una profonda disperazione, prima di giungere, inevitabilmente, alla sua accettazione.

Che tristezza sentire le coppie uomo/donna difendere ciò che per essi è naturale (privilegi economici e sociali compresi) a discapito di chi questa naturalezza non la vive se non con diversi parametri! Che pretesa egoistica, volgare, cieca e sorda è quella di voler imporre la propria “normalità” a coloro che invece ne hanno constatato, per sé stessi, una diversa; o di negare i propri diritti e doveri di coppia a coloro che si sentono attratti da fisicità omogenee! Come se tutte le coppie “naturali” fossero, dinnanzi ai propri figli, esempio di pienezza e rettitudine morale! Credo che due amanti omossessuali che decidano di avere un figlio, indipendentemente dal metodo che sceglieranno per averlo, sia esso l’adozione o la fecondazione in affitto, conoscendo molto bene le enormi difficoltà di vivere l’Amore in un mondo ancora prevalentemente omofobo, sapranno probabilmente dare più amore ai propri figli di molte altre coppie, cosiddette “normali”. Anche per loro dunque vale lo stesso assunto espresso pocanzi: il sesso ha un senso solamente se avviluppato nell’amore. In case contrario esso diventa un vizio di cui ci si può tranquillamente fare a meno. Quanto lavoro, in questa direzioni, resta purtroppo ancora da fare alla maggior parte degli omosessuali della Terra, così presi dalla loro frenesia erotico-sessuale da ignorare, talvolta, addirittura il nome del proprio partner occasionale, spesso cambiato parecchie volte nel corso della stessa serata! Il termine omosessualità abbraccia una vasta gamma di casistiche sia fisiche che psicologiche, e non mi è possibile, per ragioni di equilibrio e di spazio, affrontarle tutte in mode adeguato, né questo è del resto lo scopo di questo Libro. Le principali:

–      Esistono innanzitutto coloro i quali, per oggettive confusioni genetiche, non sono chiaramente identificabili, fisicamente e/o psicologicamente, in un sesso specifico. Costoro dovranno trovare un proprio equilibrio a qualsiasi costo, e per costoro sarà lecito, per trovarlo, anche ricorrere alla medicina ed alla chirurgia estetica. Se il loro corpo è confuso, essi hanno il diritto di trovare una identità loro confacente, ed a questa poi restare fedeli come se essa fosse stata loro donata da Dio al momento della loro nascita. La comunità umana dovrà aiutarli, per quanto sarà possibile, a consolidare le scelte che faranno con l’amore e con il rispetto dovuto a chi sta pagando così duramente i propri debiti pregressi karmici. Essi hanno diritto all’Amore come ogni altro essere umano, e dovunque lo troveranno, lo dovranno custodire e difendere con tutte le forze di cui saranno capaci. Dio è ansioso di vedere come essi sapranno agire l’amore nonostante la loro situazione di oggettiva difficoltà fisica.

–      Esistono poi, e sono la grande maggioranza della comunità gay, uomini e donne il cui rapporto con il proprio corpo, e conseguentemente anche con il proprio sesso, è tutto sommato soddisfacente, tranne che per l’interesse omo-erotista che essi manifestano, inequivocabilmente, sin dalla più giovane età. Per essi vale quanto detto in precedenza, con una accomandazione: l’amore non si può generare artificialmente. È molto importante che essi cessino di compensare le limitazioni sociali che li caratterizzano – seppur con differenti intensità in ragione delle differenti realtà sociopolitiche nelle quali vivono – con una super attività sessuale inutile, inconcludente e spesso pericolosa per la loro igiene fisica, mentale e spirituale. Essi debbono imparare ad Amare forse più degli altri esseri umani, riconoscendosi quanto più possibile nell’assunto che dovrebbe imprimersi nei loro cuori: “meno amore e più Amore”. È inutile, cari fratelli gay, che cerchiate l’amore passando dalla facile porta del sesso; essa quasi sempre conduce ad una via angusta, breve, che termina contro un muro. Cercate, invece, di respirare, al di là del sesso, il “profumo dell’anima” di chi vi apre le proprie braccia: correte il sano “rischio” di innamorarvi, e una volta avviluppati dalla aureola dorata dell’Amore, cullatevi in essa più che potete, dando sempre più che di quanto riceviate: quanti rari sono, nella vita, i momenti compiuti di Amore, nel mondo così nero in cui oggi viviamo; restate fedeli a questa realtà, giacché sono poche le volte in cui il treno dell’Amore si fermerà davanti alla vostra stazione, nel corso della vostra vita terrena: talvolta esso si ferma una sola volta….. Però almeno una volta, siatene certi, si fermerà davanti a tutti

 

Aborto

L’aborto è, dal punto di vista umano e Divino, insensato. Concepire un bambino per poi non permettergli di venire al mondo, generalmente parlando, è un atteggiamento privo di logica oltre che di Amore, e non conduce quasi mai chi lo attua sulla strada di Dio. Al momento in cui scrivo non è ancora disponibile una tecnologia che, dal concepimento all’incubazione, possa mettere al mondo artificialmente un bambino. Dunque, in questo libro, parlerò solo del concepimento e della gestazione naturale, in un corpo femminile.

Il concepimento, all’interno di una relazione di coppia, è forse il momento più sublime della loro unione, e la creatura che si va lentamente formando in grembo alla madre è quanto di più meraviglioso si possa desiderare: donare la vita e perpetrarsi così nella creatura che mettiamo insieme al mondo. Pertanto è da considerarsi una regola generale, unica, univoca ed assoluta quella di mettere al mondo un figlio quando si resta incinte; ciò, indipendentemente dal proprio credo religioso, cultura, ambiente sociale, economico o politico nel quale questa donna si trova a vivere. Questo è ancor più valido quando una donna viene stuprata suo malgrado, ritrovatasi incinta senza avere né amato né desiderato esserlo, il più delle volte atrocemente violentata nel suo corpo e nel suo spirito. È una grande prova di Amore che Dio chiede a questa donna, che dovrà trovare nel profondo del suo cuore sufficiente Amore per perdonare il suo violentatore ed amare la creatura che ha in grembo, sino al momento della sua nascita.

Una volta partorito, questa donna potrà anche delegare, se lo ritiene opportuno o meglio per lei, ad una famiglia deputata l’incombenza di accudire, allevare, educare e formare questo bambino, sino a quando questi non sarà in grado di percorrere autonomamente i sentieri della propria vita. Dio infatti non chiede che il figlio di uno stupro violento e drammatico debba necessariamente essere cresciuto da chi lo ha portato in grembo, ma chiede invece a questa donna che risparmi a lui la vita, e che lo metta al mondo. Dio glie ne renderà merito.

Questa considerazione vale anche per tutte le ragazze che restano incinte senza avere un’età adeguata, né gli strumenti culturali, o economici o comunque le capacità tecniche di occuparsi adeguatamente del nascituro. A tutte Dio dice: portate a termine con Amore la vostra gravidanza, e se non vorrete o potrete occuparvi di vostro figlio, che questo diventi la gioia di una coppia che figli non ne ha potuto avere. Si farà così il bene della mamma, del figlio e della famiglia che lo accoglierà comunque come un dono Divino. Si creino strutture nelle quali questi bimbi vengano accolti e, prima possibile, assegnati a famiglie desiderose, al contrario, di accoglierli nel proprio focolare. Che queste famiglie siano vagliate in funzione dell’Amore che sono capaci di generare, piuttosto che in funzione del fatto che siano coppie mono o bisessuate. Quanti uomini e quante donne hanno saputo essere Padre e Madre per i loro figli, in assenza dell’altro coniuge! Lo sapranno essere ancor più due padri o due madri, se questo fosse il caso. Ciò che conta è l’amore che regna nella famiglia, non la conformazione anatomica dei genitori.

Pochissime sono le eccezioni a questa regola divina.

  • La prima riguarda la situazione nella quale la prosecuzione della gravidanza provocherà certamente il decesso della madre, o comunque una sua certa e grave infermità. In questo caso, di fronte all’improbabilità di avere salve due vite, va preferita la certezza di salvarne una, va scelto il male minore, va scelto di salvare la madre, abortendo il feto.

La seconda riguarda la situazione nella quale il feto risulta fisicamente gravemente malato o compromesso, al punto che la sua vita autonoma non sarà possibile oppure sarà penalizzata da gravissime deficienze tali da non garantirgli alcuna possibilità di sopravvivenza; oppure il caso in cui il feto sia clinicamente morto. Anche in questo caso si può procedere all’aborto. Per essere ancora più chiaro: i casi in cui non sussistano garanzie mediche sufficienti per assicurare che il feto possa vivere autonomamente, una volta nato. Spetterà ai medici stabilire questa condizione, assumendosene, di fronte a Dio, la responsabilità. Quando un medico pronuncia il Giuramento di Ippocrate, non giura solo davanti agli uomini, giura anche (e soprattutto) davanti a Dio. È alla sua coscienza, alla sua anima, alla sua cultura medica e, in generale, all’insieme della sua umanità che Dio delega il potere di vita o di morte su questo nascituro.

 

AMORE TRA FIGLI E GENITORI

L’altra grande variante della parola amore nel lessico corrente riguarda il sentimento che unisce figli e genitori. Anche in questo caso la nascita di un bambino è un fattore di pertinenza inizialmente karmica. La scelta della famiglia in cui nascere spetta al nascituro, che la effettua sulla base della valutazione che la sua Essenza dà circa le capacità di quella specifica famiglia, tra le tante disponibili sulla Terra nell’unità di tempo prescelta per la nascita, di garantire la corretta “temperatura karmica” necessaria all’Essenza per assolvere, in sofferenza o in letizia, al proprio obbiettivo esistenziale corrente. L‘apparente origine fisica della relazione (la nascita) colloca questa variabile in una posizione ben diversa da quella dell’amore tra due persone che abbiamo esaminato nel paragrafo precedente. I genitori che amano il proprio figlio, lo amano, indipendentemente da ciò che egli è e da ciò che egli farà, a gloria o ad onta della famiglia. Ho fatto una affermazione possibilista in quanto non tutti i genitori amano i propri figli, e alcuni di essi non si rendono conto neppure di averne procreati, almeno sul piano delle responsabilità affettive, sociali ed educative.

Non è mia intenzione riportare qui estratti o citazioni della copiosa letteratura prodotta dall’umanità a questo riguardo. Si tratta di un sentimento ben conosciuto da tutti, sul quale non c’è molto da aggiungere, almeno sul piano descrittivo. Desidero invece fare alcune precisazioni su come questo rapporto affettivo debba essere vissuto o non vissuto, a seconda del tipo di abnegazione cui esso è assoggettato. Trattandosi di un sentimento primario infatti, esso si presta bene alle esagerazioni, in un senso o nell’altro. Il rapporto di parentela va vissuto, innanzitutto, in un clima di profondo rispetto reciproco. La creatura che si è fisiologicamente messa al mondo ci ha permesso di diventare tramite del grandioso processo di reincarnazione. Essa ha scelto noi come suoi genitori, ed è innanzitutto questo che non va mai dimenticato. Occorre porsi, nei confronti del proprio figlio, in un atteggiamento di amore costante, ma che non deve mai, in nessun modo, sfociare nell’annullamento:

–      Né dei genitori nei confronti dei propri figli (ad esempio tenendoli costantemente sotto controllo, asfissiandoli con la mancanza di libertà, anche per le scelte più semplici ed innocue, e così in crescendo sino ai casi di “eroismo” di taluni genitori, spesso spinto sino all’annullamento totale di loro stessi nell’accudire, ad esempio, a un figlio portatore di handicap

–      Né dei figli verso i propri genitori (quando essi, ad esempio, rinunciano alla propria vita privata votandosi totalmente al padre od alla madre, tiranni od ammalati che siano), identificandosi e plasmando la propria vita ad immagine e somiglianza di quella loro prospettata dal genitore in questione.

Personalmente, non ho mai vissuto troppo intensamente i legami di sangue, (pur avendone molte volte beneficiato personalmente…) o quantomeno le loro paradossali esasperazioni, ancora così diffuse nelle culture particolarmente conservatrici del Pianeta, dove la famiglia è considerata un fortilizio da difendere, uno per tutti e tutti per uno, contro tutto e contro tutti. Normalmente, il legame di sangue che unisce i figli ai genitori oppure i fratelli tra di loro è un legame molto intenso. Non già per la parentela, che è una ben povera relazione se rapportata a quella karmica, ma per le esperienze comuni, talvolta molto intense e coinvolgenti, che in famiglia forzatamente vengono vissute, data la coabitazione di tutti i suoi membri. Ciononostante non ho mai compreso, specialmente da bambino, il perché mi fosse richiesto dai miei genitori di manifestare “cordialità” speciale verso, ad esempio, uno zio che vedevo solamente nelle ricorrenze di famiglia, nei confronti del quale provavo nulla che non fosse simile all’indifferenza. Quello zio mi era del tutto estraneo, indifferente alla mia vita quotidiana, così come io ero certo di esserlo stato per la sua. Tuttavia egli era lo zio, e per questa sola condizione andava esibita in sua presenza una cordialità (che del resto lui altrettanto ipocritamente ricambiava) che non rispecchiava né il mio né il suo sentimento nei nostri reciproci confronti. Così come ho sempre considerate naturale, una volta raggiunta la maggiore età e l’autonomia esistenziale, che i figli si stacchino totalmente dai loro genitori per percorrere, finalmente e legittimamente privi di condizionamenti famigliari, nel bene e nel male la strada della loro vita, quale che essa possa essere.

Il gesto d’amore (ovviarmene quando c’è stato) che ha consentito l‘innesto del meccanismo riproduttivo e l’amore (ovviamente quando c’è) che accompagna la crescita dei figli nel loro primo quarto di vita sono indubbiamente espressioni divine, che avvicinano i genitori a Dio. I genitori sono tramite di Dio per la procreazione, senza dimenticare che sono stati espressamente “scelti” dal figlio prima della sua nascita. Anche i figli, che assimileranno questo amore nei primi anni della loro esistenza, sapranno conservarlo nel loro cuore, per poi trasmetterlo alla propria prole o, comunque, a coloro con i quali essi interagiranno nel corso della loro vita. L’accumulo, nell’animo, dell’amore ricevuto nell’infanzia, infatti, può essere rilasciato progressivamente nel corso dell’intera esistenza, con grandi benefici per tutti. Purtroppo, non tutte le procreazioni sono state avviluppate nell’amore. Questo comporterà sempre, per i figli, una tragedia di grandi proporzioni, di gravità tale che i danni che essa provocherà non potranno più essere soddisfacentemente riparati nel corso dell’intera loro esistenza terrena. Le cicatrici si possono rimarginare, ma non scompariranno mai.

Da quanto appreso sinora mi pare evidente come la procreazione sia realmente un veicolo, attraverso il quale transita una realtà Divina. E’ una immensa responsabilità, e posso ben comprendere, ma non giustificare, come non tutti se la sentano di esercitarla responsabilmente. Del resto, per fortuna, essa non è un obbligo ma, almeno nelle migliori intenzioni, una libera scelta. Ci sono, è vero, anche i casi di figli nati nell’Amore i quali, successivamente alla nascita, vengono travolti dalla rovina del rapporto dei loro genitori, che nel frattempo si è inaridito sino a sgretolarsi del tutto. In questi casi sarebbe auspicabile, per il figlio, vedere i genitori separarsi velocemente, possibilmente prima che essi giungano a sostituire l’amore con l’odio.  Essi potranno in tal modo convivere con l‘uno o con l‘altro genitore, sino al raggiungimento della maturità, in condizioni non certo ottimali ma meno dannose di quelle in cui verrebbero a trovarsi se dovessero continuare ad abitare in un ambiente famigliare disarmonico, pregno di liti furibonde, di insulti, di minacce, di violenze, di odio e di furore. Procreare è un gesto che corona l‘evoluzione individuale di chi lo compie nell’amore. Esso deve essere consapevole e responsabile. Agli occhi di Dio non ha alcuna importanza che i genitori siano stati o meno “ufficialmente” uniti in matrimonio mediante una delle tante folcloristiche cerimonie con le quali l’umanità di tutte le culture è solita sancire agli occhi del mondo questa unione. Ancor meno importante è l’attivazione, a questo proposito, del cosiddetto “Sacramento”, da cui sono certo, Dio risulta totalmente estraneo, essendo il matrimonio un tipico atto di libero arbitrio umano. È invece indispensabile che, a monte della procreazione, ci sia l’amore. La procreazione deve essere, e non mi stancherò mai di ripeterlo, un atto d’amore, consapevole e responsabile.

 

AMORE PER LA NATURA

A giudicare dagli innumerevoli macelli di propri simili con i quali l’uomo ha ininterrottamente e macabramente costellato la storia, dai suoi albori sino ad oggi, non stupisce la constatazione di come egli abbia macellato, con altrettanta meticolosa noncuranza e stupidità, anche l’ambiente in cui egli vive. Ma danneggiare l’ambiente è molto più grave che danneggiare le persone. Avvelenare l’aria che respiriamo, inquinare l’acqua che beviamo, i fiumi, i mari è estremamente più grave del più efferato dei massacri. Sono sicuro che questa mia affermazione sorprenderà parecchia gente, dal momento che l’uomo ha sempre pensato a sé stesso ed alla propria esistenza come la sola avente reale importanza, al di sopra di tutto e di tutti.

Per meglio comprendere questa realtà va fatta un’altra constatazione. La distruzione di un essere umano ad opera di un altro essere umano è senza dubbio un crimine di grandi proporzioni, agli occhi di Dio. Questo perché l’uomo, come essere superiore, è portatore di Dio attivo e creativo; egli è portatore di una Essenza, di un frammento compiuto di Divinità. Una volta che il corpo di un uomo cessa di vivere, anche per cause non naturali, il suo spirito tornerà, prima o poi, ad occupare un altro che sta per nascere, ed il processo di purificazione “purgatoriale” potrà continuare. Una volta invece distrutta la Terra e le sue mirabili meraviglie, che ne fanno uno dei pianeti più belli e complessi della nostra Galassia, il processo di reincarnazione, fatalmente, si dovrà interrompere; per lo meno dovrà interrompersi il meccanismo relativo agli esseri umani. Esso, naturalmente, continuerebbe altrove, ma si innesterebbero una moltitudine quasi infinita di difficoltà nella “traduzione del gradiente karmico” di ciascuno nell’equivalente di esseri e di civiltà aliene e non confrontabili con la nostra. Il costo energetico di tale operazione, in questo caso, potrebbe essere superiore a quello delle più gravi stragi di popoli di cui la nostra “civiltà” possa essersi macchiata. Non a case le grandi Entità negative le quali, come le Essenze Divine, hanno da sempre visitato e visitano tuttora con estremo interesse il nostro Pianeta, hanno sempre seminato devastazione e distruzione, compatibilmente con le risorse tecniche a disposizione nelle varie epoche. Queste distruzioni non solo erano rivolte alle genti, ma talvolta, quasi prioritariamente, esse erano rivolte all’ambiente, alla natura, affinché le genti non potessero più esistere nel futuro. Ieri, Attila incendiava i boschi e avvelenava i fiumi per calcolo militare; oggi, le multinazionali avvelenano i mari ed inquinano l’aria che respiriamo per mero calcolo economico.

C’è poi da considerare il fatto che, comunque, in natura “nulla si crea e nulla si distrugge”, e anche se la nostra terra fosse ridotta da noi ad una fogna a cielo aperto nella quale gli uomini non potranno vivere, basterà attendere qualche milione di anni (cosmicamente parlando: un battito di ciglia) affiche il pianeta si rigeneri tale e quale era. Però, che ne sarà dell’Amore che, nel frattempo, gli uomini di bona volontà non hanno più potuto generare per la semplice ragione che non sono più esistiti? Di tutto il bene che questo Amore avrebbe potuto compiere nell’Universo, saggiamente amministrato da Dio?

Povera umanità: in tutti questi millenni non si direbbe proprio che tu abbia fatto molti progressi! Quante volte ho sentito asserire che l’ecologia è un problema politico, tutt’al più economico/industriale, che non compete ai singoli individui. La prima parte di questa asserzione è indubbiamente vera, e le recenti conferenze mondiali sui mali della Terra ne sono la conferma palese. Tutti sanno che, per porre fine alla distruzione del patrimonio forestale della Terra e dello strato protettivo di ozono del pianeta, occorrono leggi adeguate. Tutti sanno anche che le leggi vengono fatte dai politici e dalle lobby finanziarie ad essi collegate. In quanti casi, nella nostra storia più recente, l’insurrezione popolare o anche, più semplicemente, i movimenti di opinione, hanno condizionato in modo determinante e decisivo, le scelte della casse politica al potere! Volendo interpretare un principio informatore, alla luce della giustezza Divina, che aiuti ad affrontare il problema dell’ecologia e del mantenimento dell’ecosistema Terra, potremo riflettere sui tre seguenti punti:

  • Amore verso il Pianeta
  • Consapevolezza personale
  • Sensibilizzazione collettiva

 

Amore verso il pianeta

Ogni essere umano deve prendere coscienza di quanto sia importante, per la propria sopravvivenza e per quella dei propri figli, nonché della miriade di specie animali affidate da Dio alla sua “amorevole supervisione”, la difesa dell’integrità dell’aria, dell‘acqua e del suolo, così come Dio le ha volute e create. Non occorre essere degli scienziati per capire che, respirando aria inquinata, mangiando cibi avvelenati, bevendo acqua contaminata, privando la Terra delle proprie “fabbriche” naturali di ossigeno, le generazioni che verranno saranno inesorabilmente condannate a morte. Né è lecito nascondersi dietro il muro di carta della capacità dell’uomo di “adattarsi” all’avvelenamento. Certo questo è vero, ma i tempi dell’inquinamento del Pianeta sono molto più rapidi della capacità del nostro organismo di produrre le trasformazioni genetiche necessarie ad adeguarsi ad essi, così pure per gli animali e per le specie vegetali viventi.

 

Consapevolezza personale

Ogni essere umano deve intimamente convincersi che egli, individualmente, concorre a determinare, in meglio o in peggio, l‘indice generale di inquinamento del Pianeta, con la propria vita e con le proprie scelte comportameli. Io non sono un ecologista. Essi, meglio di me, potranno fornire precise indicazioni sul come ridurre al minimo, individualmente, i danni che i nostri rifiuti personali recano all‘ambiente. Ogni essere umano, infatti, deve sapere che egli può e deve “pilotare” i suoi consumi e soprattutto i suoi rifiuti “ecologicamente”. Così facendo egli avrà la certezza di essere parte attiva nel processo di rigenerazione della Terra, evento che è indispensabile e non più procrastinabile. Questa consapevolezza deve diventare un elemento determinante dell’evoluzione globale di ogni individuo. Questo principio deve essere inculcato nei bambini sin dalla più giovane età, dalla propria famiglia, appreso sui banchi di scuola.

 

Sensibilizzazione collettiva

Ogni essere umano deve diventare parte attiva, militante, nella diffusione dei principi ecologici, (stando bene attenti a non cadere nell’isterismo o nel fanatismo), sia operando attivamente per la diffusione di questi principi tra i suoi simili usando tutta la tecnologia che Dio gli ha messo a disposizione; sia operando verticalmente; come movimento di massa, ad influenzare le direttive politiche e le leggi di coloro che amministrano il potere, ivi incluso quello di salvare il nostro Pianeta natale. Il tema dell’Amore è, comunque, infinito, come infinito è Dio che lo genera. Progredendo nella strada dell‘evoluzione individuale scopriremo gradatamente sempre nuove frontiere all’utilizzo di questa meravigliosa e potentissima energia, sia all’interno di noi stessi che all’esterno, verso i nostri simili, gli animali, l’intero Pianeta e chissà oltre …

Non so quanti anni ancora saranno necessari, ai nostri scienziati, per iniziare ad intuire una qualche correlazione “scientifica” tra l’Amore, inteso come forma di energia, ed il singolo evento che questa energia concorre ad attivare. Di certo so che, un giorno nel futuro, questa correlazione verrà finalmente verificata anche da costoro. Chi sceglierà di avvicinarsi a Dio attraverso questo libro, invece, questa correlazione è chiamato a comprenderla da subito. Ciascuno di voi potrà poi sperimentare praticamente, nel corso della propria esistenza e relativamente agli eventi che ne determineranno la coreografia, la veridicità di quanto sino ad ora esposto al riguardo. Queste sperimentazioni non avranno, per voi, spero, alcun fine dimostrativo, ne sono certo. Se un uomo non ha fede, non l’acquisterà certamente assistendo ad un esperimento. Toccare con mano la potenza dell’Amore è però molto importante, al fine di apprendere il giusto “dosaggio” da utilizzare in relazione diretta ad uno specifico evento. Occorre imparare a convogliare l‘enorme flusso di energia positiva che scaturisce da ogni essere umano in armonia con Dio, nelle giuste proporzioni, nel giusto rivolo: quello diretto al campo che si intende irrigare. Se il campo è molto grande ed il rivolo è piccolo ed inadeguato, l’energia andrà sciupata senza sortire l’effetto desiderato. Se il rivolo è troppo grande e la superficie da irrigare troppo piccola, l’energia sarà ridondante, e tutta la coltivazione verrà inondata e distrutta.

Dio mi perdonerà, e voi con Lui, queste esemplificazioni elementari. Quello che conte però è comprendere bene e a fondo questo meccanismo:

  • L’uomo, in armonia con Dio, produce un’enorme quantità di Amore;
  • Questo Amore è, in realtà, una forma di energia totale, assoluta;
  • Dio utilizza la maggior parte di questa energia per la gestione e per la manutenzione del Creato.
  • Una parte di questa energia resta però a nostra disposizione, e ne possiamo disporre, in giustezza, come meglio crediamo; da qui la necessità di apprendere sperimentalmente i meccanismi che ne regolano l‘irrorazione e, soprattutto, il suo utilizzo in giustezza riguardo a noi stessi e all’ambiente che ci circonda.