22 – SERENITÀ

A mano a mano che ci addentriamo nello studio della giustezza, è sempre più difficile evidenziare settorialmente le varie ed articolate realtà esistenziali che caratterizzano l’uomo figlio di Dio. Diventa sempre più chiaro come ciascun aspetto dell’evoluzione che andiamo esaminando settorialmente, appaia come una singola faccia dello stesso brillante, e come le caratteristiche che contraddistinguono uno specifico valore, si trasformino in ingredienti primari di altri valori, testé esaminati. Come si fa, infatti, a parlare di serenità senza parlare di Essenzialità, di assenza di emotività negative, di allegria o di ottimismo? È sempre più difficile quindi trattare questi argomenti separatamente, senza cadere in ovvie ripetizioni. Se questo sarà il caso, vi chiedo anticipatamente di perdonarmi. Non sono un letterato e questo libro non ha mai avuto alcuna pretesa di essere preso a modello per lo stile o la forma con il quale è stato scritto.

 

CARATTERISTICHE

Ciò premesso, entriamo nel dettaglio dello studio della serenità, valore così caratterizzante dell’uomo di Dio da apparire evidente a chiunque, anche solo dopo un breve e superficiale contatto. La serenità, a differenza degli altri valori sino a qui esaminati, non è tanto una virtù dello spirito, quanto piuttosto una conseguenza dell’assimilazione di questi valori e della loro interiorizzazione. Si tratta di una condizione, di uno status, dell’uomo che vive Dio in Amore, giustezza, allegria, gioia ed ottimismo. Una conseguenza pressoché automatica, dunque, del vivere Dio nel cuore. Con ciò, non intendo sostenere che essa non possa essere “mantenuta” e “manutenuta” dalla consapevolezza e dalla volontà dell’uomo, senza le quali essa svanirebbe nel breve volgere di un battito di ciglia. Essa non è una condizione da creare artificialmente con un atto di volontà, bensì una realtà della cui esistenza, all’interno della propria persona, ci si rende improvvisamente conto, semplicemente constatandone la presenza, a volte anche con una certa sorpresa.

La serenità e la capacità di non lasciarsi turbare dagli eventi o dalle persone che incrociano la nostra strada quotidianamente, accompagnata dalla capacità di mantenere, nei loro confronti, estraneità emotiva e nitidezza di giudizio. Chissà quante volte avrete constatato come, in un eccesso d’ira o durante una crisi di paura, sia difficile mantenere la serenità di valutazione degli eventi e, al contrario, in quei momenti sia facile commettere gravi, e talvolta anche irrimediabili; errori di reazione e comportamentali dei quali, subito dopo, normalmente, ci si pente. Mantenere la serenità e poi doveroso e fondamentale per coloro che ricoprono incarichi professionali delicati, per evitare errori di giudizio o comportamentali. Pensate ad un pilota d’aereo che debba gestire una situazione di emergenza in volo o ad un chirurgo che debba improvvisamente prendere una decisione operativa pericolosa per la vita del paziente.

Alcuni uomini definiscono questa capacità con il termine: “nervi d’acciaio”; io preferisco definirla “serenità”. Infatti la capacità di avere “nervi d’acciaio” può anche convivere in persone sostanzialmente negative come, ad esempio, in tanti militari. A chi più di loro, che fanno dell’abilità qualitativa e quantitativa di uccidere e di massacrare scopo di vita se non di vanto, è richiesta infatti, per requisito professionale, la capacità di avere “nervi d’acciaio”? Ma questo non significa precisamente essere sereni, nell’eccezione del termine che desidero approfondire in questo libro. Per essere ancora più chiaro, dirò che la serenità presuppone sì la capacità di avere i nervi d’acciaio, ma essa va ben oltre l’acquisizione di questa capacità: arriva sino a contemplare la situazione in cui i nervi non reagiscono del tutto, e con essi si spegne del tutto la capacità di perdere il controllo di fronte a persone, circostanze o situazioni pratiche, anche le più tragiche, anche le più dolorose, anche le più pericolose.

Consentitemi a questo punto di aprire una parentesi, a proposito delle dolorose circostanze nelle quali potrebbe venirsi a trovare chi adotti la serenità come norma di vita. Si ratta di un riferimento tratto dal capitolo in cui ho scritto della negatività esistenziale:

“… Anche se ciò potrà appare, allo stato attuale delle conoscenze e delle verità sino ad ora analizzate, ancora incomprensibile, colui che vive serenamente con Dio nel cuore ben difficilmente vivrà situazioni tragiche, dolorose o particolarmente negative”.

Ho dedicato un intero capitolo a spiegare i meccanismi che determinano e regolano questa particolare condizione; in questa sede basti al lettore l’enunciazione che chi vive in Dio non vive in Satana, neppure nelle tragedie e nelle angosce che di solito accompagnano Satana ed i suoi adepti nelle disperazioni dell’umanità. In conclusione, la serenità e la capacità di vivere in costante equilibrio ed armonia con Dio, del tutto astratti da qualsiasi situazione ci venga dato di sperimentare, ancorché tragica o drammatica. Essa è l’insegna che annuncia l’uomo di Dio, e chi l’ha innalzata una volta nella vita tenderà naturalmente a fare l’impossibile per non ammainarla più. La serenità diventerà una componente integrante ed essenziale della realtà quotidiana, dalla quale tenderete a non separarvi più, neppure dopo la morte. Anche se questa affermazione appare come totalizzante, sono certo di quanto ho appena asserito. Quando un uomo od una donna diventano sereni, appaiono sereni, vivono serenamente la loro giornata, ciò significa che essi hanno compreso e, ciò che più conta, hanno messo in pratica la giustezza, l’Amore e quant’altro serve a caratterizzare solidamente e concretamente l‘uomo di Dio. Essa normalmente compare quando l’essere umano è prossimo a superare, evolutivamente, il punto di non ritorno. Per questa ragione, chi è riuscito a spingersi talmente in alto da raggiungere la serenità, retrocederà molto difficilmente anche se, per piombare indietro verso Satana, basta anche un solo momento di debolezza.

 

SCOMPARSA DELLA PAURA

I benefici che la serenità, corollario della giustezza, apporta allo spirito che la va degnamente a coltivare e a vivere, sono infiniti. Uno tra i tanti merita una particolare attenzione, per la sua enorme importanza: la scomparsa della paura. Di qualsiasi paura, di ogni genere e natura. Paura della morte? Delle malattie? Del prossimo? Di noi stessi? Dell’ignoto? Del buio? Della violenza? Del dolore? Con il sopraggiungere della serenità tutto questo scompare come definitivamente scompaiono le ombre della notte alle prime luci dell’alba. L’uomo sereno non ha paura di nulla e di nessuno. L‘uomo sereno sa che la sua positività lo terrà al riparo dalle mire e dagli interessi della negatività, che non riesce a “sforare” le protezioni che proprio la serenità apporta. Le paure, le angosce, tutto se ne andrà in fumo, tutto evaporerà, e anche i ricordi di queste storture se ne andranno con esse; ben presto non ne concepirete più neppure la traccia, lo stesso ricordo. Esiste una infinita soddisfazione nell’esaminare l’assoluta mancanza di paura dentro di noi. La soddisfazione di essere riusciti a vivere come Dio vuole che l’uomo viva. La soddisfazione di aver restituito a Dio il proprio spirito, dopo averlo opportunamente “candeggiato”. Non si tratta, badate bene, di gratificazione umana, ma di gioia, di festa, di libertà.

Quando dico che l’uomo sereno ha paura di nulla e di nessuno, intendo anche di fronte alle legittime difficoltà, dolori o tragedie con le quali necessariamente dovrà misurarsi per far quadrare i suoi personali conti karmici. Egli saprà affrontarli come si deve, anche se coinvolto in catastrofi o cataclismi di grande portata. Se sotto questa spada di Damocle occorre passare, allora che si passi, e alla svelta! Se bisogna affrontare un intervento chirurgico dall’esito incerto: che lo si affronti quanto prima; se si deve affrontare una persona con al quale abbiamo un contenzioso: che si affronti prima possibile. L’uomo sereno non posticipa mai a domani ciò che può fare oggi; egli è infatti consapevole che, domani, la pietra di oggi diventerà di certo  un macigno! Ho voluto aggiungere, a conclusione di questo capitolo, un brano che scrissi circa un anno fa, e che avevo intitolato: “Considerazioni sulla serenità”. È la mia personale testimonianza, diretta e concreta, che penso possa essere utile per mettere ulteriormente a fuoco le caratteristiche salienti di questa condizione dello spirito. Ecco il testo:

“… È difficile scegliere, tra l’enorme massa di sensazioni e di emozioni che mi si affacciano alla mente in ogni istante della mia giornata, quella più significativa sotto il profilo spirituale. Così come è difficile valutare una qualche forma di gerarchia, di importanza, di priorità nelle stesse. Se vi rivolgete ad uno studente che abbia appena terminato un corso di studi, e gli chiedeste un parere sul corso appena concluso, egli ve lo fornirà senza difficoltà. Così come, se vi rivolgeste ad un pilota che avesse appena terminato il collaudo di un nuovo velivolo, e gli poneste la stessa domanda, anch’egli vi risponderà senza difficoltà. Ma se rivolgete a me la stessa domanda… la risposta sarebbe più difficile da dare. Ma esaminando i miei sentimenti, e le mie più intime e profonde sensazioni, dovrei rispondere senza esitare: la serenità, assoluta e totale.

Serenità! L’assoluta mancanza di stimoli ansiosi e di paure di alcun genere. Quante volte, mentre muovevo i primi passi nella direzione della mia nuova vita, mi sono interrogato sul significato profondo di questa parola. Mi sono confrontato con il sentimento di indifferenza, con quello di ingenuità, con quello di superficialità. Nessuna di queste stati d’animo riesce a vestire compiutamente il “mio” senso di serenità. Quello che io provo è qualcosa si assolutamente privo di emozioni che non siano caratterizzate dalla gioia e dall’Amore. Inoltre, nel mio modo di essere sereno, c’è un altro elemento che funge da catalizzatore: la fede! L’assoluta ed infinita fiducia nell’aiuto che posso dare a me stesso ogni qualvolta agisco in giustezza, come portatore di Dio. So che la negatività, e di conseguenza le persone negative, siano esse coscienti o inconsapevoli strumenti di Satana, non amano “contatti” di alcun genere con noi, appena appena tollerando quelli originati dalla necessità di agire contro i nostri interessi. E anche quando, al contrario, mi trovo a doverli affrontare, so come gestirli: con un Amore infinito, con quello stesso Amore che essi hanno ripudiato dai loro cuori, ma che talvolta riesce ancora a sommergerli ed a generare in essi turbamenti, rimorso e confusione. Quando parlo di fede, non mi riferisco solo alla fede in Dio, ma anche a quella in noi stessi, che è poi, sostanzialmente, la stessa cosa. Dio è in me: chi dunque può osare mettersi apertamente contro di Lui?”

È davvero sorprendente come l’uomo abbia pensato di far propri, definendoli “tratti intrinsechi della natura umana” prerogative energetiche e comportamentali proprie della negatività, scambiandole per “requisiti naturali”. Ancora oggi non riesco a concepire espressioni del tipo: “sono fatto così” oppure “non posso farci nulla” od “è nella mia natura” relative a difetti comportamentali e caratteriali della persona umana. L’uomo non è stato creato né impuro né imperfetto. Lo è diventato per propria edonistica scelta. Infatti, sebbene il peccato originale abbia contaminato la Terra, sino a renderla quale oggi possiamo tutti constatare, la prima volta che la nostra Essenza venne al mondo essa era pura. Noi e solo noi, per nostra volontà, l’abbiamo contaminata. Noi e solo noi, per nostra volontà, possiamo riportarla all’originale candore. Ogni uomo sereno che incontrerete vi ricorderà che ciò è possibile, rammentandovi inoltre che avete già perso molto del tempo che vi è stato concesso. Fate in modo di non sciuparne altro.