23 – SESSUALITÀ

Non mi ero mai posto, prima d’ora, il problema della reazione del lettore a queste pagine. Non che a me non stia a cuore la sua valutazione circa i contenuti del mio lavoro: dovendo essere chiaro e univoco, essa è ovviamente una mia costante preoccupazione. Essendo però l’evoluzione una realtà individuale, sapevo che non tutte le persone, se idealmente collocate in una stessa situazione, avrebbero reagito allo stesso modo. Questo perché, logicamente, non tutti assimilano le stesse esperienze di vita allo stesso modo, nello stesso ordine e con la stessa intensità con cui io le ho analizzato in questo libro. E’ dunque facile dedurre che, relativamente a ciascun argomento, qualcuno, avendolo già vissuto, giudica queste pagine confrontandole con le proprie esperienze; altri, mentre Io stanno vivendo, consumano con frettolosa curiosità quanto può loro essere utile; altri, infine, non avendolo ancora vissuto, affrontano l’argomento teoricamente, talvolta neppure ben comprendendolo.

All’inizio di ciascun nuovo capitolo, sono sempre stato ben consapevole che avrei trovato dei lettori più o meno versati, o preparati, o sensibili, in funzione delle proprie esperienze soggettive. Ho fatto molta attenzione a fare meno riferimenti possibili a modelli sociali o culturali, nella scelta dei termini oltre che dei metodi, con i quali affrontare di volta in volta le varie argomentazioni, per ridurre al minimo i casi di “rigetto culturale” dei contenuti che esporrò.

Al sesso, meccanismo grazie soprattutto al quale la procreazione viene attivata, vengono assegnate anche molte altre finalità, che ne suggellano l’utilizzo sereno, indipendentemente dalla procreazione stessa. Esso assolve a molte funzioni, parallele ed ausiliarie, che gli uomini oggi ancora necessitano per il raggiungimento ed il mantenimento dei propri equilibri, sia fisici che psichici; e tanto più lo necessitano quanto più sono in basso, sulla scala evolutiva. Ciascuna civiltà ha poi colorato la sessualità di colori ad essa propri, e ancora oggi, nell’epoca in cui vivo, esso assume valenze e funzioni decisamente surrogate. Esso serve per conoscersi intimamente, per addolcire i rapporti tra persone intime, per equilibrare le rispettive produzioni ormonali, per rasserenare fisicamente la propria esistenza, per cementare le amicizie e le proprie passioni. Due ex amanti si conosceranno meglio di chiunque altro, e (se avranno saputo spendere bene questa esperienza, senza lasciare che l’amore, quando si spegne la passione, lasci il posto al suo alter ego: l’odio), si fideranno anche l’uno dell’altro più di quanto non possano farlo due estranei. Tutto questo è tanto più vero e positivo quanto più la persona è debole, fragile ed evolutivamente povera.

Un’attenzione particolare va posta quando la disparità di età tra i due partners è molto elevata, e uno dei due è molto giovane o alla sua prima esperienza. È una grande responsabilità condurre per mano una giovane vita nell’esplorazione della propria sessualità, e questa esperienza mai dovrà essere men che consenziente, delicata, profonda e piena d’amore. Guai a chi, approfittando della propria superiore valenza dovuta all’età, al prestigio sociale o, peggio, al denaro, plagia o condiziona una giovane vita a soggiogarsi alle proprie voglie: anziché toccare il cielo con un dito questa esperienza porterebbe questa giovane vita a sbattere la bocca contro il lastricato dell’inferno.

Coloro i quali credono che Dio richieda da loro l’astinenza sessuale per potersi meglio dedicare a Lui commettono un grave errore. La sublimazione che essi invocano a giustificazione della scelta di castità dovrebbe essere, semmai, il punto di arrivo dell’evoluzione terrena di un essere umano, mai il punto di partenza. La castità non deve mai essere una scelta, né una decisione razionale, bensì una constatazione di fatto, una volta che lo spirito si è evoluto a tal punto da far cessare del tutto la necessità di comunicare in modo così limitato e fisico. Infatti, e io l’ho sperimentato di persona, con il proseguire del cammino dello spirito si spegne progressivamente anche l’interesse sessuale. Questo meccanismo, così prepotente e talvolta prorompente nelle prime fasi dell’evoluzione dell‘essere umano tende naturalmente ad attenuarsi con il tempo e, soprattutto, con il progredire dell’evoluzione personale; ciò non tanto in funzione dell’età fisica bensì di quella spirituale. Una volta dissi che la quantità di virilità dell‘uomo (maschio) è direttamente proporzionata al suo coefficiente animalesco, ed inversamente proporzionale a quello della sua evoluzione.

Sin qui, gli aspetti positivi della sessualità. Più avanti, esamineremo quelli negativi, che sono tanti, soprattutto legati al rapporto sesso-evoluzione. Diremmo quindi che, alla base della piramide, il sesso è utile, per poi diventarlo sempre meno, sino ad essere deleterio e dannosi, quando, di questa piramide, si è giunti quasi in cima. Con la metafora della piramide, mi riferisco all’evoluzione dell’uomo. Esamineremo qui di seguito questo progressivo mutamento di colore.

 

IL SESSO NELLA RIPRODUZIONE DELLA SPECIE

Inizio subito con il constatare come la sessualità è innanzitutto una realtà fisiologica dell’uomo che si è ritrovato, a seguito del Peccato Originale, strutturato biologicamente e fisiologicamente in modo tale da necessitare, per la riproduzione della specie, di quel particolare tipo di contatto fisico, oggetto e strumento sessuale. Questo, naturalmente, se si vuole restare nella naturalità fisiologica del comportamento, pensando all’uomo come penseremmo alla maggior parte dei mammiferi del nostro pianeta. Esso è, allo stadio attuale dell’evoluzione (o è forse meglio dire involuzione?) della razza umana, biologicamente, culturalmente e tecnologicamente l’unica possibilità che l’umanità dispone per la propria riproduzione. Almeno al momento in cui scrivo, tecniche extracorporee sono allo stadio sperimentale, ma ancora non generalizzate. In un’altra parte del Libro della Vita ho detto che non disponiamo ancora di una tecnica che abbracci tutto l’iter dal concepimento alla vita autonoma di un nuovo essere senza passare in qualche modo attraverso un rapporto maschio/femmina con coinvolgimenti sessuali, se non erotici almeno funzionali. Che pena se un giorno dovessimo poter scegliere su un catalogo il tipo di figlio, di madre o di papà che desideriamo per lui, ed acquistare on line il “prodotto” con consegna differita a 9 mesi, con garanzia soddisfatti o rimborsati! Il sesso, ella sua eccezione più ampia, resta dunque lo strumento principe per riprodursi.

Nell’ottica fisiologica, esso è pertanto una componente essenziale ed inscindibile del genere umano, totalmente indispensabile e funzionale alla sua stessa sopravvivenza. Questa analisi trova d’accordo l’intera umanità, sia essa atea o credente; sia essa conservatrice o progressista; sia essa di sesso maschile o femminile. Ma sul totale degli atti sessuali compiuti dall’intera umanità in una determinata unità di tempo, soltanto una infinitesima parte di essi viene consumato con intenti esplicitamente riproduttivi. Il resto viene consumato con altre finalità, come vedremo meglio più avanti. Per questa ragione la sessualità, così esercitata, assume toni e riflessi diversi e molto differenziati tra di loro.

 

SESSO E AMORE

Noi sappiamo come la decisione di mettere al mondo un figlio in condizioni ottimali debba essere presa all’interno di una atmosfera famigliare pregna di amore. In una coppia che si ama, fare l’Amore con la volontà di mettere al mondo un figlio è l’unico impiego autenticamente e fisiologicamente legittimo della sessualità. Infatti, allo stato attuale della nostra civiltà, la coppia resta tutt’ora l’ambiente migliore per procreare e allevare la prole. Lo stesso gesto di accettare e di accogliere nel proprio seno la volontà di esistere di un essere umano che ci abbia scelti come genitori è, di per sé stessa, un grande e sublime gesto di amore. La consapevolezza degli impegni che allevare un figlio comporta; i venti o trent’anni della propria vita che è necessario consapevolmente ed irreversibilmente impegnare per concretizzare questa decisione (ma che poi, nella realtà, rischiano di prolungarsi per tutta la durata della nostra esistenza, ed i nonni sanno bene a cosa mi riferisco); i sacrifici che un figlio richiede a qualsiasi genitore, a prescindere dal suo tenore di vita, non sarebbero altrimenti neppure concepibili.  Questo gesto d’amore, a sua volta, perde di significato se sboccia nel contesto di un rapporto tra due esseri umani che non si amano. Con ciò non intendo sostenere che non sia possibile proporsi come genitori pieni d’amore anche in assenza di una dei due partners naturali. Questa condizione, più che lecita e dignitosa, soprattutto se rivolta a prole orfana od abbandonata, è comunque limitata se rapportata al coinvolgimento di entrambi i genitori naturali in un clima saturo di amore. È proprio in questo clima di amore, infatti, che il sesso assume la sua collocazione e connotazione ideale per riprodurre la specie, giacché il mettere fisicamente al mondo una vita non è la sola incombenza cui adempiere, se si vuole essere genitori! Nell‘amore, esso diventa un momento di completezza e di scambio reale tra i partners poiché, con il loro amore, essi accettano di donare la vita. Ne consegue che tutte le manifestazioni sessuali estranee a questa dimensione di amore finalizzato alla riproduzione, non possono essere intese come funzionalità indispensabili ai nostri equilibri fisiologici e psicologici. Al contrario, esse spesso sono inutili e, in alcuni casi, anche dannose; ma indispensabili, mai!

Tanti pensano che il sesso sia funzionale all’Amore. Anche questo è un luogo comune da sfatare. Per quanto solitamente il sesso si accompagni con una certa enfasi soprattutto alle prime fasi dell’innamoramento, esso non ne è una componente essenziale. In molti casi, e non ultimi quelli delle persone spiritualmente molto evolute, l‘amore può tranquillamente sussistere nella sua pienezza anche senza la sessualità. Per contrario, il sesso può essere vissuto anche al di fuori dell’amore, come risulta nella maggior parte dei casi in cui viene praticato. L’amore non è un sentimento assoluto che, una volta sbocciato, possa vivere in eterno di vita propria, senza mai sfiorire. Al contrario, esso va costantemente curato ed alimentato dalla volontà di entrambi i partners di mantenerlo vivo e florido. Esso va costantemente rigenerato, rinvigorito, rinnovato dall’invenzione creativa delle due persone che reciprocamente Io condividono, senza mai fare l’errore di considerarlo come una realtà consolidata ed irreversibile. Queste persone, se desiderano che questo sentimento non si affievolisca, debbono prestare la massima attenzione nell’evitare, tra di loro, rapporti sessuali troppo ripetitivi, che finirebbero per uccidere la fantasia e la creatività, ingredienti di cui l‘amore, che è un sentimento di squisita fattura divina, ha sempre bisogno. Direi pertanto che “far troppo all’amore fa male all’Amore”. Mancando questa volontà di rigenerazione costante… esso si “scarica” progressivamente, sino ad estinguersi del tutto, come progressivamente si scarica, con l‘uso, la pila che alimenta una torcia elettrica. Così come sarebbe auspicabile anche non cadere nell’errore opposto, soprattutto quando la coppia è insieme già da qualche tempo, e questo per le ragioni opposte.

All’interno di una coppia, il sorgere del desiderio di avere esperienze sessuali con altri partners ne è il campanello d’allarme più evidente, come vedremo meglio nel paragrafo dedicato alla fedeltà. La coppia che desideri mantenere attivo e vigoroso il proprio rapporto d’amore dovrà quindi imparare ad amministrare sapientemente la propria sessualità elargendola, centellinandola o talvolta anche negandola, qualora sussistessero delle ragioni che tale atteggiamento restrittivo consigliano. Inoltre, essa dovrà imparare ad arricchire costantemente il proprio rapporto, non solo dal punto di vista sessuale, al fine di rinnovarlo creativamente ogni giorno. Non va soprattutto commesso l’errore fatale di pensare che, se l’intesa sessuale è buona, essa da sola sia garanzia sufficiente ad alimentare un buon rapporto di coppia. Una volta esaurita la spinta sessuale (ed essa si esaurisce molto rapidamente se non ricaricata nel modo che abbiamo appena esaminato) l’Amore non costantemente arricchito si trasformerà ben presto in un sentimento arido e gretto, per poi diventare scomodo e fastidioso, se non addirittura ostile, comunque destinato ad esaurirsi in un tempo molto breve. Un ramo che si è rinsecchito, che infastidisce, da tagliare quanto prima.

 

AMORE COME ALIBI AL PIACERE SESSUALE

Quando una persona si innamora di un‘altra persona, essa tende talvolta a fare una grande confusione, come appare evidente dall’utilizzo improprio ed inopportuno che, della parola: “amore”, si fa, quando ci si riferisce al sentimento che talvolta anima un rapporto di coppia. E questo anche se, nell’uso corrente della lingua che utilizzo in questo libro, questo illecito linguistico è stato acquisito come lessico corrente, tant’è che io stesso ne faccio uso. Questa confusione nasconde un lato oscuro, inquinante, spesso celato anche alla stessa consapevolezza del protagonista: l’illusione di amare anche solo per il breve lasso di tempo di un amplesso il proprio partner quando, in realtà, Io si desidera solamente sul piano sessuale. Questa voglia erotica del rapporto, abbastanza difficile da localizzare al suo sorgere perché facilmente scambiata per autentico amore, si manifesta invece molto chiaramente subito dopo i primi approcci sessuali. Prima del rapporto i partners si promettono e si dichiarano mari e monti, e la vita appare impossibile senza questo benedetto contatto fisico reciproco; pronti a sacrificare tutto, pur di possedere sessualmente l’oggetto di tanto prorompente desiderio; nei capi più gravi, pronti anche a soddisfarlo con le minacce e la violenza. Ad amplesso consumato, la situazione spesso precipita repentinamente, e non è infrequente che non si riesca più a sopportare neppure la vicinanza stessa del partner. Quante volte, ad amplesso terminato, non si vede l’ora che le reciproche strade ritornino a diversificarsi, insofferenti alla stessa presenza di quello che sino a poco tempo prima appariva come oggetto primario di desiderio. Questa situazione, assai diffusa soprattutto tra le fasce evolutive più basse dell’umanità, spesso è talmente ben dissimulata da ingannare anche Essenze attente alla giustezza dei propri comportamenti. Ciononostante, se si osserva con attenzione la qualità del sentimento già sul nascere, è possibile localizzare questa deviazione. Ogni volta che, relativamente al nuovo oggetto d’amore, Io stimolo al possesso sessuale è più intenso di quello di conoscenza della persona sul piano umano e comportamentale, è molto probabile che, anziché ad un sentimento d’amore, ci si trovi dinnanzi un bisogno erotico di ben altro spessore.

 

SESSO COME VIZIO FISIOLOGICO

AI di fuori della riproduzione, il sesso acquisisce i connotati di un vizio fisiologico. Uso il termine “vizio” perché esso non è essenziale alla vita dell’uomo, come non Io sono i vizi. Infatti moltissimi esseri umani ne fanno quotidianamente a meno senza squilibri di sorta, né fisici, né psichici né comportamentali. Per questa ragione l‘ho definito vizio, sviluppato dall’umanità lungo il proprio cammino evolutivo, la cui intensità è inversamente proporzionale all’evoluzione di chi Io utilizza. Un vizio, di per sé, può anche non essere dannoso, quando non coinvolge violentemente e forzosamente altre persone che, in quello specifico contesto ed in quello specifico momento, tale vizio non condividono. A volte può anche aiutare, come abbiamo visto all’inizio di questo capitolo; in certi altri casi esso può essere innocuo, soprattutto se vissuto serenamente con sé stessi e con altre persone che ne condividano tempi, modi e circostanze. Ma il sesso, vissuto nel contesto che stiamo esaminando ora, utile non lo è mai. Esso infatti, a differenza di ciò che avviene nella sessualità espressa in un contesto di amore, non sprigiona energia se non in misura infinitesimale. II suo esercizio, meramente meccanico, annulla gran parte dell’energia prodotta dall’atto del godimento che, come momento piacevole, è in grado di generare. Infine va sottolineato come i vizi solitamente generino dipendenze psichiche e fisiologiche. Quando un essere umano viene asservito da una qualsivoglia dipendenza, esso non è più libero. Ho detto molte volte in questo libro, e lo ripeto ora, che non esiste evoluzione senza libertà. Per questo la razza umana è disposta, per la libertà, a lottare e a sacrificarsi oltre misura. Per questa ragione, nella migliore delle ipotesi, l’utilizzo massiccio del sesso sul piano prevalentemente erotico comporta fatalmente l’arresto evolutivo della persona che ne fa uso smodato.

 

SESSO E INTERRELAZIONE SOCIALE

Sino a pochi anni or sono ero convinto che, tra gli esseri umani, il sesso costituisse un formidabile strumento di comunicazione, una sorta di linguaggio universalmente comprensibile, interattivo, utilizzabile facilmente senza eccessiva difficoltà, linguaggio universale che non necessita di interpreti. Il progredire della mia evoluzione mi ha però fatto ben presto ricredere, scoprendo che questa possibilità esiste praticamente solo in teoria. Per meglio dire, potrebbe esistere anche in pratica, qualora gli uomini fossero onesti e sinceri quando si incontrano, o congetturano per incontrarsi sessualmente. Purtroppo ciò non accade mai. Le persone che hanno desiderio di “incontrarsi” sessualmente, sin dalle prime fasi dell’approccio, iniziano a simulare ed a recitare, quanto più loro è possibile, condizioni sociali e comportamenti non veritiere, con lo scopo di “attrarre” il partner nella loro rete, di irretirlo, di sedurlo, di ammaliarlo, di affascinarlo, di stupirlo, di trascinarlo in una avventura fluttuante tra sogno (prima) e cruda realtà (dopo). Vero che anche in natura i maschi talvolta si pavoneggiano nel tentativo di esibirsi più belli e più grandi di ciò che essi sono nella realtà. Questo, in natura, è utile alla selezione della specie, favorendo nell’accoppiamento i soggetti più sani e più forti e, globalmente, più conformi al prototipo ideale della specie. Ma l’uomo non necessita più di questi artifici, ed il ricorso alle frottole per apparire più attraente ed affascinante di quello che uno non sia nella realtà è un esercizio affatto compatibile con uno status spirituale qualitativamente apprezzabile. Sono ben pochi gli esseri umani che, quando vanno a “caccia “di avventure sessuali, sono disposti a presentarsi per quello che realmente essi sono.

Volendo portare una mia personale testimonianza, vi confesso che comportarmi e presentarmi naturalmente per quello che sono, durante l’approccio sessuale, è stato uno degli ultimi comportamenti lineari che sono riuscito ad acquisire, tanto era radicata anche in me questa snaturata e farsesca abitudine. Talvolta la farsa dura il breve spazio di un incontro; talvolta dura qualche tempo di più ma, ben presto, la magia finisce. Il partner si accorge del bluff o, per meglio dire, ci si accorge del bluff reciprocamente e.… addio sogno d’amore! Il castello si affloscia velocemente, tutti ansiosi come sono di uscire da questo impiccio che, una volta “consumato”, diventa un imbarazzante fardello di cui liberarsi il più velocemente possibile, pronti a ricandidarsi con trepidazione per il bluff successivo. Talvolta, per una serie di circostanze, non ci si rende o non ci si vuole subito rendere conto della commedia. In questi casi, tra i partners, subentra ben presto, ad una reciproca indifferenza, una ostile neutralità, come reazione all’essere stati ingannati senza avere l‘onestà di ammettere che l’inganno è stato reciproco. Questa condizione è molto lontana dal clima di amore e di totale e reciproca dedizione che deve naturalmente caratterizzare i rapporti impregnati di autentico Amore, e chiunque sia stato seriamente innamorato ed abbia avuto la fortuna di essere in ciò altrettanto seriamente ricambiato, lo conosce molto bene.

Tutte le espressioni sessuali non funzionali all’amore tendono a diventare ben presto espressioni classiche della negatività della persona, direttamente proporzionate, come dicevamo, all‘uso di esse che la persona ne fa, al servizio della psiche e della più gretta individualità. Lungi da me il voler rendermi complice, con queste affermazioni, delle teorie religiose moralistiche che ho sempre aborrito come espressioni di perversità religiosa. Almeno, non nel senso che queste teorie sempre sottintendono. Cionondimeno è facile constatare come l’utilizzo indiscriminato del sesso spalanchi, nell’animo di chi lo attua, una porta su di una strada in discesa verso la propria regressione, per le quattro seguenti ragioni:

1). Quando manca l‘Amore tra due persone, il loro cercarsi e soddisfarsi sessualmente altro non è se non una ricerca di gratificazione reciproca. Noi sappiamo invece come l’uomo essenziale debba progressivamente spegnere in sé ogni forma di gratificazione, perché essa ne rafforza l’Ego sottraendo in tal modo spazio alla presenza totalizzante dell’Altissimo, che mal gradisce la disponibilità “a mezzo servizio” dell’essere umano che si candida ad ospitarlo. Per accogliere degnamente Dio nel proprio cuore, l’uomo deve imparare ad abbassare progressivamente la temperatura della propria gratificazione umana, non già per ubbidienza, ma per intima convinzione. Questo tipo di sessualità, al contrario, stimola l‘Ego umano, nell’eccezione più primordiale e più egoista della parola. È perciò comprensibile come questa situazione non possa essere tacciata per positiva, da qualsiasi punto di vista essa venga esaminata.

2). Per apparire interessanti, ammalianti, affascinanti, conturbanti, seducenti e provocanti, le persone si esibiscono in modo innaturale, dunque falso. L’uomo che eserciti così costantemente l’arte della falsità troverà sempre più difficile ospitare Dio dentro di sé o, per meglio dire, Dio troverà sempre maggior difficoltà ad essere da esso ospitato. Questa situazione non lavora nella direzione dell‘evoluzione, e pertanto non può essere considerata positiva. Come può infatti un uomo, che diventa falso ogni qualvolta si accinga a soddisfare i propri desideri erotici, essere poi in grado di agire ed essere Dio in giustezza, nel resto della propria esistenza?

3). Il rapporto sessuale fine a sé stesso è un rapporto ipocrita. Questo non soltanto perché ci si presenta ai propri partners diversi da quelli che si è nella realtà, ma anche perché solitamente si gestisce il rapporto simulando condizioni mentali di coinvolgimento affettivo di fatto inesistenti, oppure diversamente etichettabili. L’unico coinvolgimento reale davvero esistente è quello fisico ma questo, il partner, non è quasi mai disposto ad ammetterlo. Al contrario, proferirà una serie di stupidaggini che, d’altra parte, l’altro partner, per la stessa ragione, desidera ascoltare, ed il valzer dell’ipocrisia può essere liberamente danzato con buona pace di entrambi. Chiunque ascolti con attenzione il cumulo di bugie e di sciocchezze che due sedicenti innamorati si scambiano costantemente durante le loro effusioni o, ancor più, durante le manovre preliminari alle effusioni stesse, non potrà che darmi ragione. Piacevole forse, ma poco edificante sui piani spirituale ed evolutivo, per le stesse ragioni già viste in precedenza. La prima regola per iniziare la propria strada evolutiva, infatti, è quella di conoscere, accettare ed essere sé stessi, per potere, su questa base, edificare con solidità un uomo nuovo. In case contrario, si costruirà il rapporto sulla sabbia. Nessuna costruzione edificata sulla sabbia può reggere ai tumulti della vita.

4). L’uso del sesso, finalizzato al soddisfacimento pulsionale ma privo di amore, come dicevo, apre nell’essere umano che ne fa uso una porta su di una strada in discesa. Esso infatti, per le ragioni sopra esaminate, allontana progressivamente l‘uomo e la donna dalle rispettive spiritualità e dalle rispettive evoluzioni, concorrendo invece alla loro involuzione. Questo spiega anche perché esso è uno dei veicoli preferiti dal Maligno quando ha necessità di reclutare una determinata persona. Tutte le letterature di tutte le religioni ne parlano, anche se quasi sempre con una certa ingenuità e superficialità, e questo anche nelle religioni che non demonizzano la sessualità, come invece usa fare la Chiesa Cattolica.

L’utilizzo indiscriminato del sesso allontana le persone dalla propria spiritualità peggiorandole leggermente, diciamo, ogni volta che esse ne fanno ricorso. Per questa ragione esse hanno costantemente necessità di “adeguare” le proprie risposte individuali agli stimoli sessuali ai livelli di regressione che di volta in volta esse hanno raggiunto. Ad un certo punto la ginnastica sessuale tradizionale inizia a non bastare più, ed essi iniziano a ricercare ed a praticare “variabili” di tecniche sessuali sempre più fantasiose ed aberranti, in diretta relazione al livello di aberrazione da essi raggiunto. Si costituiranno così progressivamente le basi per le degenerazioni erotiche, quali il sadismo, il masochismo, la necrofilia, e così via sino ai rituali sanguinari più macabri ed aberranti, sino ad uccidere il proprio partner durante l’orgasmo per godere dell’attimo di contrazione “sublime “che si accompagna allo spasmo della morte. La persona, regredendo sempre di più, ha bisogno di riprodurre artificialmente una situazione che abbia lo stesso livello di negatività da essa raggiunto. È questa, la vera causa delle perversioni, nell’uomo. Esaminerò meglio questo curioso quanto degenerato aspetto della sessualità nel capitolo che segue. Con ciò non intendo sostenere che il sesso sia sempre negativo. Il panorama evolutivo dell’umanità nel suo complesso è estremamente variegato, e spazia dal livello più infimo del carnefice che uccide, squarta e mangia le proprie vittime a quello più evoluto e più vicino a Dio. Esistono pertanto diverse condizioni oggettive in cui le persone sono talmente deboli e lontane dalla luce e dalla positività, che l’intimità ed il calore umano che essi possono ricevere, anche in dosi molto limitate, da un rapporto sessuale, è per loro fonte disperata di benessere e di coraggio di vivere. Esistono poi delle fasi evolutive, nel corso della vita di una persona, caratterizzate da tragedie di grandi proporzioni, nel corso delle quali essa si aggrappa alla sessualità con la forza della disperazione. Ci sono infine delle necessità specifiche, tendenzialmente giovanili (ma non solo), che suggeriscono a taluni il ricorso anche massiccio al sesso come palcoscenico ideale sul quale rappresentare sperimentalmente situazioni od emozioni contingenti. Questo è stato il mio caso. Ho goduto e posseduto, in quarant’anni di vita, oltre mille persone; questo mi ha permesso di esplorare l’umanità in tutti i suoi più intimi risvolti, di collezionare esperienze e conoscenze poi rivelatesi utili anche alla stesura di questo libro. Va da se che, una volta intrapresa la mia strada, le mie “avventure erotiche” si sono affievolite sempre più, sino ad essersi spente del tutto, al momento in cui scrivo. Oggi, per godere di una esperienza sessuale, dovrei deliberatamente retrocedere sensorialmente al livello di godimento fisico, azione che non sono più sicuro di voler intraprendere, né di sapere ancora gestire. Una volta di più, dunque, abbiamo constatato come l’erotismo sessuale, fine a se stesso, serva solo a chi stà per annegare, giacché per poco che si sappia nuotare, esso gradatamente perde di significato.

 

SESSO E DEGRADAZIONE

Riprendo, per approfondirlo, questo tema già accennato in precedenza. Un aspetto del rapporto sessuale che mi è sempre risultato chiaro, sin da quando muovevo i primi passi sul sentiero della mia evoluzione, è la degenerazione progressiva della persona che il suo massiccio utilizzo inevitabilmente comporta. In altre parole: di sesso più se ne fa, più se ne farebbe; più lo si farcisce di aberrazioni per renderlo più saporito e coinvolgente, più si sente il bisogno, per raggiungere l’appagamento fisico, di aumentarne la dose, in un vortice sempre più crescente ed impetuoso di cui non si vede la fine. Questo aspetto, molto complesso, della sessualità, non va esaminato superficialmente. La mia esperienza personale, in questo caso specifico, non è molto ricca, per la ragione espressa pocanzi. Avendo già da tempo intuito questo pericolo, nonostante la grande esperienza sessuale che ha contraddistinto la mia vita, ho sempre fatto in modo di soddisfare le mie esigenze senza ricorrere a questo genere di espedienti. Ho però conosciuto un gran numero di persone che ne hanno fatto ricorso in un modo massiccio, ed ho avuto modo di constatare su di loro la fondatezza delle affermazioni che ho appena enunciate. Ogni volta che, consumando un rapporto sessuale, si fa uso di una variabile sadomasochistica o feticista, ad esempio, è come se il cervello ne memorizzasse il percorso erotico dell’orgasmo che, prima di essere raggiunto, transitando all’interno di quella specifica esperienza, ne fissa confini ed ingredienti. Essa viene acquisita, in modalità quasi biologica e permanente, dalla capacità di risposta sessuale del soggetto in questione il quale, per raggiungere i suoi futuri orgasmi, necessiterà di transitare nuovamente attraverso quella specifica perversione. Essa non sarà più vissuta come una variante stuzzicante dal rapporto, ma diventerà una componente necessaria ed inscindibile del rapporto stesso, senza riprodurre la quale sarà sempre più difficile prima, ed impossibile poi, provocare e vivere l’orgasmo. Non solo, ma dopo qualche tempo, la riproduzione di tale variabile sessuale non sarà più a sua volta sufficiente; sarà allora necessario escogitare una nuova variabile, più intensa e cruda della precedente, e la sequenza di memorizzazione si aggiornerà alla nuova esperienza, costringendo in tal modo gli sfortunati protagonisti ad una servitù sempre più penosa e totalizzante.

PEDOFILIA

Nella galassia delle perversioni sessuali mi sento in dovere di approfondire la pedofilia, male cronico dell’umanità, stigmatizzato alternativamente, nelle varie culture e civiltà, con varie scale di valutazione tra il positivo dell’antica Grecia classica alla demonizzazione dei nostri tempi. Cercherò qui, dunque, di fare chiarezza.

La natura ha deciso, per ciascun mammifero, uomo compreso, quando è il momento di fare sesso. Questo momento coincide solitamente con la pubertà, maschile e femminile; vale a dire coincide con il momento in cui il maschio e la femmina sono pronti a procreare.  Fin qui, credo, siamo tutti d’accordo. Le società umane hanno poi accelerato o rallentato artificialmente (diremo: culturalmente) questo momento. Tanto più povere sono le società, tanto prima ci si deve sposare, ergo anche avere rapporti sessuali; tanto più ricche sono le società, tanto più lontano nel tempo slitta questo momento. Le ragioni di questo comportamento sarebbero anche interessanti da studiare, ma esulano dallo scopo di questo libro. Diremo qui invece che la sessualità è “autorizzata” a manifestarsi in un momento temporale aleatorio, ubicato in una via di mezzo tra la maturità fisica di un corpo che ha raggiunto la capacità di procreare e quella sociale, di una persona capace di mantenere socialmente una famiglia. Nella maggior parte delle nostre civiltà occidentali questa “abilitazione al libero esercizio della sessualità” coincide con il raggiungimento della maggiore età (c’è chi dice che questa si raggiunge a 16 anni, chi a 18, chi a 21, a volte anche a 25 anni) Prima di tale età non si è liberi di esercitare questa attività, se non a condizioni molto circoscritte (avere almeno 16 anni, essere consenzienti, essere coetanei, e così via). Trovo personalmente un po’ ridicolo questo puritano ed ipocrita timore che il sesso possa danneggiare una persona, ancorché giovane, là dove esso si dovesse praticare nel rispetto della persona e della sua libertà! Ma qui potrei solo dire che è bene che l’uomo di Dio si allinei ai dettami della legge del paese nel quale vive. La giustezza, su questo mondo, si chiama purtroppo giustizia, con tutte le sue colossali limitazioni.

Dal punto di vista Divino dirò invece che un rapporto sessuale con una persona che non abbia ancora raggiunto la maturità sessuale non ha alcun senso, e dunque non va mai vissuto. Si costringerebbe un essere immaturo a confrontarsi con una realtà che non capisce e quindi che non sa gestire, con gravi conseguenze sulla sua psiche. Un rapporto sessuale con una persona che tale maturità sessuale ha raggiunto è invece sempre lecito, a condizione che esso sia libero, reciprocamente desiderato, mai coercitivo né fisicamente né psicologicamente e – devo aggiungere a malincuore – nel rispetto anagrafico delle leggi del paese in cui si vive! Chi, adulto, senta il bisogno di avere dei rapporti sessuali con dei bambini è una persona malata, con un alterato rapporto e concezione della propria maturità. Essa va dunque amata e curata più che stigmatizzata e punita. Se poi questa morbosa necessità dovesse debordare nella violenza, allora l’amore e le cure non basteranno più, bisogna da questa persona proteggersi, isolandola ed impedendole di nuocere oltre.

 

SESSO E PSICOANALISI

È doveroso, a questo punto, fare una digressione per rispetto a coloro che dedicano le loro energie personali e professionali allo studio della sessualità. Ciò che io sto dicendo, relativamente all’uso improprio che frequentemente l’uomo e la donna fanno della propria sessualità, non è in contrasto con le analisi che i tecnici della mente hanno compiuto e compiono sull’argomento né, sostanzialmente, con le loro conclusioni. Anzi, al contrario, la mia analisi essenziale giustifica anche l’interesse della psicoanalisi verso le perversioni sessuali nel loro insieme. La psicanalisi, infatti, si vuole considerare una scienza; in quanto scienza, essa risponde all’assunto che recita pressappoco così: “a parità di stimolo e a parità di condizioni, si verificano sempre gli stessi effetti!” E, questo, perché?

Perché, essendo le perversioni un aspetto e una caratterialità essenzialmente negativa della persona, come tutte le caratterialità negative, esse tendono a riprodursi all’infinito, in modo sempre uguale, sempre costante, perché questa è la principale caratteristica della negatività: essere ripetitiva e priva di creatività. Nulla di male, quindi, a studiare le perversioni, salvo poi concentrarsi preferibilmente sulla loro rimozione mediante la diffusione scientifica dei criteri e dei canoni di vita che di fatto ne impediscono la formazione, piuttosto che non sulla loro terapia. Questo meccanismo forse toglierebbe un po‘ di lavoro agli operatori del settore, ma sono certo che i benefici all’umanità sarebbero superiori ai danni che esso potrebbe provocare.

 

SESSO E FEDELTÀ

La fedeltà sessuale, fine a sé stessa, è una utopia, e quando non c’è fedeltà, non c’è neppure Amore. Questo è un assunto da comprendere bene e da interiorizzare anche se, come per molte altre valutazioni espresse in questo libro, può sembrare non veritiero. Con ciò non intendo sostenere che nella coppia infedele non possano sussistere altri valori. Mutua cooperazione, fiducia reciproca, affetto. Talvolta anche comode abitudini, reciproche convenienze. I figli, se amati da entrambi i genitori, possono costituire un deterrente sufficiente a mantenere coesa una coppia che non si ama più, ma questa coesione si produrrà senza amore. Quando c’è Amore, c’è anche la consapevolezza dell’immenso dono che Dio ci ha fatto permettendoci di vivere accanto ad una persona che per noi diventa il naturale e totale complemento della nostra esistenza terrena. In questo caso non solo non si sente il bisogno di “ampliare” le proprie esperienze sessuali mediante rapporti alternativi ma, al contrario, l‘incontro con persone che prima dello scoccare della fatale scintilla divina avrebbero fatto scaturire fiumi di adrenalina e destato incontenibili fervori amatori, lasciano ora del tutto indifferenti. Direi di più: esse non vengono neppure notate: Non servono, semplicemente. L’energia dell’amore basta a sfamare e a dissetare oltre ogni bisogno. La fedeltà è dunque una conseguenza naturale dell’Amore. Non cercata, non conquistata, non voluta ad ogni costo, nonostante i sospiri e le tentazioni, non imposta da gretti ed ipocriti costumi, ma semplicemente constatata nella propria fisicità. Quando essa invece viene meno, occorre accettare altrettanto serenamente anche la conseguente realtà: con essa è venuto meno anche l’Amore che la sorreggeva. In questo contesto, la fedeltà fisica fine a sé stessa non ha alcun senso di esistere. Il rapporto di coppia, invece, può anche sopravvivere come un rapporto di comodo, di reciproca e sociale convenienza al di fuori della fedeltà, un rapporto di mutuo soccorso o, semplicemente, di reciproca e conveniente amicizia

 

SESSO E POSSESSO

Quando non è inserita in un contesto di Amore, la sessualità non è altro che desiderio: il desiderio di essere posseduti e di possedere. Quasi una forma di cannibalismo: “ti mangio di baci…” La concezione di questo possesso è quella di fagocitare l’essere che si desidera, per non perderlo, per farlo proprio. Divorarlo, immetterlo dentro di noi, o immetterci dentro di lui, affinché rimanga nostro per sempre. Non è una questione di uomo e di donna, di uomo e di uomo, di donna e di donna, di ruolo proprio. Fra i due c’è sempre uno che si fa forte di un imperio. Normalmente e semplicisticamente, si dice, all’interno di un rapporto sessuale: “ecco, quello fa l’uomo e quell’altro fa la donna “; questo, anche all’interno di un rapporto eterosessuale di tipo tradizionale. Molte volte invece è la donna che recita l’uomo o è l’uomo che recite la donna, intendendo con il concerto di “uomo” quello di partner dominante e con quello di “donna “quello di partner dominato (concetti superati, grazie a Dio, nei tempi in cui vivo, ma utili per capire il concetto che intendevo esprimere). Oppure, fra due uomini o fra due donne, l’uno recita l’uomo e l’altro la donna o viceversa. C’è sempre un ruolo di imperio. “Io ti posso calpestare, perché ti dò il mio corpo, ti dò il mio sesso, ti faccio godere”. Questo, bene inteso, anche nelle coppie che sostengono di non seguire ruoli o schemi prefissati in materia sessuale. Si tratta di forzature, di maschere. Dal momento che non sono creativi nella negatività, essi drappeggiano, mascherano, fingono… però la sostanza resta la stessa.

Concludendo questa lunga disgressione, non posso far altro che tornare all’assunto iniziale. La sessualità è un attributo dell’Amore che l’uomo ha preso ad esercitare separatamente da questi, congiuntamente all‘attivazione della propria degenerazione nella negatività. Chiunque decida di avventurarsi nell’oceano della propria evoluzione, prima o poi non potrà esimersi dall’approdare a questo porto, ritrovandosi a considerare essenzialmente il proprio partner alla luce dell‘Amore. Se vedrà questa luce brillare intensa e forte, egli non potrà che approvare in cuor suo quanto scritto in queste pagine; se, al contrario, essa sarà fioca o spenta del tutto, l’interesse per il partner divenuto inadeguato verrà progressivamente meno, sino ad estinguersi del tutto e l’attenzione si dirigerà quanto prima verso soluzioni alternative. Ben vengano dunque le separazioni coniugali, che restituiscono a due esseri umani tornati l’un l’altro indifferenti, l’opportunità di ricostruire una nuova esistenza nell‘amore. I figli sapranno sicuramente capire ed in ogni caso, per loro, una fraterna separazione sarà sempre meglio di una unione resa litigiosa ed ostile dalla perdita di ogni reciproca motivazione.

Infine desidero inserire, in questo capitolo, alcune considerazioni che ho già espresso nel capitolo dell’Amore, ma che credo siano pertinenti anche qui, relativi all’omosessualità ed all’aborto. Entrambi questi argomenti sono strettamente correlati alla sessualità, sebbene così diversi e non certamente accostabili se non dal punto di vista, appunto, della sessualità attraverso la quale entrambi passano. Vorrei fare dunque qualche riflessione su entrambi, senza che al loro accostamento venga dato alcun significato se non funzionale all’argomento qui trattato. Raccomando infine a tutti di leggere il capitolo sull’Amore, terminata la lettura di quello sulla sessualità. Lo troverete assai complementare.

 

OMOSESSUALITA’

Data l’ampiezza del fenomeno su scala mondiale, comune a tutte le latitudini sin dalle tracce storiche più antiche dell’umanità, culture, civiltà, religioni, razze, climi e politiche, ho pensato di approfondire l’argomento, certo di fare finalmente chiarezza.

Talvolta due persone dello stesso sesso scoprono di amarsi e di desiderare con tutto il cuore di vivere insieme, come qualsiasi altra copia d’innamorati della Terra. Questo rapporto è lecito e legittimo, e nessun essere umano ha il diritto di condannarlo in quanto non esiste un solo uomo né una sola donna che in cuor suo, o nel segreto più profondo della propria fantasia, non abbia desiderato un rapporto sessuale con un partner dello stesso sesso, nel passato come nel presente, almeno una volta nel corso della propria vita.

L’omosessualità è una condizione naturale, fisiologica, come dimostrato dalla sua diffusione sulla Terra tra culture, civiltà, religioni e società molto diverse tra di loro, così come si può osservare anche nel mondo animale. Essa è legata ad una serie molto complessa di fattori interni od esterni alla persona, non esclusi meccanismi automatici di autoregolamentazione della specie umana che, sotto il profilo fisico, si comporta come una qualsiasi altre specie animale vivente. Ma, prima di ogni altra cosa, l’omosessualità è una scelta, compiuta dall’Essenza prima di venire al mondo, e come tale va rispettata.  Dunque, una volta venuti al mondo, essa non è più una scelta della persona, ma una constatazione che talvolta precipita colui o colei che la scopre in sé in una profonda disperazione, prima di giungere, inevitabilmente, alla sua accettazione.

Che tristezza sentire le coppie uomo/donna difendere ciò che per essi è naturale (privilegi economici e sociali compresi) a discapito di chi questa naturalezza non la vive se non con diversi parametri! Che pretesa egoistica, volgare, cieca e sorda è quella di voler imporre la propria “normalità” a coloro che invece ne hanno constatato, per sé stessi, una diversa; o di negare i propri diritti e doveri di coppia a coloro che si sentono attratti da fisicità omogenee! Come se tutte le coppie “naturali” fossero, dinnanzi ai propri figli, esempio di pienezza e rettitudine morale! Credo che due amanti omossessuali che decidano di avere un figlio, indipendentemente dal metodo che sceglieranno per averlo, sia esso l’adozione o la fecondazione in affitto, conoscendo molto bene le enormi difficoltà di vivere l’Amore in un mondo ancora prevalentemente omofobo, sapranno probabilmente dare più amore ai propri figli di molte altre coppie, cosiddette “normali”. Anche per loro dunque vale lo stesso assunto espresso pocanzi: il sesso ha un senso solamente se avviluppato nell’amore. In caso contrario esso diventa un vizio di cui ci si può tranquillamente fare a meno. Quanto lavoro, in questa direzioni, resta purtroppo ancora da fare alla maggior parte degli omosessuali della Terra, così presi dalla loro frenesia erotico-sessuale da ignorare, talvolta, addirittura il nome del proprio partner occasionale, spesso cambiato parecchie volte nel corso della stessa serata! Il termine omosessualità abbraccia una vasta gamma di casistiche sia fisiche che psicologiche, e non mi è possibile, per ragioni di equilibrio e di spazio, affrontarle tutte in mode adeguato, né questo è del resto lo scopo di questo Libro. Le principali:

A) Esistono innanzitutto coloro i quali, per oggettive confusioni genetiche, non sono chiaramente identificabili, fisicamente e/o psicologicamente, in un genere specifico. Costoro dovranno trovare un proprio equilibrio a qualsiasi costo, e per costoro sarà lecito, per trovarlo, anche ricorrere alla medicina ed alla chirurgia estetica. Se il loro corpo è confuso, essi hanno il diritto di trovare una identità loro confacente, ed a questa poi restare fedeli come se essa fosse stata loro donata da Dio al momento della loro nascita. La comunità umana dovrà aiutarli, per quanto sarà possibile, a consolidare le scelte che faranno con l’amore e con il rispetto dovuto a chi sta pagando così duramente i propri debiti pregressi karmici. Essi hanno diritto all’Amore come ogni altro essere umano, e dovunque lo troveranno, lo dovranno custodire e difendere con tutte le forze di cui saranno capaci. Dio è ansioso di vedere come essi sapranno agire l’amore nonostante la loro situazione di oggettiva difficoltà

B) Esistono coloro i quali (usero’ d’ora innanzi solo il maschile, per comodità espositiva, ma potrei usare indifferentemente entrambi i generi) non si riconoscono nel proprio sesso fisico. Essi sono maschi o femmine nel corpo, ma interiormente essi si sentono femmine o maschi. Si tratta di una tipologia abbastanza diffusa nella galassia Gay, e ne costituiscono la componente più “vistosamente pubblica”. Essi si sentono prigionieri di un corpo che non appartiene loro,e  sin da giovanissimi sentono in desiderio di vestire, giocare, parlare ed atteggiarsi imitando lo stereotipo del genere sessuale cui si sentono interiormente di appartenere, senza temere di assumere talvolta atteggiamenti grotteschi e socialmente contestati. Appena l’autonomia sociale e finanziaria lo consente, prenderanno ad insossare capi di abbigliamento tipici del proprio “sesso interiore”, dismettendo a volte per sempre, quelli del proprios esso fisico. Adotteranno, conformemente a qusta scelta, stili di vita e di comportamento conseguenti. In molti casi non esiteranno a sottoporsi ad interventi chirurgici plastici per adeguare anche steticamente se non funzionalmente il proprio corpo al proprio genere interiore. Orbene, a Dio non interessa se un uomo o una donnan nati tali, dovessero scegliere liberamente di vivere il genere sessuale opposto. La “cambiale karmica” che si é accompagnata alla loro scelta di venire al mondo in uno specifico genere non condiviso é stata presentata all’incasso, di fronte a Dio, al momento in cui sono iniziati, per loro, i primi travagli sociali conseguenti. Aggiungerei anche che sono certo che Dio sarà indulgente anche di fronte all’oggettiva offesa che commetteranno nel momento in cui agiranno chirurgicamente sul proprio corpo, venendo cosi’ meno all’obbligo che iascun uomo ha di custodire il proprio involucro corporeo al meglio possibile. Cio’ che invece importa a Dio é che costoro, indipendentemente dal genere che sceglieranno di vivere, vivano la propria vita in Amore e giustezza.

C) Esistono poi, e sono la grande maggioranza della comunità gay, uomini e donne il cui rapporto con il proprio corpo, e conseguentemente anche con il proprio sesso, è tutto sommato soddisfacente, tranne che per l’interesse omo-erotista che essi manifestano, inequivocabilmente, sin dalla più giovane età. Per essi vale quanto detto in precedenza, con una raccomandazione: l’Amore non si può generare artificialmente. È molto importante che essi cessino di compensare le limitazioni sociali che li caratterizzano – seppur con differenti intensità in ragione delle differenti realtà sociopolitiche nelle quali vivono – con una super attività sessuale inutile, inconcludente e spesso pericolosa per la loro igiene fisica, mentale e spirituale. Essi debbono imparare ad Amare forse più degli altri esseri umani, riconoscendosi quanto più possibile nell’assunto che dovrebbe imprimersi nei loro cuori: “meno amore e più Amore”. È inutile, cari fratelli gay, che cerchiate l’amore passando dalla facile porta del sesso; essa quasi sempre conduce ad una via angusta, breve, che termina contro un muro, lasciando, se non feriti, almeno con tanto amaro in bocca. Cercate, invece, di respirare, al di là del sesso, il “profumo dell’anima” di chi vi apre le proprie braccia: correte il sano “rischio” di innamorarvi, e una volta avviluppati dalla aureola dorata dell’Amore, cullatevi in essa più che potete, dando sempre più che di quanto riceviate: quanti rari sono, nella vita, i momenti compiuti di Amore, nel mondo così nero in cui oggi viviamo; restate fedeli a questa realtà, giacché sono poche le volte in cui il treno dell’Amore si fermerà davanti alla vostra stazione, nel corso della vostra vita terrena: talvolta esso si ferma una sola volta….. Però almeno una volta, siatene certi, si fermerà davanti anche alla vostra!

ABORTO

L’aborto è, dal punto di vista umano e Divino, insensato. Concepire un bambino per poi non permettergli di venire al mondo, generalmente parlando, è un atteggiamento privo di logica oltre che di Amore, e non conduce quasi mai chi lo attua sulla strada di Dio. Al momento in cui scrivo non è ancora disponibile una tecnologia che, dal concepimento all’incubazione, possa mettere al mondo artificialmente un bambino. Dunque, in questo libro, parlerò solo del concepimento e della gestazione naturale, in un corpo femminile.

Il concepimento, all’interno di una relazione di coppia, è forse il momento più sublime della loro unione, e la creatura che si va lentamente formando in grembo alla madre è quanto di meraviglioso si possa desiderare: donare la vita e perpetrarsi così nella creatura che mettiamo insieme al mondo. Pertanto è da considerarsi una regola generale, unica, univoca ed assoluta quella di mettere al mondo un figlio quando si resta incinte; ciò, indipendentemente dal proprio credo religioso, cultura, ambiente sociale, economico o politico nel quale questa donna si trova a vivere. Questo, indipendentemente anche dal modo con il quale questa creatura é stata concepita. Infatti cio’ è ancor più valido quando una donna viene stuprata suo malgrado, ritrovatasi incinta senza avere né amato né desiderato esserlo, il più delle volte atrocemente violentata nel suo corpo e nel suo spirito. È una grande prova di Amore che Dio chiede a questa donna, che dovrà trovare nel profondo del suo cuore sufficiente Amore per perdonare il suo violentatore ed amare la creatura che ha in grembo, sino al momento della sua nascita.

Una volta partorito, questa donna potrà anche delegare, se lo ritiene opportuno o meglio per lei, ad una famiglia od una comunità deputata l’incombenza di accudire, allevare, educare e formare questo bambino, sino a quando questi non sarà in grado di percorrere autonomamente i sentieri della propria vita. Dio infatti non chiede che il figlio di uno stupro violento e drammatico debba necessariamente essere cresciuto da chi lo ha portato in grembo, ma chiede invece a questa donna che risparmi a lui la vita, e che lo metta al mondo. Dio glie ne sarà grato.

Questa considerazione vale anche per tutte le ragazze che restano incinte senza avere un’età adeguata, né gli strumenti culturali, o economici o comunque le capacità tecniche di occuparsi adeguatamente del nascituro. A tutte Dio dice: portate a termine con Amore la vostra gravidanza, e se non vorrete o potrete occuparvi di vostro figlio, che questo diventi la gioia di una coppia che figli non ne ha potuto avere. Si farà così il bene della mamma, del figlio e della famiglia che lo accoglierà comunque come un dono Divino. Si creino strutture nelle quali questi bimbi vengano accolti e, prima possibile, assegnati a famiglie desiderose, al contrario, di accoglierli nel proprio focolare. Che queste famiglie siano vagliate in funzione dell’Amore che sono capaci di generare, piuttosto che in funzione del fatto che siano coppie mono o bisessuate. Quanti uomini e quante donne hanno saputo essere Padre e Madre per i loro figli, in assenza dell’altro coniuge! Lo sapranno essere ancor più due padri o due madri, se questo fosse il caso. Ciò che conta è l’amore che regna nella famiglia, non la conformazione anatomica dei genitori.

Pochissime sono le eccezioni a questa regola divina.

  • La prima riguarda la situazione nella quale la prosecuzione della gravidanza provocherà certamente il decesso della madre, o comunque una sua certa e grave infermità. In questo caso, di fronte all’improbabilità di avere salve due vite, va preferita la certezza di salvarne una, va scelto il male minore, va scelto di salvare la madre, abortendo il feto.
  • La seconda riguarda la situazione nella quale il feto risulta fisicamente gravemente malato o compromesso, al punto che la sua vita autonoma non sarà possibile oppure sarà di breve durata, penalizzata da gravissime deficienze tali da non garantirgli alcuna possibilità di sopravvivenza; oppure il caso in cui il feto sia clinicamente morto. Anche in questo caso si può procedere all’aborto. Per essere ancora più chiaro: i casi in cui non sussistano garanzie mediche sufficienti per assicurare che il feto possa vivere autonomamente, una volta nato. Spetterà ai medici stabilire questa condizione, assumendosene, di fronte a Dio, la responsabilità. La sua coscienza dovrà mediare tra due realtà ugualmente tristi: permettere ad un feto gravemente malformato di vivere brevemente, tra atroci sofferenze o porre termine alla sua vita prima che venga al mondo. Quando un medico pronuncia il Giuramento di Ippocrate, non giura solo davanti agli uomini, giura anche (e soprattutto) davanti a Dio. È alla sua coscienza, alla sua anima, alla sua cultura medica e, in generale, all’insieme della sua umanità che Dio delega il potere di vita o di morte su questo nascituro. Posso solo consigliare costoro di raccogliersi in Dio per ascoltare intimamente cio’ che la propria coscienza ordinerà loro di fare, prima di decidere.