5 – Destino

Uno dei temi più affascinanti della nostra quotidiana esistenza terrena è quello che si sviluppa intorno alla possibilità di penetrare consapevolmente nelle maglie del destino. Per ottenere questo risultato l’uomo ha escogitato nei secoli astuzie e metodi i più disparati, attraverso le miriadi di culture e di civiltà in cui è transitato, dalle origini sino ai giorni nostri. Oracoli, rituali, droghe, allucinogeni, maghi, scienziati, statistiche, computer, sino ai satelliti ed alle stazioni di rilevamento spaziale. Tutto lo scibile che coinvolge l’umanità è stato oggetto di questa spasmodica bramosia di conoscenza e di previsione. Dal tempo che farà domani al sesso del figlio nascituro, dalle problematiche di lavoro a quelle relative alla propria salute, all’amore e via discorrendo. Direi che non si tratta, in questo caso, di bramosia di previsione del futuro in senso letterale, quanto piuttosto del desiderio di controllare in qualche modo gli eventi che ci coinvolgono, per poterli pilotare a nostro beneficio oppure per trarre, dalla loro conoscenza, utili indirizzi di prevenzione o di predisposizione futura. Quanti uomini pagherebbero una fortuna per poter interferire, con altri strumenti che non siano i fatti, sul concatenarsi delle circostanze che si snodano attorno a loro. Ad esempio per chiudere positivamente un affare, per superare brillantemente una prova o per evitare un disastroso incidente. Quante circostanze, la cui “correzione” modificherebbe sostanzialmente il corso della nostra vita, orbitano vorticosamente attorno a noi. Talvolta esse ci sfiorano talmente da vicino che pare si possano afferrare semplicemente allungando una mano. Chiunque possedesse la facoltà di operare simili interferenze, con modalità razionalmente controllabili, avrebbe certo buone probabilità di diventare, in breve tempo, la persona più influente del Pianeta. E pensare che questa straordinaria facoltà è lì, a disposizione di ogni essere umano, alla portata di tutti: giovani e vecchi, ricchi e poveri, dominanti e dominati. Tutti possono godere dei suoi benefici ma tuttavia, paradossalmente, essa non può essere utilizzata per trarne dei vantaggi, almeno nell’accezione corrente del termine, se non a ben precise e rigide condizioni.

Posso immaginare la sorpresa, in chi che mi leggerà, nell’apprendere che, da un lato, controllare gli eventi per goderne un qualche tornaconto, ad esclusivo incremento del proprio coefficiente di potere personale è una fantastica utopia; dall’atro, invece, questa possibilità è concretamente disponibile ed operativa in ciascun essere umano, alla nostra portata e senza limitazioni che non siano la sua utilizzazione coerente con le leggi dell’evoluzione e della giustezza.
Ho faticato non poco ad assimilare questa verità, e nonostante le infinite dimostrazioni e verifiche che giornalmente continuavo ad acquisire, ho lottato contro di essa per molto tempo; mi sono arreso all’evidenza solo dopo una lunga ed estenuante battaglia, schiacciato e zittito dal peso incontestabile della realtà, riponendo finalmente diffidenza e riserve personali. Ora, naturalmente, non ho più alcun dubbio. So come fare per controllare gli eventi che mi riguardano, per pilotarli in modo che essi si snodino a me favorevolmente, secondo “logica divina”. Ciò non significa necessariamente che gli eventi mi saranno “favorevoli”, ma che gli eventi che mi coinvolgeranno sottostaranno alle regole karmiche Divine senza alcuna mia interferenza! Ma per la maggior parte delle persone, che non hanno cambiali karmiche troppo pesanti da pagare, questo significherà di fatto anche una evoluzione normalmente favorevole delle circostanze della propria vita. Ma conoscere a fondo questo meccanismo non è sufficiente per poterlo attivare. Occorre che l’ambiente in cui esso si deve mettere in essere sia completamente e totalmente permeato di giustezza. Cercherò di approfondire meglio questo concetto.

COME SI FORMANO GLI EVENTI

KARMA

Dalle informazioni sino a qui assimilate dovrebbe essere già chiaro a tutti come, ad esempio, la legge karmica produca un flusso ininterrotto di circostanze e di eventi convogliati su ogni essere umano, ciascuno per il proprio destino. Dal momento poi che ciascun evento, preso come unità a sé stante, coinvolge più di una persona (talvolta decine, centinaia o migliaia); e che ogni persona possiede una predisposizione karmica diversa, univoca, spesso antitetica a quella di chi gli sta vicino, possiamo ben immaginare quale enorme e complessa elaborazione comporti la gestione di questo immenso groviglio di circostanze, se proiettata sull’intero pianeta Terra in una stessa unità di tempo! Infatti, se un evento risponde alla precisa premessa karmica di uno specifico individuo, esso riesce probabilmente dannoso all’individuo che gli sta accanto. Costui infatti, a sua volta, necessita di eventi a lui karmicamente congeniali che potrebbero, ad esempio, essere di segno opposto a quello preso in questione in questo esempio, e così via in un inimmaginabile ed incalcolabile intreccio di galattiche proporzioni. Il detto latino “mors tua vita mea” ci aiuta bene a capire questo concetto. Se due impiegati ambiscono alla stessa promozione, ad esempio, il conferimento della stessa all’uno danneggerà conseguentemente il collega, che vivrà questo evento come un evento a sé sfavorevole.

LIBERO ARBITRIO

A questo quadro, già di per sé apocalittico per la sua complessità, va poi aggiunto il libero arbitrio di ciascuno, che può seriamente e sensibilmente affiancarsi al controllo degli eventi che riguardano ciascun essere umano, giungendo non raramente a modificare addirittura la portata, deviando od attirando situazioni e circostanze altrimenti (e naturalmente) dirette altrove.
E che dire del libero arbitrio altrui, che spesso giunge a coinvolgerci nostro malgrado? Anche questo aspetto è determinante, perché, se grazie al libero arbitrio io posso scegliere di vivere nella giustezza divina altri, accanto a me, possono fare la scelta opposta, coinvolgendomi fatalmente nelle conseguenze delle loro decisioni. Pensate all’esempio di una esplosione nucleare: quante prevaricazioni sul libero arbitrio di ciascun essere umano che ne resti coinvolto determinano, fenomeni di questo tipo? Ciascun uomo e ciascuna donna del Pianeta, nonostante si credano gli unici ed i soli arbitri ed artefici della propria vita, risultano loro malgrado espressioni della media ponderata di tutte le influenza testé descritte, dove la loro personale volontà non è che una delle componenti del gioco, e talvolta neppure la più significativa.

SUPPORTO DIVINO

Non risulta sicuramente difficile, a questo punto, rendersi conto di come solo l’onnipotenza divina possa agevolmente non solo districarsi, ma addirittura operare attivamente all’interno dell’immenso e dinamico ginepraio di eventi con cui oltre 7.000.000.000 di esseri umani interagiscono tra di loro quotidianamente. Ma c’è di più: proprio questo groviglio apparentemente inestricabile è il veicolo privilegiato di cui Dio si serve per operare su di noi, nella quotidianità. Si tratta di interventi di supporto, giornalieri, che prendono le vesti e le sembianze più disparate, sia quando essi assumono la forma di eventi ripetitivi e continuativi, sia quando appaiono invece unici e straordinari. Questo supporto divino alla nostra esistenza terrena, espresso proprio tramite gli eventi che la costellano e ne costituiscono gli ingredienti fondamentali, è la prima grande verità da apprendere se ci si vuole inoltrare lungo le misteriose quanto affascinanti vie del fato. In questo capitolo desidero descrivere esattamente come Dio voglia supportarci, e che cosa noi si debba fare, od essere, perché questo supporto prenda corpo, praticamente, nei nostri eventi quotidiani. Naturalmente, come in qualsiasi altro aspetto che riguardi la nostra vita e la sua interazione con L’Altissimo, essa deve essere ben spesa, in un corretto ed armonico equilibrio tra spirito e materia. Potremo pertanto concludere questa introduzione constatando come gli eventi siano sì pilotati in modo armonico da Dio, ma con la nostra fattiva collaborazione. Esamineremo ora nel dettaglio quali siano le competenze di pertinenza divina, e quali invece quelle di pertinenza umana, in questa complessa dimensione. Qual è l’atteggiamento giusto da tenere per realizzare questo equilibrio? È un atteggiamento creativo, costruttivo, produttivo e, nell’eccezione migliore del termine anche aggressivo. In altre parole, per poter correttamente catalizzare prima, e recepire poi, l‘intervento Divino in nostro favore (appunto, di supporto), noi si deve vivere una vita costruttiva e creativa.
In che cosa consiste, esattamente, il vivere costruttivamente e creativamente? Suggerisco innanzitutto di riferirsi a ciò che ho scritto, a proposito di questo argomento, nel capitolo di questo libro dedicato proprio alla creatività, una attenta rilettura del quale sarebbe da considerarsi propedeutica alla comprensione di quanto seguirà.

LE CONTINGENZE CONGIUNTURALI

Il termine usato può apparire complicato. Che cosa sono mai le Contingenze Congiunturali? Si tratta di una realtà che si ripropone nella vita di ciascuno di noi più volte al giorno, anche se si presenta, per ciascuna circostanza specifica, con abiti, spessori e tonalità diverse. Chi di noi non conosce il concetto di caso e casualità? Molti uomini pensano che la vita, per certi aspetti, sia governata o quantomeno marcatamente condizionata dal caso. È il caso, essi pensano, che fa sì che una persona transiti sotto un cornicione nell’esatto istante in cui una tegola, staccatasi da quello stesso cornicione, precipitando, la sfracelli. È il caso, essi pensano, che fa sì che una persona che ha fatto di tutto per prendere un aereo e che, nonostante questi sforzi, lo abbia perso per pochi minuti grazie ad una serie di circostanze “casuali”, scopra poi di lì a poco, con sgomento, che quell’aereo è precipitato. È sempre il caso, dice la gente, che fa sì che un passante, che cammina tranquillamente per la sua strada, si imbatta improvvisamente in una pallottola vagante, sparata per gioco, che lo uccide sul colpo. È sempre il caso, qualcuno ancora sostiene, che fa acquistare un biglietto della lotteria da un venditore anziché da un altro, vincendo o perdendo così una somma considerevole, e così via. La gente comune pensa dunque che sia il caso a regolare la propria vita di tutti i giorni o, quantomeno, essa etichetta come casuali tutti quegli eventi troppo coincidenti e tempestivi che, altrimenti, darebbero origine ad “imbarazzanti” considerazioni.
Noi tutti conosciamo il significato della parola “caso”, anche se ben pochi di noi, in realtà, sono in grado di darne una spiegazione plausibile, o anche soltanto una generica giustificazione. Questa è una delle grandi contraddizioni della nostra cultura contemporanea: accettare come normali situazioni o componenti della nostra vita quotidiana, che non siamo però capaci di comprendere appieno.

L’UOMO REGISTA ED ATTORE

Io affermo qui a gran voce che il caso non esiste. Vale a dire che le circostanze favorevoli o sfavorevoli al verificarsi od al non verificarsi di uno specifico evento atto a provocare a ciascuno di noi gioia o dolore, non sono affidate al caso, in quanto questo “famoso” caso non esiste. “Ma se non esiste il caso – direte voi – che cos’è che provoca queste situazioni contingenti e congiunturali assolutamente tempestive, proprio nell’attimo in cui si deve o non si deve verificare una determinata circostanza, che da queste stesse situazioni risulta pesantemente condizionata?
Incontrate un amico per strada e vi fermate a salutarlo. Un istante dopo un’auto esce di strada per lo scoppio di uno pneumatico ed investe il tratto di marciapiede in cui vi stareste dovuti trovare se non aveste “provvidenzialmente” incontrato quella persona. Che cos’è che vi ha fatto fermare pochi istanti prima della vostra altrimenti sicura morte o, se volete, che ha pilotato quel vostro provvidenziale amico proprio quel giorno, a quell’ora precisa e nel posto giusto?
La risposta a questa domanda è molto semplice: siamo noi la più importante concausa nel favorire il concatenarsi di eventi di tal fatta, favorevoli o sfavorevoli alla nostra condizione esistenziale terrena. Approfondendo questo principio dirò che, in relazione al modo con il quale ciascuno di noi vive una data giornata, ad esempio, egli può attendersi un domani migliore o peggiore. Vale a dire che egli può attendersi domani il verificarsi di un evento inedito, a lui più o meno favorevole, in rapporto direttamente proporzionale alla qualità del modo con cui egli ha vissuto la giornata di oggi. Se voi moltiplicate le conseguenze di questa interazione per il numero di esseri viventi presenti sul Pianeta in una data unità di tempo, riuscirete a concepire l’immenso intreccio di “casualità”, di circostanze congiunturali concomitanti, il cui equilibrio è costantemente dinamico, quindi non prefissato o che, nel caso prefissato esso fosse stato, è soggetto a delle radicali variazioni di tipo correttivo, sia positive che negative. Questo concetto deve essere assolutamente chiaro; per poter comprendere la prosecuzione di questa esposizione.

QUALITA’ POSITIVA DELLA VITA

A questo punto tali e tante sono risultate essere le influenze che concorrono alla scrittura del diario giornaliero della nostra esistenza che verrebbe da domandarci come fare a vivere la vita di tutti i giorni in giustezza, ma all’altezza dei compiti, dei tempi e dei costi che la nostra civiltà contemporanea reclama. La risposta a questo quesito sta nella conclusione di questa esposizione. È la “qualità” della nostra vita giornaliera, che concorre al verificarsi o meno di una precisa circostanza, od al verificarsi della stessa nell’esatto momento in cui essa può rivelarsi per noi utile o dannosa. E la qualità della vita si migliora vivendo, appunto, positivamente. Vivendo cioè in assenza di stati mentali conturbanti, o preoccupanti, o paurosi, od ansiosi, od angoscianti o pessimisti per qualsivoglia ragione, e questo indipendentemente dalle circostanze entro le quali noi ci troveremo a dover vivere. Attenzione: ottimismo non significa incoscienza…. Però se una soluzione possibile esiste ad un problema esistenziale complesso, la si troverà ben più facilmente se si avrà una mente serena, scevra da angosce che ne turberebbero, limitandone notevolmente, la sua identificazione. In altri termini, indipendentemente da ciò che ci capita o da ciò che capita alle persone od alle cose che ci stanno attorno, fossero anche molto vicino a noi, appartenessero anche alla nostra famiglia, noi dovremo sempre mantenere un sufficiente distacco ed una prudenziale distanza emotiva tra l’episodio in questione e la nostra risposta emozionale allo stesso: guai a reagire emotivamente, ansiosamente, in mode stressato o in condizione di paura. Questo è un aspetto della positività di cui ho parlato ben più diffusamente nel capitolo di questo libro ad essa dedicato. Sarebbe dunque opportuno rileggere quelle pagine, tanto per rinfrescarci la memoria in materia. Occorre mantenere questo stato di serenità emotiva indipendentemente da ciò che possa succedere attorno a noi, si trattasse addirittura di una catastrofe. Occorre sempre mantenersi lucidi, indipendentemente da ciò che può succedere a coloro che ci sono vicini o alle cose che ci appartengono o che appartengono a coloro che ci sono vicini. E se anche fosse giunta la nostra ora, intendo per ragioni esterne dalla nostra volontà, ciò significa che Dio così ha deciso, e dunque, serenamente, così sia. Ricordiamoci infatti sempre che MAI ed in NESSUN CASO l’uomo ha facoltà di decidere quando questa ora sia giunta, vale a dire di suicidarsi!
Se impareremo a vivere in armonia con questo criterio, si otterrà naturalmente questo meraviglioso risultato: gli eventi attorno a noi inizieranno a prendere una piega favorevole alla nostra evoluzione personale e, di riflesso, alla qualità globale della nostra esistenza. Una sola doverosa precisazione: il fatto che gli eventi prendano una piega “favorevole” alla nostra evoluzione personale non significa necessariamente che gli eventi saranno piacevoli o a noi favorevoli nell’eccezione normale del termine. Abbiamo esaminato altrove in questo libro come il karma spesso reclami un prezzo (talvolta anche una sofferenza) per compensare un dramma passato e garantire così una gioia futura. Questa sfumatura “non positiva” degli eventi, tuttavia, si verifica raramente. Infatti solitamente il karma viene diluito su più esistenze, e raramente incide pesantemente sulla stessa. Più frequentemente, gli eventi prenderanno una piega favorevole e anche positiva per la nostra vita quotidiana materiale. Vivendo positivamente si esercita dunque una influenza di pari segno sugli eventi che ci coinvolgono, di spessore tale da consentire una loro manipolazione a nostro favore, in ragione direttamente proporzionale alla coerenza della positività della nostra esistenza.
Per essere sicuro di essermi spiegato bene, ripeto il concetto con altre parole: solitamente, una persona smaltisce il proprio karma in più di una esistenza, e dunque le circostanze karmiche negative che la coinvolgono sono diluite nel corso della sua esistenza; essa, dunque potrà normalmente pilotare a se favorevolmente tutti quegli eventi che non interferiscano sul suo progetto karmico, solo adottando un atteggiamento di vita positivo.

INTERAZIONI TRA GLI EVENTI

Credo sia utile, a questo punto, fare alcune precisazioni relativamente ad alcuni degli elementi principali che interagiscono nel rapporto cose terrene/cose spirituali:

LA DISPERAZIONE

Vivere positivamente, e di conseguenza non lasciarci coinvolgere emotivamente dagli eventi gioiosi o dolorosi che ci investono, non significa restare indifferenti agli stessi. Gli esseri umani non sono dei robot insensibili alla gioia o al dolore, propri od altrui che sia. È dalla reazione agli stessi che ci si deve guardare. È la risposta emozionale agli stessi, la pazza gioia come la disperazione profonda che possono seriamente nuocere alla qualità costante della nostra esistenza; in particolar modo, per quanto concerne l’aspetto che stiamo esaminando, è la disperazione che coagula attorno a noi eventi sempre negativi.
Un giorno ascoltai una mia parente trarre dalla propria esperienza di vita il seguente insegnamento: “Quando le cose cominciano ad andare male, non si fermano più”. Quella persona aveva perfettamente ragione. Ma essa non sapeva però che la tendenza negativa degli eventi era a sua volta influenzata in tal senso proprio dalla sua negativa reazione agli stessi. In altre parole, quando si verifica una circostanza dolorosa, il reagire alla stessa tragicamente, con melodrammatica e cocente disperazione genera e produce ulteriore energia negative che può tradursi in altri eventi dolorosi, la reazione ai quali, a sua volta, peggiorerà ulteriormente il quadro dell’emissione energetica negative. In una spirale pericolosa. In altre parole: date spago a Satana, e questi sarà ben felice di strozzarvi.

MANIPOLAZIONI LECITE DEL FATO

Quando mi riferisco alla manipolazione a nostro favore degli eventi, non intendo propriamente sostenere che essi potranno essere da noi pilotati a nostro vantaggio senza ben precise condizioni. Dio non vede di buon occhio coloro che si avvantaggiano più del necessario alla loro dignitosa esistenza, utilizzando a tal fine la Sua energia! Con il temine “manipolazione degli eventi” intendo qui riferirmi alle nostre azioni, sia interiori che pratiche, vertenti a contrastare efficacemente le influenze negative, non di nostra emissione, che potrebbero altrimenti nuocerci; in secondo luogo intendo la possibilità di portare a felice compimento soluzioni e progetti che, altrimenti, avrebbero potuto essere osteggiate dalla negatività. La giustezza, anche in questo, deve essere alla base della valutazione di “se” e di “quanto” intervenire sul fato.

IL FATTORE KARMICO

Le persone ricche, i cui progetti vanno sempre tutti a buon fine senza grosse difficoltà apparenti od interferenze negative specifiche, sono tutte persone positive? La domanda è affascinante e la risposta non è delle più semplici. Va innanzitutto ben compreso come la vita di ciascuno di noi, in realtà, sia di fatto il risultato costantemente aggiornato (diremmo “in tempo reale”) della media matematica ponderata di tutti gli ingredienti che abbiamo trattato in questo libro, e non di uno o di pochi soltanto. Non va dimenticato, ad esempio, il karma che, nella fattispecie, è il primo e principale responsabile della ricchezza o della povertà, anche materiale, della nostra vita. Questo, nonostante il karma possa poi venire influenzato dalla nostra stessa evoluzione, talvolta in modo radicale, come vedremo in altri capitoli di questo Libro, primo tra tutti quello dedicato proprio al karma.
Prendete ad esempio S. Francesco d’Assisi. Egli era ricco, benestante, karmicamente destinato ad una vita molto agevolata dagli agi e dal denaro della propria famiglia. Egli volle, però, privarsene pensando, così facendo, di meglio servire la causa divina. Così facendo ha senza dubbio concorso ad estinguere anticipatamente il proprio debito karmico, operando con il proprio libero arbitrio una scelta gerarchicamente più importante dl quella fatta dalla propria Essenza all’atto di venire al mondo (in una famiglia ricca). Tutti ricordiamo cosa disse Gesù a proposito di ricchi, di cammelli e di crune di aghi…
In sintesi, è bene che ciascuno, nel processo di valutazione, comprensione e interiorizzazione dalla propria condizione esistenziale, si dimentichi del tutto di quelle altrui, migliori o peggiori che le loro esistenze possano essere paragonate alla propria. Nessun confronto è legittimo, quando si tratta di valutare noi stessi! Dio usa un peso ed una misura diversi per ciascun essere umano, in quanto ciascun essere umano possiede un gradiente evolutivo diverso dagli altri. 7.000.000.000 di esseri umani, che verranno dunque giudicati con 7.000.000.000 di “criteri” diversi, ciascuno uniformato alla condizione evolutiva specifica del soggetto in giudizio. Tutti questi criteri, usati nella valutazione del “debito karmico da estinguere “e dei “metodi con il quale questo debito debba essere estinto in vita” confluiranno, quando busseremo alla Sua porta alla fine della nostra vita, in un unico criterio di giudizio: l’Amore con il quale abbiamo convissuto e che abbiamo saputo generare durante a nostra esistenza. Tanto più si sale lungo il sentiero della propria evoluzione, tanto più diventano gravi, agli occhi di Dio, mancanze anche piccole, anche apparentemente risibili od insignificanti. E viceversa, naturalmente. Ciò che cambia nella valutazione che Egli fa di ciascuno di noi non è il peso, sempre lo stesso per tutti, che è l’Amore, bensì le maglie del setaccio che Egli adopera. Esse variano di molto da persona a persona, e tanto più esse sono fini tanto più risaltano anche le più piccole impurità le quali, se le maglie fossero state più larghe, sarebbero passate lasciando in evidenza solo le impurità maggiori.
Riassumendo quindi, va ben compreso come la positività non sia l’unico parametro che deve intervenire nella valutazione di merito e di metodo relativa alla concatenazione degli eventi che ci coinvolgono. Occorre tenere presente l’altro grande fattore: il fattore karmico, unitamente al terzo fattore: il libero arbitrio (sia proprio che altrui). L’interrelazione tra questi tre elementi (positività, fattore karmico e libero arbitrio) determina, in un equilibrio costantemente dinamico, la consequenzialità degli eventi che ogni giorno caratterizzano la nostra vita, positivi o negativi essi siano, incluse le malattie, gli incidenti, le attività commerciali che prosperano o falliscono (ovviamente in assenza di dolo), gli incidenti subiti o scampati e così via. E, notate bene, questo si verifica al di là e al di sopra delle leggi che regolano oggettivamente la società in cui ciascuno vive.

NEGATIVITA’

Abbiamo sin qui illustrato una faccia della medaglia, quella che dipende dalla nostra volontà o, più correttamente, dalla volontà degli esseri umani, sia nella loro dimensione Essenziale che in quella corporea. Non va però dimenticato l’intervento diretto che Dio e Satana possono in ogni momento mettere in atto, vertenti ad attivare o disattivare presupposti “casuali” a rinforzo o in opposizione al verificarsi di fatti specifici relativi alle nostre vicende quotidiane.
Purtroppo la degenerazione della razza umana su questo Pianeta ha determinate la radicalizzazione della negatività a livelli talmente profondi che essa attecchisce istantaneamente nell’animo di chi le apre, anche se per pochi istanti un ancorché piccolo spiraglio nel proprio animo. Questo, talvolta senza che il diretto interessato ne sia del tutto senziente e consapevole. Con questo intendo due concetti.

• Il primo: aprire il proprio animo alla negatività, ad esempio in un impeto d’ira, permette al “virus satanico” di entrare in noi, di insediarsi, di proliferare e, al momento opportuno, di esplodere in situazioni cui noi non avremmo mai né pensato né coscientemente desiderato di giungere; tale esteriorizzazione della negatività che si è annidata in noi viene inoltre molto facilmente attivata anche da fattori esterni negativi, indotti da terzi, che ci coinvolgono. Come per chi si droga, la responsabilità sta innanzitutto per essersi drogati la prima volta, giacché poi l’assuefazione tende a prevaricare la nostra volontà (in modo mai definitivo, ovviamente, ma poi molto più difficilmente controllabile).

• Il secondo: Intendo dire che talvolta alcuni esseri umani, votati più o meno consapevolmente ma sempre consenzientemente alla negatività, non appaiono dalla stessa annientati come sarebbe logico supporre. Essi paiono anzi collocarsi, nei confronti della stessa, in un atteggiamento di collaborazionismo, quasi fossero diventati agenti, per così dire, autorizzati. Un buono può, a volte, dimenticarsi di esserlo e comportarsi da malvagio; un malvagio, per contro, non dimentica mai, né mai si comporterà da buono, se non per ragioni strumentali alla propria malvagità (“conversioni” a parte).

Esaminare il perché questo avvenga è un obbiettivo molto interessante ma che esula dalla tematica di questo capitolo. Parleremo invece qui di come questi “amplificatori negativi” possono interferire sulla linearità degli eventi e sulla loro proiezione, in apparente contraddizione con quanto precedentemente descritto. Alcuni definiscono questa amplificazione con i termini: “iettatura, malocchio” o altri simili, presi a prestito, in mancanza di meglio, dalla letteratura e dalla tradizione popolare dei tempi passati. In realtà, prima d’oggi, credo che questa materia non sia mai stata del tutto chiarita. Naturalmente essa era stata studiata, ma come sempre succede quando si affronta un fenomeno inerente allo spirito, e non lo si può comprendere a fondo, si tende a dipingerlo con i colori della magia, del mistero, della stregoneria o, al contrario, negarne l’esistenza in quanto “fenomeno non scientificamente dimostrabile”. Esso viene così prima o poi relegato in quella fascia di confine tra realtà e fantasia che tanto comodo fa, tutte le volte che vogliamo disfarci di problemi il cui sviluppo e la cui soluzione metterebbero in crisi le certezze su cui sono posate le fragili fondamenta della nostra scienza e, più genericamente, della stessa realtà in cui viviamo. Può quindi capitare che qualcuno, sebbene presti la massima attenzione nel vivere positivamente, si ritrovi “bersagliato” da fatti, avvenimenti o da persone negative, ed il tutto apparentemente al di fuori dalle regole che ho appena esposte, apparentemente al di fuori della propria esplicita volontà.
Comincerò con il dire chiaramente che, nella grande maggioranza dei casi, la qualità di energia pura (diremo anche Divina) che la positività vissuta produce è, da sola, più che sufficiente ad allontanare gli effetti disgreganti e deleteri di tali coaguli di negatività. Se si vive in Dio, ad esempio, non si hanno nemici in quanto non si odia nessuno né si dà ad alcuno modo di odiarci, almeno per le nostre azioni quotidiane (la negatività odia, da sempre, coloro che sono portatori di Dio, questo lo dicono tutte le religioni del mondo). Per meglio dire, costoro non creano i presupposti che consentano alla negatività di “attecchire” dentro o attorno ad essi. Questo vale, ovviamente, non solo per le persone, ma anche per le circostanze. Chi vive positivamente infatti, attiva attorno a sé uno scudo molto efficiente, capace di proteggerlo dalla “ordinaria negatività”. Chi ritiene invece che specifiche persone mettano in atto marchingegni energetici a lui ostili (meccanismi questi che taluni esseri umani al servizio consapevole di Satana sono in grade di attivare) dovrebbe innanzitutto mettere in pratica, dentro e fuori di sé, la regola testé enunciata. Se egli farà in modo di non avere nemici, di non odiare nessuno, di vivere da giusto, è molto probabile che si smorzi, di pari passo, l’odio che qualcuno potrebbe desiderare coagulare nei suoi confronti.

EVENTI STRAORDINARI

Ci sono però le eccezioni, ed esse coinvolgono chiunque ogni qualvolta costui o costei venga a trovarsi, più o meno per “caso” accanto o sulla strada di qualche evento universale combattuto dai campioni dell’uno o dell’altro schieramento. Ed allora non c’è più regola che tenga: si viene proiettati come fuscelli nell’occhio di un ciclone, usati e sfruttati indipendentemente dalla nostra volontà (sto parlando dell’energia Satanica). Satana infatti, come ebbi già a dire, non è solito chiedere permessi ad alcuno, gli basta trovare l’uscio di casa appena socchiuso. Ma allora, c’è da chiedersi, non c’è speranza per coloro che vengano a trovarsi accanto ad eventi di siffatta portata, anche se si vive in giustezza, secondo la volontà di Dio?
Innanzitutto va detto che Satana non entra in nessun essere umano se, in qualche modo, non è da questi “invitato”. Per essere ancora più chiaro, preciso che l’invito in questione consiste non già nello “invocare” Satana esplicitamene (come tanti pensano si debba fare, attingendo all’immaginario collettivo), quanto piuttosto nel vivere reazioni, pensieri ed azioni contrarie alla giustezza ed all’Amore. Guai a coloro che permettono alla negatività di fare anche solo una piccola breccia dentro i loro cuori… una volta entrato, Satana usa ed abusa di essi a suo piacimento, e se dovesse essere funzionale a qualche suo progetto, il farci schiantare con l’auto addosso a qualcuno che egli desidera eliminare…. allora che il cielo ce la mandi buona, ma la nostra vita, in questo caso, varrebbe meno della carta su cui è scritto questo libro. Chi non cova nel proprio cuore almeno un piccolo accenno di odio, di rancore, di accidia, di gelosia? Chi non vorrebbe vedere qualcuno di sua conoscenza ridotto sul lastrico, o chi non desidererebbe anche di peggio, per i propri “nemici?”. Questo significa portare Satana nel cuore, e questo è sufficiente, in caso di bisogno – intendo nel caso ci si trovi nelle immediatezze di un evento cui Satana è interessato – per diventare suoi strumenti anche a discapito della nostra vita, ed indipendentemente dalla nostra stessa consapevolezza o esplicito consenso.
Il mio parere, per coloro che si trovano in situazioni del genere, è uno solo: rifiutare e ripudiare la negatività, riscoprire ed adottare l’Amore in fondo al cuore, e amare Dio. Amatelo quanto più ne sarete capaci. Non chiedetegli grazie o favori personali; Dio vi conosce, sa di cosa necessitate, e non ha bisogno che lo offendiate continuamente chiedendo grazie o favori (che Dio mi perdoni questa espressione…) con il fine di alleviare le vostre difficoltà di cui Egli è perfettamente consapevole. Trasmettetegli invece il vostro Amore per Lui e per il creato. Dio percepirà che vi trovate in un guaio più grosso di voi e provvederà di conseguenza, se voi lo avrete meritato. Dio sa di cosa avete bisogno, non ha bisogno che voi Gli diciate cosa fare o, peggio, che Gli proponiate un “affare”: “se mi dai ciò che voglio, faro questo, o quello! Quando invece è Dio ad agire, e noi ci troviamo per nostra fortuna al centro dell’area della Sua azione… in questo caso non c’è davvero da preoccuparsi! Lasciamoci consigliare dagli eventi, cerchiamo di percepire in che modo possiamo renderci utili nelle circostanze in cui veniamo a trovarci, ed impegniamo anima e corpo in questa direzione, godendo nel contempo della Sua energia. I benefici karmici che he trarremo, diventando attivi strumenti dei suoi progetti, sapranno, a tempo debito, sorprenderci piacevolmente.

INTERVENTI DIVINI

Dio interviene sulle casualità delle contingenze congiunturali più sovente di quanto non immaginiamo. Ciò è dovuto alla peculiarità di questo tipo di intervento, rispetto all’analogo speculare che può altrettanto liberamente operare Satana. Esso è però meno facilmente individuabile di quest’ultimo. Dio soppesa costantemente ed ininterrottamente gli eventi che ci riguardano relativamente alla nostra personale capacità di affrontarli e di controllarli, e non permette mai, per l’infinito Amore che nutre per noi e per la giustezza di cui è permeato, che essi si concretizzino in una situazione che superi le nostre personali capacità di gestione. In altri termini Dio non ci manda mai né permette che noi ci confrontiamo con delle prove che, in qualche modo, noi non si possa superare; non manda mai prove più grosse di noi. Egli interviene sempre ogni volta che la nostra debolezza rischierebbe di esserci fatale. Ecco allora spuntare, come per miracolo, la soluzione al problema, che sino a pochi istanti prima pareva irrisolvibile; ecco l’amico giungere al momento opportuno per tenderci una mano in modo del tutto inaspettato; ecco confermare l’ordinativo di merce inatteso che evita il fallimento della ditta; ecco l’auto, in procinto di investirci, deviare fatalmente per lo scoppio di un pneumatico senza neppure sfiorarci, e così via. L’uomo purtroppo è talmente sciocco, cieco e pieno di sé da non rendersi conto degli interventi che Dio opera costantemente, al suo fianco, anche quando essi sono macroscopici. I più arrivano, al massimo della loro sensibilità, a ringraziare la loro “buona stella” od il loro personale “amuleto portafortuna “. Se invece la persona possiede una mentalità più rigorosa, essa classificherà l’evento lo ha appena tratto d’impiccio come “casuale”, chiudendo con questo certamente comodo giudizio lo scomodo problema di doversi arrendere all’evidenza. Cionondimeno la presenza di Dio al nostro fianco non si attenua mai. Se così non fosse, la nostra vita non durerebbe neppure il lasso di tempo necessario per assolvere alla compensazione karmica che scegliemmo all’atto della nostra nascita, mandando a monte l’intero impianto della reincarnazione. L’umanità si è talmente compromessa con il peccato (o, se preferite, con la negatività, con il male o come voi preferite dire, con Satana) che è molto difficile guadare la palude senza impantanarsi nelle sue sabbie mobili. Questo Purgatorio in cui viviamo, che è la nostra vita terrena, diventa di giorno in giorno più vischioso ed impregnante, con l’avanzare del fronte del male nel mondo. Che potremmo fare quaggiù senza Dio?
Una ultima considerazione relativa ai miracoli. Si tratta di decisioni di Dio relative ad una contingenza della vita di un essere umano, in un determinato tempo e luogo. Sono rari, ma reali. A volte è l’Amore che gli uomini sanno produrre che arriva a compiere dei miracoli, operando direttamente sulla materia, e Dio non si oppone. Mi riferisco soprattutto a cambi repentini di status fisici relativi ad una persona, che sfuggono alle leggi fisiche, anatomiche, chimiche, mediche e, in generale, alla scienza dei nostri tempi. Un arto che ricresce o un tumore che scompare non sono eventi comprensibili. Ma non dimentichiamo mai che la materia non è che una particolare forma organizzata di energia, e l’Energia somma, quella dal quale tutto il creato ha tratto origine, è l’Amore. Dio è Amore. Le conseguenze sono facili da trarre.

CRITERI E PRASSI DEGLI INTERVENTI DIVINI E SATANCI

Ho analizzato a fondo questo meccanismo, e credo di avere capito la ragione principale in base alla quale l’uomo si accorge quasi sempre degli interventi di Satana mentre non si accorge quasi mai degli interventi di Dio. La differenza sta nel livello di sviluppo dell’intervento in questione. Proviamo a sviscerare assieme questo concetto, analizzando come Dio opera i suoi interventi “di ordinaria amministrazione” sull’umanità. Esistono, naturalmente, anche quelli di “straordinaria amministrazione”, ma essi non rientrano nello studio di questo Libro. La loro natura, straordinaria, risponde infatti a criteri e metodi particolari, che non serve a nulla conoscere, in quanto non sono in alcun modo gestibili o controllabili a livello umano. Ecco come Dio opera su di noi, nella nostra quotidianità esistenziale terrena: –
Ogni azione umana, per potersi concretizzare nell’effetto desiderato, necessita della positiva concomitanza e consequenzialità di tre elementi fondamentali, per comprendere bene i quali vi farò un esempio personale. Essi sono:

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A – Contingenzialità

È l’insieme delle circostanze congiunturali che permettono, facilitano, impediscono od ostacolano il sorgere dell’idea relativa all’azione in colui che tale azione deve compiere.
Un giorno della scorsa estate io avevo una grande scadenza bancaria per il lunedì successivo, e non possedevo le risorse finanziarie per farvi fronte. Trascorsi tutta la settimana precedente industriandomi ed ingegnandomi per trovare una qualsiasi soluzione, senza alcun successo. Non persi però la speranza, ed il venerdì precedente la scadenza, imprecisamente ed inaspettatamente, mi telefonarono, a pochi minuti di distanza l’uno dagli altri, quattro miei clienti, uno addirittura dalla Svizzera, per effettuare ciascuno una vacanza per un valore complessivo ben superiore alla somma che mi necessitava per onorare l‘impegno in scadenza.
Essi mi dissero di aver deciso inaspettatamente ed improvvisamente di fare quel viaggio, del quale avevano assoluta necessità. Ciascuno di essi aveva avuto, pressoché simultaneamente:

 L’idea di fare una vacanza
 L’idea di acquistarla da me
 L’idea di telefonarmi subito, senza indugiare

L’insorgere dell’idea nelle quattro persone in questione è un esempio evidente dell’azione Divina operate nel settore “A”, quello in cui solitamente Dio opera: la CONTINGENTALITA. Seppi infatti più tardi che, quel venerdì, l’Altissimo aveva deciso di operare un intervento specifico mio favore, con il chiaro intendimento di darmi una mano a superare le mie presenti difficoltà. Questa decisione, evidentemente, è stata presa a fronte delle seguenti due valutazioni che Egli ha sicuramente fatto sul mio conto: –
 Avevo fatto tutto ciò che mi era umanamente stato possibile per risolvere il problema, senza successo;
 La mia fede non mi aveva permesso di perdere la speranza né di dubitare, in cuor mio, della Sua presenza accanto a me, nella mia vita. Quando qualcuno ti è accanto, questo qualcuno sa di cosa hai bisogno.

B – Decisionalità
Una volta verificatesi le circostanze favorevoli alla realizzazione dell’evento, l’essere umano, oggetto di questa concomitanza congiunturale, deve “avallare”, con un atto di volontà scaturente dal proprio libero arbitrio, l’azione neonata.
Proseguiamo nell’esempio. Le quattro persone hanno pressoché tutte simultaneamente afferrato ii telefono e mi hanno contattato. Naturalmente io mi accorsi subito dell’eccezionalità dell’evento, e ringraziai Dio in cuor mio per la mano che aveva avuto la bontà di sporgermi per tirarmi fuori a forza dal problema in cui mi trovavo. Mi buttai dunque a capofitto nella trattativa, con tutto l’amore, la professionalità e l’abilità commerciale di cui ero capace. Formulai quattro proposte, tutte molto interessanti, tutte competitive, tutte confermate nelle disponibilità dei servizi, nel giro di un paio d’ore. Volevo evitare accuratamente di lasciare zone d’ombra, che avessero potuto compromettere od incrinare l’entusiasmo che aveva originato le quattro telefonate. Ciascuno dei miei quattro clienti, una volta ascoltato attentamente per telefono le mie proposte, si dimostrò molto interessato, mi ringraziò per il tempo dedicate e mi disse la stessa cosa: ci avrebbe pensato su, ed il giorno dopo mi avrebbe dato una risposta. La mattina successiva, però, uno dopo l‘altro tre di loro declinarono l’acquisto.
Che cosa era intervenuto, nel frattempo, ad invertire questo processo, che sino a ieri pareva naturalmente proiettato verso una felice conclusione? Successe che, in ciascuno di loro, la psiche prese il sopravvento sul loro istinto, che invece aveva così felicemente ed istantaneamente captato ed eseguito i desiderata divini. Ciascuno di loro fece una valutazione oggettiva e, soprattutto, razionale, del viaggio e concluse che esso poteva anche non essere fatto. Ciascuno concluse che le ragioni che li avevano spinti a telefonare non erano poi state così determinanti né che tale viaggio fosse così indispensabile od impellente. Forse era meglio rivolgersi altrove, forse non valeva la pena di spendere tutti quei denari in quei modo, forse si poteva trovare di meglio e a minor prezzo, ecc. Il loro libero arbitrio era intervenuto per correggere ciò che il loro istinto aveva suggerito a gran voce di fare, messo sotto pressione dalla loro psiche. Il quarto cliente, invece, venne in ufficio, accompagnato dalla moglie, per perfezionare l’acquisto.

C – Attuazione
Una volta decisa l’azione, essa va attuata. Anche a questo livello possono insorgere delle complicazioni che ne compromettono la messa in opera, talvolta irrimediabilmente. Le complicazioni possono intervenire, a questo punto, esteriormente a colui che l’azione ha deciso di compiere, nelle circostanze sia personali che oggettive.
La quarta persona venne dunque in ufficio il sabato mattina, accompagnata dalla moglie. Sviluppammo la trattativa e raggiungemmo l’accordo. Il mio cliente prese il libretto degli assegni e iniziò a compilarne uno. A metà compilazione dell’assegno, la moglie, come risvegliatasi improvvisamente da un torpore nel quale pareva caduta da qualche secondo, posò la propria mano su quella del marito che stava compilando l’assegno e gli disse: – “Caro, aspettiamo ancora un giorno, prima di decidere” – e l’assegno tornò nella tasca del cliente, e con esso la mia speranza di far fronte all’evento che poi, e lo riferisco solo per cronaca, non riuscii ad onorare. Inutile aggiungere che il lunedì successivo ne vidi né udii più questo cliente. Anzi, non lo vidi né lo udii più del tutto!
Affinché dunque una azione si compia, occorre che si verifichino tutte e tre le fasi qui sopra descritte, ed occorre che esse si concludano tutte positivamente. Ho detto in precedenza che sia Dio che Satana debbono ordinariamente transitare dentro questa struttura circostanziale, quando vogliono accedere, attivamente, alla sorte degli esseri umani. Tra i loro due interventi esiste però una sostanziale differenza di forma, otre che di sostanza. La differenza consiste in questo:

• L’intervento Divino agisce sempre nel settore A, e solo in rarissimi casi nei settori B e C. Vale a dire che esso non prevarica mai, in assoluto, il libero arbitrio dell‘uomo. Solo in casi da Dio giudicati vitali e dunque gravissimi, Egli può affiancarsi al libero arbitrio dell’uomo. Tali situazioni non possono né debbono essere prese in considerazione in questo Libro. La ragione di questa apparente limitazione consiste nel fatto che la liceità dell’azione dell’uomo che vive Dio è sempre subordinata alla sua spontanea, volontaria e incondizionata adesione a Lui. Dio non si serve di marionette da manovrare a Suo piacimento per il perseguimento dei Suoi obbiettivi d’Amore.

• L’intervento di Satana, invece, percorre senza soluzione di continuità tutti e tre i settori. Questo intervento è soggetto ad un’unica limitazione: l’essere umano sul quale si compie questo destino deve essere a lui devoto, nell’eccezione del termine già esaminata in precedenza. Nel suo animo deve albergare un qualche sentimento di odio, un qualche comportamento negativo, anche debole, anche minimo, senza il quale la “possessione” non potrebbe tecnicamente realizzarsi. Se questo presupposto invece sussiste, Satana si impossessa del corpo e della mente del suo discepolo, e ne fa l’uso e lo scempio che meglio crede. Accade normalmente che costui, una volta acconsentito volontariamente ad accogliere la negatività nel proprio animo, se Satana ne avrà una qualsiasi convenienza, si trovi improvvisamente a dire, a fare o a vivere cose o situazioni a cui, sino a qualche attimo prima, non avrebbe neppure lontanamente pensato. Situazioni che possono anche assumere i toni dell’aberrazione più profonda. Subito dopo, a “possessione terminata”, è probabile che costui si penta di ciò che ha fatto o detto, e che perda molto tempo, inutilmente, a domandarsi come mai ciò sia stato possibile, magari dicendo di avere avuto “un raptus”! Tutto ciò accade senza alcun rispetto per l’uomo. Satana non ha l’abitudine di chiedere permessi o consensi. Una volta socchiusa la porta… è la fine.

RIEPILOGO:  CAUSE CHE DETERMINANO GLI EVENTI

Riassumendo, gli “ingredienti” che concorrono e determinano quotidianamente l’innesto e l’intreccio giornaliero degli eventi attorno a noi sono i seguenti: –

 La positività essenziale
 Il fattore karmico personale
 Il libero arbitrio, proprio o altrui
 Gli interventi superiori, sia divini che demoniaci

In qualche misura, dunque, gli eventi rispondono anche a fattori esterni alla persona, da lei indipendenti. Ciò non toglie che il comportamento più autorevole per la loro determinazione resti, in ogni caso, una prerogativa dell’individuo. Si può quindi riassumere l’analisi di questo imponente aspetto delle nostra dimensione terrena con le stesse affermazioni contenute all’inizio di questo capitolo: gli eventi che investono la nostra persona, ancorché apparentemente provenienti da situazioni ad essa del tutto estranee, vengono predisposti e pilotati dalla stessa, la quale deve accettarsi totalmente per quella che è: l’artefice primaria e principale di tutto ciò che gli accade, nel bene come nel male, nel corso del suo viaggio terreno.
Rileggendo questo capitolo nella sua versione preliminare, mi è sorto il dubbio di non essere stato sufficientemente chiaro.
Ho aggiunto questo schema riepilogativo e conclusivo, nella speranza di colmare questa eventuale lacuna:
1) L’uomo decide autonomamente gli eventi che lo riguardano, pianificando la propria esistenza come meglio crede (libero arbitrio).
2) Indipendentemente però dalle proprie decisioni, egli deve fare costantemente i conti con le circostanze, provocate da molteplici fattori, non sempre favorevoli, che costellano la sua vita. Egli può reagire alle stesse come meglio crede.
3) Talvolta, sebbene ciò sia molto raro, le circostanze che lo coinvolgono sono il frutto di una scelta di libero arbitrio altrui, di spessore energetico superiore al proprio. In tal caso egli non può fare nulla per intervenire, ma può affidarsi a Dio con fede assoluta. Dio può.
4) Oltre a reagire alle circostanze, l’uomo può anche influenzare i presupposti delle stesse, vivendo positivamente o (con l’effetto contrario) negativamente. In altri termini, vivere positivamente o negativamente l’oggi può anche modificare, di risulta, quello che è stato ieri.
5) Talvolta, le circostanze sono dettate da ragioni karmiche, anche e soprattutto quelle più drammatiche. L’uomo può, se lo vuole, modificare le proprie scelte karmiche accelerando o decelerando artificialmente (per scelta volontaria) la propria evoluzione. In tal modo influirà anche sulle stesse, in diretta proporzione all’accelerazione impressa.
6) Infine, gli interventi che Io riguardano possono essere originati da interventi divini o demoniaci.

a) Interventi divini: Essi vertono sempre e solo alla riduzione (in taluni casi, alla soluzione) di un problema più grosso di noi, alla realizzazione di un progetto dell’Amore o a ridurre l’effetto di una decisione altrui che ha prevaricato il nostro libero arbitrio. In tutti i casi, se il nostro cuore è puro, sapremo riconoscerli ed armonizzare con essi la nostra vita e le nostre azioni.
b) Interventi demoniaci: Essi possono riguardare la nostra persona o coinvolgere la nostra persona in una azione di massa (es. calamità naturale).
Nel primo caso essi richiedono obbligatoriamente una premessa: il nostro consenso. (Una volta si diceva: vendere l’anima al diavolo). Se tale consenso non c’è, essi non possono in alcun modo verificarsi e, dunque, coinvolgerci. Nel secondo caso, possiamo solo rispondere con l’arma della fede, affidandoci nelle mani di Dio. Non si tratta di una reazione passiva, ma dell’onesta presa di coscienza di essere di fronte ad un evento più grosso di noi, a noi superiore. Se la nostra consapevolezza di quel momento sarà pari alla nostra fede, sapremo sopravvivere “miracolosamente” anche alle calamità naturali più catastrofiche.