8 – FANTASIA

CARATTERISTICHE

Qualsiasi educatore, o qualsiasi psicologo, sarà sicuramente d’accordo con coloro che sostengono che la fantasia, in un individuo sano, sia indice di intelligenza. Tanto più un giovane essere umano dimostra di possedere fantasia, tanto più esso potrà contare, una volta raggiunta l’età adulta, sulle qualità intrinseche di questa eccezionale componente della nostra mente. Al contrario: una persona priva di fantasia o con poca pratica con essa, risulta naturalmente avviata verso una vita monotona, piatta, uniforme, priva di virtuosismi e di originali peculiarità.

Tutti sappiamo cos’è la fantasia: la capacità di simulare e di raffigurare mentalmente situazioni e soluzioni non presenti nella realtà fisica utilizzando ingredienti non necessariamente esperienziali. La fantasia è stata per lungo tempo oggetto di studio da parte della nostra scienza e della nostra cultura, e io potrei aggiungere ben poco a questa analisi, più che sufficientemente documentata, frutto di secoli e secoli di onesta ricerca scientifica. La sua importanza è nota a tutti, e tutti indiscutibilmente ne riconoscono il valore e la preziosità.

 

UTILIZZO

Così come tutti sanno che cos’è la fantasia, tutti sanno anche come la si attiva e come la si usa. Essa viene attivata da un atto volontario, cioè da una decisione cosciente di farvi ricorso. Negli individui sani di mente, essa non viene quasi mai misconosciuta; e quando la fantasia inizia a monopolizzare l’attenzione, avocando a sé tutti i sensi del corpo, la realtà resta come emarginata dalla consapevolezza della persona, per tutta la durata di questa attivazione, mentre chi vi indugia ne è sempre consapevole. L’indugiarvi, inoltre, è sempre una condizione pilotata dalla mente la quale, in un individuo sano, decide anche quando e per quanto tempo ricorrervi. È inoltre anche necessario rendersi conto di come la fantasia, per potersi mantenere attiva, debba essere costantemente corretta dalla psiche. Come se la psiche volesse rimetterla “sui giusti binari” ogni qualvolta essa venga distratta dagli stimoli del mondo reale cui la consapevolezza della persona si ritrovi a prestare improvvisamente attenzione, sottraendo energie al collegamento fantastico in corso. Questo succede, ad esempio, quando qualcuno ci rivolge improvvisamente la parola o squilla il telefono mentre stiamo fantasticando. La fantasia è una grande potenzialità perché la creatività, braccio corporeo operativo dell’Essenza, si serve proprio della fantasia per fabbricare costantemente nuove idee e nuove soluzioni. Così facendo la persona produce energia creativa, uno degli ingredienti che, insieme dall’Amore, viene raccolto ed utilizzato da Dio per l’amministrazione e la manutenzione del creato.

 

IL CERVELLO UMANO

È sorprendente constatare come il cervello umano sia portentoso. Esso assolve in modo mirabile e perfettamente specializzato ad ogni funzione dell’esistenza sia essa fisica che mentale. Pensate solo ai miliardi di calcoli necessari per valutare, durante la guida di un autoveicolo, il momento ed il modo più opportuno per effettuare correttamente una sterzata o il microsecondo preciso cui iniziare a frenare e la pressione esatta da esercitare sul pedale del freno in modo direttamente relazionato all’evento che desideriamo provocare od evitare.

Oppure pensiamo ai miliardi di calcoli al secondo che il cervello deve compiere, a nostra insaputa, per mantenere la temperatura del corpo alla gradazione ottimale, per decidere l’emissione o la sospensione dell’emissione di sostanze stimolanti nell’organismo prodotte da centinaia di ghiandole diverse, per gestire ininterrottamente, per tutta la durata della vita, la respirazione, la circolazione del sangue, il funzionamento del fegato, dello stomaco, i movimenti intestinali, la difesa automatica dalle infezioni, ecc. L‘elenco di tutte le funzioni quotidiane che un cervello appartenente ad una persona comune, che effettua un lavoro comune, deve compiere giornalmente per assicurare a questa persona la sopravvivenza ottimale è talmente lungo e complesso che sarebbero necessari molti libri per poterlo contenere integralmente. Non parliamo poi delle decisioni straordinarie che esso deve compiere ogni giorno per guidarci a   fronteggiare adeguatamente le emergenze, sia all’interno che all’esterno del nostro corpo. La nostra tanto decantata tecnologia a tutt’oggi non è riuscita che a riprodurre, a costi folli, solo alcune delle sue più elementari funzioni, goffamente riprodotte da computer e da sofisticate apparecchiature. Al momento in cui scrivo, un computer capace di fare simultaneamente ciò che fa un qualsiasi cervello umano dovrebbe essere di proporzioni pari all’intera superficie dell’Italia più quella della Svizzera.

Nonostante tutte queste strabilianti qualità, esso ha perso molto della sua originaria potenza. All’inizio dei tempi, quando la nostra colonia venne attivata sulla Terra, attraverso il nostro cervello transitava un numero immensamente più elevato di informazioni, provenienti da Dio, dalla dimensione spirituale dell’esistenza, da altre essenze, su qualunque pianeta esse fossero ubicate. Eravamo, allora, molto più funzionali ed utilizzavamo per raccogliere, catalogare e decifrare quella mole gigantesca di dati che ci piovevano addosso ad ogni istante, alcune aree del nostro cervello (di allora) che oggi si sono da lungo tempo atrofizzate per la desuetudine. Qualsiasi medico potrà confermare che il cervello dell’uomo è ancora per essi un grande enigma. In special modo Io sono alcune delle aree, dl cui non si conosce assolutamente la specializzazione funzionale.

 

STRUMENTO DI COLLEGAMENTO CON DIO

Quando il Gruppo delle Origini è stato attivato, alcuni anni or sono, sicuramente Dio si è posto il problema di come rimettere il nostro cervello nelle condizioni operative originarie. Questo dilemma, così come doveva apparire al memento, era possibile risolverlo seguendo queste due strade alternative: –

1) Dio ristabiliva l’originaria funzionalità cerebrale riattivando miracolosamente porzioni di cervello atrofizzate, oppure…

2)  Dio adattava alla bisogna il nostro cervello, così com’è oggi, codificato nella nostra degenerata struttura genetica.

La prima ipotesi avrebbe comportato, da parte Divina, la decisione di renderci uomini biologicamente e strutturalmente speciali, diversi dal resto del genere umano. Ma che cosa avreste potuto pensare voi, che ora mi leggete, nell’apprendere che noi eravamo stati dotati da Dio di un cervello speciale, per poter meglio assolvere al compito che Dio ci ha assegnato? Avreste sicuramente concluso che, senza nulla togliere alla nostra buona volontà individuale, noi saremmo riusciti a portare a termine la nostra missione anche in quanto fisiologicamente diversi dal resto dell’umanità. Quell’ “anche”, ne sono certo, si sarebbe ben presto tramutato in un “soprattutto”, e la nostra testimonianza di vita, così importante per ciascuno di voi, sarebbe stata conseguentemente vanificata. Questa è la ragione per cui non è stata seguita questa strada, che sarebbe stata più facile e più veloce per tutti. Dio ha optato per l’adattamento funzionate del nostro cervello così come oggi biologicamente ce lo ritroviamo. In particolare si è adattata la sua parte più consona ed idonea a ricevere ed a trasmettere a livello inter-dimensionale: la fantasia. Essa, infatti, per la sua peculiarità, è priva di qualsiasi limitazione, è straordinariamente sensibile ed ha una altissima velocità operativa. Una volta decisa la strada da percorrere e sperimentata praticamente la sua funzionalità, sorgeva il non marginale problema di come addestrarci a distinguere, all’interno del flusso ininterrotto di trasmissioni che la fantasia elabora senza sosta e destinate alla nostra consapevolezza, quelle originate all’interno della nostra mente (origine umana) e quelle originate dall‘Attissimo o da altra spiritualità a Lui referente (origine divina). Si trattava di un problema tecnico di non facile soluzione, anche per via delle complicazioni schizofreniche che si sarebbero potute verificare in determinati soggetti particolarmente fragili o sensibili. Molti esseri umani, per cause interne od esterne atta propria volontà, ma sempre al di fuori del loro controllo, hanno perso la facoltà di discernere, all‘interno della loro mente, gli stimoli della realtà da quelli invece che configurano la fantasia. Le cause che originano la schizofrenia, come dicevo pocanzi, sono molte e molto diverse tra di loro. Non tutte sono imputabili al malfunzionamento della consapevolezza mentale della realtà nella sua accezione più ampia, e dunque non tutte sono da ricercare all’interno della persona. Non credo che gli psicologi e gli psichiatri saranno tutti d’accordo con me. Vorrei poterne convincere almeno qualcuno nel prosieguo di questa trattazione. Purtroppo, proprio a causa di queste difficoltà, oggi non è più possibile, per tutti gli esseri umani, accedere a questa loro straordinaria capacità senza incontrare alcuni problemi. Tante persone paiono addirittura prive della capacità di fare ricorso alla fantasia, anche nelle loro espressioni quotidiane più semplici, quali guarnire un piatto di portata od aggraziare con arte un mazzo di fiori. Figuriamoci poi se il quadro dovesse ulteriormente complicarsi, confondendo messaggi e comunicazioni di origine Divina con altri originati dalla nostra mente, nel normale esercizio delle funzioni fantastiche fisiologiche proprie di ciascun essere umano, e per di più nei due sensi della comunicazione. Ne nascerebbe una grande confusione, che solo una precisa e puntigliosa scomposizione teorica consentirebbe di comprendere e, conseguentemente, di controllare. Nella pagina seguente troverete una semplificazione schematica dei meccanismi mentali fantastici più comuni.

 

MECCANISMI MENTALI FANTASTICI

8-fig3

(A). Nel corso di un normale processo mentale, in qualsiasi momento può succedere che…,

(B). …si innesti un processo fantastico. Esso, inizialmente, si presenterà sempre allo stesso modo: la consapevolezza dà il “via” alla fantasia, e ne suggerisce, più o meno dettagliatamente, il copione.

(C). A questo punto avviene una selezione naturale. Se il collegamento fantastico è di origine Divina o, più genericamente, di origine spirituale, la consapevolezza ben presto cede a Dio il controllo dell’evento. In case contrario si procede verso il punto (D)

(E). È come se nella fantasia subentrasse un nuovo regista che si sostituisse interamente alla consapevolezza della persona. Ci si troverà ben presto a seguire, sullo schermo della mente, un fantastico programma interattivo. Si potrà osservare e dialogare con i personaggi di questa raffigurazione o anche solo dialogare con essi telepaticamente, qualora il collegamento fosse solo “audio”, privo di “video”, come talvolta succede. Tutto ciò senza che ci sia alcuna possibilità di interferenza personale in ciò che stiamo osservando, senza poter assolutamente decidere cosa fare, né come condurre la rappresentazione cui si sta assistendo in qualità di spettatori.

(H). Se si trattasse di un normale processo fantastico, questi controlli e queste interferenze nella regia da parte della persona sarebbero sempre possibili. Se il controllo della fantasia resterà saldamente “nelle mani” della mente, questo confermerà che si tratta di una normale fantasticheria. Essa potrà essere gestita in modo consueto, ed esaurito il suo compito, essa definirà naturalmente verso una nuova forma di pensiero più analitico e meno creativo, oppure essa ritornerà il controllo alla valutazione sensoriale della realtà, ponendo in tal modo fine al momento mentale fantastico.

(F). Talvolta i collegamenti sono più di uno, perché più di una sono le realtà spirituali che hanno desiderio o necessità di manifestarsi in questo modo alla consapevolezza delle persone. In questo caso esse osservano una specie di lista di attesa per priorità. Uno dei limiti della mente, relativamente a questa specialissima funzione, è infatti quella della mancanza di simultaneità. Talvolta succede che, durante un collegamento di questo genere, un agente esterno (rumore, disturbo) interferisca sul buon esito dello stesso. In tal caso i danni provocati da tale disturbo varieranno in ragione direttamente proporzionale all‘evoluzione. Tanto più si è evoluti, tanto meno ci si lascerà distrarre da questi agenti perturbanti. Tanto meno si è evoluti, tanto più si avrà bisogno, per prendere coscienza di questa realtà, di un ambiente rilassato e privo di rumori o distrazioni di alcun genere.  Quando un collegamento si interrompe, non è detto possa essere ripreso; talvolta si perdono del tutto i messaggi che esso avrebbe dovuto trasmettere, con sgradevoli conseguenze per l’economia generale che tali messaggi aveva predisposto di inviare, in quanto certamente utili a qualcosa o a qualcuno. Infatti una delle regole fondamentali del collegamento con Dio è proprio quello della sua finalizzazione a un risultato concreto, in giustezza. Dio non spreca mai inutilmente energia.

(D). La valutazione circa la quantità del collegamento avviene nella fase (D). Essa, con un po’ di allenamento, potrà essere effettuata anche da un individuo tendente alla schizofrenia.

(G). Se la raffigurazione fantastica fosse di natura schizofrenica, con al suo interno una commistione di ingredienti reali e fantastici senza una cosciente discriminazione tra di essi, essa seguirebbe il decorso consueto con cui questa aberrazione mentale solitamente si manifesta. In ultima analisi, sia che il soggetto si renda conto di stare fantasticando (processo fantastico normale) o che non se ne renda conto (processo fantastico schizofrenico), se esiste un controllo volontario, razionale e consapevole di ciò che si sta “vedendo” o “sentendo” nella mente, ci si troverà di fronte ad una condizione fisiologica (normale o schizoide) della psiche. Se invece il confronto verrà quasi subito ceduto agli eventi e noi si resta a guardare come va a finire, senza interagire in alcun modo con essi ma partecipando pienamente a ciò che in quel momento si sta raffigurando nella nostra mente, allora ci si troverà senza dubbio di fronte ad una condizione psichica atipica, di origine soprannaturale.

È possibile poi che si verifichino delle condizioni che possono ancora facilitare la comprensione del messaggio fantastico indotto. Non bisogna infatti mai dimenticare che questo tipo di collegamento, per quanto particolarissimo, è pur sempre un collegamento di natura medianica, e tutti i collegamenti di natura medianica comportano grossi dispendi energetici. Tali dispendi energetici, fisiologicamente, nella maggioranza dei casi si avvertono preliminarmente al collegamento stesso, grazie a dei sintomi specifici quali il torpore, il sonno improvviso ed ingiustificato di breve durata, il senso di vertigine; più raramente un vago senso di stordimento.

Va anche chiarito come, trovandosi all’improvviso in questa condizione, è quasi sempre possibile dialogare con il mittente dell‘intervento in corso. Questo dialogo sarà sempre mentale o, per meglio dire, telepatico. Ciò che in realtà si può fare, per tutta la durata in cui questa finestra rimane aperta tra la nostra e le altre dimensioni, dipende dalla statura spirituale dell’Essenza che tale collegamento ospita nella propria mente in relazione al livello evolutivo di chi tale trasmissione sta ricevendo. Il livello evolutivo è infatti l’unico limite che l‘Essenza ha nell’espletamento delle sue caratteristiche esistenziali. Sono però certo che, una volta appreso bene questo meccanismo, tutti ne trarranno sicuro giovamento. L’allenamento costante e continuo della fantasia non può che fare del bene, globalmente, alla personalità ed arrecare conseguenti vantaggi e miglioramenti allo standard qualitativo esistenziale di ciascuno.

Da questa strada Satana non può passare. Egli non è in grade di gestire la fantasia, né Io sono i suoi adepti i quali, come prima conseguenza di questa loro tragica scelta, si vedono da Dio precludere questa porta verso l’infinito; sino a quando scoprirete in voi stessi fantasia e creatività, avrete la certezza di non avere ancora superato questa soglia senza ritorno. Questo non significa che non possiate diventare strumenti di Satana. Chiunque alberghi nel suo cuore un qualsiasi moto o sentimento negativo lo può, come abbiamo già esaminato approfonditamente nel capitolo relativo alla negatività. Si tratta però di transiti reversibili, dai quali è possibile rientrare a Dio. La creatività si perde del tutto quando, esercitando il proprio libero arbitrio, si rinuncia definitivamente e consapevolmente alla luce.