9 – Fede

 

In altri capitoli abbiamo percorso assieme l’apparentemente lunga e difficile strada che porta alle soglie della gioia e della felicità Divine. Era quindi inevitabile giungere al cuore del problema, al nocciolo della questione: alla Fede. Grazie al Dio di tutti, questo concetto è abbondantemente trattato da tutte le confessioni religiose del Pianeta, e pertanto risulterà a tutti più naturalmente comprensibile. Dai testimoni di Jehovah ai Buddisti, dai Cattolici ai Musulmani, dagli Ebrei agli Indù e così discorrendo per qualche migliaio di religioni (in tanti volti l’uomo è riuscito a “frantumare” l’immagine dell’Altissimo); tutti sono d’accordo nell’eleggere il Dio unico al vertice della propria piramide spirituale oppure, per quanto sul nostro pianeta esistano ancora religioni politeiste, un Dio “primus inter pares”. Tutti coloro che non si professano atei sono d’accordo nel credere in un Dio più o meno monolitico, più o meno democratico nella gestione della sua divinità, ma comunque superiore agli uomini e, in qualche modo, regista ed arbitro dei loro stessi destini.

È assolutamente necessario che l’umanità, nel minor tempo possibile, giunga ad assimilare totalmente la necessita assoluta ed imprescindibile della fede in quei Dio, giacché la verità deve necessariamente considerare le religioni come un fenomeno sociologico di transizione in seno all‘evoluzione umana.  Fenomeno reso ormai obsoleto dalla storia, con buona pace di vescovi, imam, cardinali, priori, abati, gran sacerdoti, con codazzo di possedimenti, tesori, chiese, templi, banche, cattedrali, poteri e privilegi economici e politici personali. Data l‘estrema gravità di quest’affermazione, ne tratterò a lungo e diffusamente in un‘altra parte di questo Libro dove, al rapporto con le religioni, è stato dedicato un capitolo intero. Infatti per i ministri di culto, il mettere in discussione il loro potere (o primato? o mandato? o missione?) è da sempre considerato il crimine più esacerbante tra tutti quelli di cui un credente si possa macchiare. Ritengo pertanto importante ed utile fornirvi qui alcune anticipazioni per contenere, nella pienezza della conoscenza e della verità, il dolore che questa affermazione avrà sicuramente causato nel cuore di tanti lettori.

Io ho affermato che le religioni hanno fatto il loro tempo. Intendo dire che la fase in cui gli uomini avevano necessità, per accedere a Dio, di un filtro di mediazione, di un magistero, di una struttura che legittimasse e che garantisse la fedele tradizione interpretative di ciò che gli inviati dell’Altissimo del passato hanno voluto trasmettere all’umanità, è virtualmente terminata. In particolare, essa è terminata con la decisione dell’Altissimo di richiamare me ed i miei fratelli, in contemporanea con Sé Stesso, nuovamente su questo Pianeta, e di riflesso di permettere la diffusione di questo Libro. Infatti, come potrete meglio comprendere più avanti, la presenza delle Essenze Primarie sulla Terra ha generato, come “sottoprodotto”, la produzione di questa documentazione, del Libro che state leggendo. Proprio dalla lettura di queste pagine, e dalla loro successiva interiorizzazione nell’animo di ciascun lettore, scaturirà naturalmente il torrente di energia che consentirà la morte delle Chiese per esaurimento naturale delle loro funzioni, e la rinascita della sensibilità Divina diretta, nell’intimo di ciascun essere umano, nei tempi che verranno. Migliaia, forse milioni di fratelli in tutte le epoche, dal Paradiso Terrestre in poi, hanno imparato a conoscere e ad amare Dio attraverso un approccio umile ed onesto dalle religioni proprie dei rispettivi tempi e delle rispettive culture e società. E ciò nonostante i soprusi, le storture, le “libere interpretazioni mirate alla convenienza delle gerarchie”, le vistose ed aberranti deviazioni che le Chiese, nel corso dei millenni, hanno infaticabilmente alimentato, per il precipuo tornaconto personale del loro clero. Esso ha infatti sempre risolto i propri problemi materiali e di sussistenza dietro la pretesa totale dedizione ai fedeli, mantenuto, servito e riverito proprio da coloro che esso ha sempre dichiarato ufficialmente di voler servire. Certamente non mancano, in tutte le religioni, esempi di persone per bene, buone, oneste, sinceramente convinte di avere intrapresa la strada giusta, sinceramente convinte della bontà assoluta della propria fede e della validità della missione intrapresa: la diffusione del messaggio che i rispettivi Messia hanno anticamente portato agli uomini. Dirò di più: ci sono anche dei ministri di culto in buona fede! Ma sono ben pochi, costoro, in rapporto alla enorme massa di sacerdos del pianeta. C’è di peggio: spesso questi pochi uomini giusti vengono abilmente manovrati dalle rispettive gerarchie ecclesiastiche per consolidare, assicurare, rinforzare, rinvigorire le proprie strutture temporali e per rinforzare il proprio ascendente spirituale sul popolo dei propri fedeli.

È al Dio di tutti, all‘Altissimo, al Supremo, a Jehovah, ad Allah, a Manitù, a Giove, al Dio ignoto, all’Essenza Suprema dell‘Amore, principio motore di spirito e materia che dobbiamo rivolgere la nostra fiducia, la nostra certezza, la nostra totale disponibilità ogni istante della nostra vita. È in Lui che dobbiamo vivere la nostra fede incondizionata.

Cito più frequentemente di altre la religione Cattolica perché ad essa appartiene la mia cultura religiosa di bambino e di ragazzo, e ad essa sono legati i miei primi teneri ricordi di fede e della presenza di Dio nella mia vita. Ma quando parlo di religioni, sia ben chiaro, intendo sempre abbracciarle tutte, anche se, in questo contesto, un qualche “distinguo” potrebbe, forse anche doverosamente, essere fatto. Ma a che gioverebbe puntualizzare che la tal religione è meno peggio della tal altra? Noi siamo venuti tra gli uomini principalmente per imparare a vivere l‘Amore Divino. Abbiamo poi ritenuto giusto, data la nostra presenza sul pianeta, di trasmettere la conoscenza della volontà di Dio, unitamente alla capacità e alla certezza di quanto sia possibile e doveroso avvicinarsi a Lui, entrare in Lui, agire Lui e trasmettere Lui,  ai nostri fratelli, attraverso la scrittura di questo libro. Un solo “comandamento” (che Dio mi perdoni) mi sento di proporvi, e sono certo che Gesù non me ne vorrà se gli rubo l’idea: “Amatevi gli uni gli altri come Dio ama ciascuno di voi, nella pienezza della propria continuità Essenziale, nell‘habitat meraviglioso che Dio ha voluto per noi”.

La frase “come Dio ama ciascuno di noi” implica necessariamente un coinvolgimento diretto divino nelle nostre vicende terrene giornaliere. Implica inoltre l’avere la certezza che Dio Padre non ci lascerà mai soli, meno che mai nelle prove più difficili che costelleranno la nostra vita umana, anche laddove esse siano il frutto di una nostra precisa scelta karmica, decisa all’atto della nostra nascita, per espiare e migliorare qualitativamente il proprio bilancio personale, anche laddove esse siano il frutto di nostri specifici errori comportamentali. Talvolta le nostre sofferenze sono il frutto di un atto di libero arbitrio di altre persone, che ci coinvolge nostro malgrado e, spesso, contro la nostra volontà. Non credo esista, per l‘uomo, una situazione più tragica e drammatica di quella in cui un essere umano venga a trovarsi a penare e soffrire non per propria volontà, né Essenziale (scelta KARMICA) né esistenziale (conseguenza dell’esercizio del proprio libero arbitrio). Pensate ad esempio all’esplosione nucleare di Nagasaki. Come si può pensare che tutte le decine di migliaia di persone che sono state terminate da quella catastrofe avessero scelto di morire prematuramente e violentemente in quel modo orribile? Ci saranno pur state, in quella città, delle anime buone il cui progetto esistenziale terreno era ben altro! Mai come in questo caso l’uomo avverte l’ineluttabilità degli eventi e la propria impotenza nell’evitare le conseguenze che essi determinano alla propria esistenza. Con questo non intendo sostenere che l‘uomo non sia in grado di controllare il verificarsi, nonché le conseguenze provocate dagli eventi che lo coinvolgono da vicino. Ho scritto un intero capitolo di questo Libro per dimostrare il contrario! Esistono però delle soglie di “causalità” nella loro determinazione che potremmo definire “di livello gerarchico superiore” a quello che rientra nelle competenze dell’individuo. Questo livello gerarchico superiore si attiva quando Satana, per proprie esigenze energetiche, interviene direttamente in prima persona per far precipitare situazioni politiche o militari, calamità naturali od atmosferiche di gravità tale da coinvolgere ed investire simultaneamente una grande massa di persone. Mai come in questo caso il bisogno di Dio cui affidare la nostra vita e la nostra Essenza si fa più acuto, concreto ed insostituibile.

Se voi solo poteste comprendere come la certezza dell’Amore che Dio nutre per ciascuno di noi cambi radicalmente la nostra vita terrena! Dio ci ama, e ci offre costantemente gli strumenti per superare qualsiasi traversia, anche di estrema gravità, che la vita ci riservi. Provate ad immaginare, a questo riguardo, un padre che osservi la propria figlia avviarsi verso la vita, alle soglie delta giovinezza. Egli sa che se questa figlia non farà esperienze personali complesse e complete, ancorché dolorose, non riuscirà mai a diventare “adulta” né capace di superare autonomamente gli ostacoli di cui sarà costellata la propria vita. Egli sa che, a questo riguardo, anche le esperienze negative gli saranno estremamente utili, talvolta indispensabili. Egli quindi, anche se con dolore, permetterà che essa sbagli e paghi le conseguenze dei propri errori, fidando che essa saprà utilizzare proficuamente gli insegnamenti che le sono stati impartiti e che la vita, a sua volta, provvederà a rinfrescare. Ma non permetterebbe mai che tali errori diventino pregiudizievoli per la sua vita, per la sua sicurezza personale. Quando questo genitore dovesse accorgersi che ella sta correndo un rischio più grosso delle sue capacità di controllo, egli interverrebbe tempestivamente, impedendo che le accada l’irreparabile. L’approccio dell‘Altissimo alle nostre vicende umane non è poi così diverso.

La fiducia in Dio e nella sua presenza accanto a noi non dovrà però in alcun modo colorarsi di tinte magiche, scaramantiche, feticiste o con quant’altro le religioni, con i loro riti propiziatori tutti di ispirazione e talvolta di spiccata tradizione pagana, hanno inventato. Dio non entra in noi più facilmente se noi ci maceriamo nei conventi ad espiare, nel modo meno creativo e più statico che si possa immaginare: questo ostacola, semmai, la sua venuta. Non c’è posto per la clausura, per la costrizione fisica ancorché volontaria, per il sacrificio della propria natura e sessualità, per il martirio, per la rassegnazione, per il masochismo fisico o spirituale, nel regno di Dio. Egli vuole allegria, creatività, gioia di vivere, freschezza d‘animo, amore ed Amore, e desidera inoltre che l‘uomo goda in serenità, giustezza, amore e letizia a piene mani dei sensi che Egli gli ha donato. Fondete l’oro dei vostri preziosi reliquiari, vendetelo ed usate il ricavato per alleviare la sofferenza di chi vive male, non importa se per propria o per altrui scelta. Poco conta se l’uomo morente di fame che vi tende la mano sia piombato in questo stato per sua scellerata colpa o per colpa della scelleratezza altrui. Dio lo giudicherà; ciò che conta è che quest’uomo, senza il vostro pane, morirebbe di fame. Gettate le reliquie, i pezzi di corpi fetidi e mummificati, anche se appartenuti a uomini che hanno saputo vivere in modo normale la loro trasferta terrena (mi pare che i cattolici li chiamino Santi) che così gelosamente custodite nei vostri santuari. Gettate immagini sacre e acque benedette nel posto che a loro compete: la pattumiera. Cessate il vergognoso commercio che custodi ed esercenti senza scrupoli fanno in luoghi dagli stesi uomini preposti ad essere “sacri” (penso ad esempio a Lourdes, a Fatima, alla Mecca), sulla pelle dell’ignoranza, della disperazione e della Ingenuità della gente. Non è con questi atti che si prova a Dio di avere fiducia in Lui.  Dio è in ciascuno di noi e percepisce anche le sfumature più discrete e delicate del nostro animo: usiamo quelle, per dirgli che lo Amiamo, che vogliamo vivere nella sua serenità. Va posta una sola condizione: “aiutati che il ciel ti aiuta”. Dio non aiuta nessuno se egli, prima, non ha onestamente esaurito tutte le risorse a sua disposizione per aiutarsi da sé. Soltanto quando l’uomo è costretto a fermarsi di fronte ad un problema più grande di lui, riceverà certamente una mano da Dio, se si rivolgerà a Lui con sicura e serena fiducia.

Detto questo, veniamo all’analisi della fede, come realtà spirituale fondamentale dell’essere umano. Se qualcuno dovesse domandarmi che cos’è la fede, non avrei alcuna difficoltà a rispondergli, tanta letteratura laica o religiosa è stata prodotta, all‘interno di ogni organizzazione confessionale, su questo argomento. Ma una semplice e diretta risposta alla domanda: “come si fa ad avere fede?” non potrebbe ottenere un’altrettanta semplice e diretta risposta.

Inizierei con il rispondere che, in ogni essere umano, la fede ha un “inizio” ben preciso. Esiste una correlazione diretta tra il verificarsi di uno specifico evento e l’insorgere della fede o, per meglio dire, della sua consapevolezza. Essa, sebbene sia insita nell’animo di ciascun essere umano, pare che necessiti, per rivelarsi, di una causa scatenante, di un evento “catalizzatore”. Dico “pare” perché, in materia spirituale, le regole assolute non esistono. Di assoluto, in questa materia, esistono solo Dio ed i Suoi valori.

Chi di voi, ad esempio, avvertirà il desiderio ed il bisogno di cercare e di accogliere direttamente Dio nel cuore, senza intermediari, magari anche con l‘ausilio di questo Libro, constaterà come la fede sia stata improvvisamente “attivata” da uno specifico evento, come la reazione ad un pensiero formulato durante la lettura di queste pagine, o una riflessione, o una ben precisa esperienza di vita, gioiosa o dolorosa. In ogni caso essa verrà “innescata” da una circostanza scatenante, catalizzatrice, in un ben preciso e localizzabile momento della vita.

Chi invece avesse la necessità, per raggiungere Dio, di transitare all’interno di una specifica confessione religiosa, di norma vedrà la propria fede attivata dal messaggio che l’Essenza Divina ha diffuso durante il suo passaggio terreno.

Una volta scoperta in noi questa totalizzante sensazione, mai sperimentata prima, la fede inizia la sua fase più delicata: quella dell’accettazione da parte del proprio libero arbitrio. Nell’animo del neofita ha inizio un processo molto difficile, delicato e tumultuoso ad un tempo, talvolta doloroso che definirei di avocazione, in cui gradualmente i metri di misura scientifici e pragmatici, tipici della nostra civiltà, vengono progressivamente sottomessi a quelli Divini, con non poche conseguenze per il suo naturale equilibrio psichico. Il neofita inizierà forsennatamente a cercare delle prove, delle dimostrazioni, dei certi e sicuri riferimenti che gli consentano di collocare questo nuovo e prepotente sentimento nel novero del classificabile, del dimostrabile, del riproducibile. Quando vedrete un uomo ingaggiare eroicamente questa battaglia contro i suoi personali mulini a vento, capirete da questo di avere di fronte una persona ai suoi primi passi verso la fede e, conseguentemente, verso la propria evoluzione. Chi infatti già possiede le fede non necessità di prove né di dimostrazioni per convincersi dell’esistenza di Dio e della sua presenza in mezzo a noi: egli ne è già pienamente convinto.

Cosa rispondere ad un uomo che, dopo aver cercato di dimostrare in tutti i modi l‘esistenza e la presenza di Dio, concluda che Dio non esiste perché non è stato capace di provarne scientificamente l’esistenza? Risponderei che egli dovrebbe iniziare ad ascoltare sé stesso. È il nostro spirito, infatti, a rivelarci l‘interesse per l’Altissimo, e deve essere il nostro spirito a consigliarci di proseguire per questa direzione; deve essere il nostro spirito a dirci se siamo o meno sulla giusta strada, non la scienza.

La scienza! Più che di scienza parlerei di presunzione, di prosopopea, di ignoranza. Essa scopre ogni giorno nuove verità che puntualmente vanno a sostituirsi alle verità di ieri divenute oggi bugie, mentre le verità di domani trasformeranno in bugie le verità di oggi; è così dalla storia dell’uomo. Ma l’uomo continua a presumere scioccamente che le verità di oggi, le conoscenze di oggi, siano la verità, la conoscenza assoluta. Domani, quando scopriranno nuove realtà che sconfessano quelle di oggi, che diranno? Diranno di aver finalmente scoparlo la verità! Non che io ce l’abbia con gli scienziati: ce l’ho invece con gli sciocchi, con i saccenti e con i presuntuosi, che all’interno della casta dei sedicenti saggi godono di una larghissima fascia di rappresentanza! Dio non necessita di essere dimostrato in laboratorio, in quanta non può essere contenuto in alcunché di finito o di definito. Non è facile, per l’uomo, superare questi pregiudizi. Ma prima o poi si finisce di imparare ad ascoltare ciò che proviamo nell’animo; a valutare con disponibilità Io “spessore” dell’esperienza che stiamo vivendo; a godere dell’immensa gioia che ci pervade ogni volta che posiamo la nostra mente sulla Sua realtà. E prime o poi ci ascolteremo dire di sì.

L’accettazione della fede deve essere un gesto volontario, una scelta matura fatta in condizioni di assoluta libertà. Dopo aver detto di sì bisogna imparare a non più dire di no. Occorre imparare a sostituire i dubbi, le incertezze, le apparenti contraddizioni, con una profonda, sincera ed incondizionata aperture a Dio. In particolare bisognerà apprendere a dire di sì e quegli aspetti di Dio che al momento, appaiono al di fuori della nostra capacità di valutazione e di comprensione. Dio è una realità immensa, infinita. Se riusciste a fotografare la conoscenza che 1000 persone hanno di Dio, otterreste 1000 fotografie, l’una diversa dall’altra. Eppure si tratta sempre dello stesso Dio! Figuriamoci se un uomo può, soprattutto all’alba della propria fede, avere la presunzione non solo di conoscere, ma addirittura di dimostrarne la Sua stessa esistenza. Dio è pura energia mentre l’uomo usa, per le proprie verifiche scientifiche, l’espressione più elementare e limitata dell’esistenza: la materia. Come può essere anche soltanto concepibile svuotare l’oceano con un secchiello? Bisognerebbe chiederlo a S. Agostino, che un giorno della sua vita si misurò proprio con una situazione analoga. La materia, per quanto sofisticata, è pur sempre finita, una forma organizzata di energia. Dio, invece, è realtà infinita. L’oceano ed il secchiello: ricordatevi di questo esempio!

Di più non si può dire, su un argomento così importante. Non credo molto ai trattati teologici, buoni soprattutto per giustificare, in ultima analisi, il potere temporale delle Chiese e dei loro ministri. Non è certo leggendo un libro che si può scoprire la propria fede. Cionondimeno qualche principio semplice e chiaro, come vi siete resi conto leggendo questo libro, l’ho voluto esprimere; ma nulla di più. La Fede, quella vera, un bel giorno si scopre nel proprio animo, e non ci abbandonerà più. Da quel giorno in poi la vita cambierà radicalmente. Se avrete la costanza di completare la lettura di questo libro, capirete quanto vera sia questa affermazione.

Concludendo questo capitolo mi viene in mente la mia personale esperienza di fede.  Ritornando con i ricordi agli anni della mia adolescenza e della mia infanzia, riscontro oggi come, già allora, nutrissi nei confronti dell’Essenza Suprema un rapporto intimo e completo. Ma lo spirito, allora, era molto debole, ed il più delle volte i miei egoismi personali prendevano il sopravvento. Solo dopo aver incontrato personalmente e direttamente la Verità ho completato sino in fondo la mia maturazione. La condizione adulta del rapporto con Dio, sino ad assimilarlo interamente nella propria vita, sino a fare del mio corpo e del mio quotidiano un fedele e leale testimone e portavoce della Sua volontà è, per me, materia di ben più recente acquisizione, oggetto di centinaia e centinaia di ore di chiacchierate illuminatrici ed informatrici con Essenze sagge e vicine a Dio. È quanti schiaffi Dio ha permesso alla vita di affibbiarmi, prima che la teoria si trasformasse in pratica quotidiana! Sarei felice se la Lettura di queste pagine potesse altrettanto, sull’animo di ciascuno di voi.